Apple Arcade Awards #4 | Rayman Mini

Copertina di Rayman Mini


Apple Arcade è il nuovo servizio gaming di Apple rilasciato il 19 Settembre su tutti i dispositivi iOS a soli 4,99 €.  La quantità di titoli per mobile completamente nuovi è così grande che può risultare difficile cosa scegliere e provare per primo, specie per chi non è molto pratico di videogiochi su cellulare.

Proprio per questo abbiamo avuto l’idea di iniziare questa nuova rubrica settimanale, in cui andremo ad analizzare un particolare titolo che ha suscitato il nostro interesse tra quelli proposti dall’Arcade.

Oggi vi proponiamo una vecchia gloria del platform, che negli anni è riuscito a innovarsi ed innovare l’intero genere attraverso 3 generazioni di console, oltre che a creare una moltitudine di fan: stiamo ovviamente parlando di Rayman, con la sua nuova versione per iPhone, Rayman Mini!

 

Un grande classico a portata di dito

 

Screenshot da Rayman Mini

 

Il successo degli ultimi episodi di Rayman, ovvero Origins e Legends, non poteva passare inosservato. E proprio per questo motivo, Ubisoft e Pastagames! hanno deciso di sfruttare la formula vincente dei più recenti capitoli 2D del franchise, che sorprendentemente si adatta alla perfezione alla piattaforma mobile.

In Rayman Mini dovremo, come da tradizione, muovere Rayman, la Barbara o Globox attraverso i livelli a piattaforme che avremo dinnanzi a noi. I nostri personaggi si muoveranno automaticamente una volta iniziato il livello, e noi dovremo semplicemente impartir loro i comandi adatti come saltare, colpire o planare quando l’occasione lo richiederà. 

 

Screenshot da Rayman Mini

Già con una prima impressione ci si rende conto di quanto il gameplay sia solido e spassoso, conservando tutto il divertimento e lo stile dei capitoli della serie senza però sminuire la portabilità e l’accessibilità offerte dalla piattaforma. Anche la varietà delle situazioni è molto alta, con burroni da superare attraverso correnti d’aria o funivie, lombrichi giganti da cavalcare e corse a perdifiato su pareti e soffitti.

Nonostante tutta questa varietà i livelli sono molto brevi, molto adatti ad una tipologia di gioco mordi&fuggi, ma nelle sezioni più avanzate sarà richiesta una buona dose di concentrazione e alcuni tentativi per superare le parti più complesse, specie se si desidera ottenere tutti i Lum di ciascun livello.

 

Problemi coi controlli? Non se sei una melanzana senza braccia e gambe

 

Infatti, collezionando tutti i Lum su ogni livello otterremo dei preziosi gettoni, con i quali avremo modo di acquistare numerosissimi effetti cosmetici ed abiti alternativi per i nostri beniamini. 

Per ottenere il punteggio perfetto su di un livello non avremo bisogno di guardare un cronometro, in quanto basterà collezionare ogni Lum. Ciò a volte significherà ripercorrere e riprovare un livello allo stremo, ma grazie ai rapidi tempi di respawn e ad una soundtrack adattiva che cambia a seconda dei nostri successi o insuccessi anche i più annoiati riusciranno a trovare un po’ di divertimento con Rayman Mini.

 

 

Ma la parte più emozionante del parlare di Rayman Mini è senz’ombra di dubbio il sistema di controlli e la sua reattività: mai una volta è capitato in sede di prova di voler lanciare il cellulare fuori dalla finestra a causa di imput non recepiti o collisioni involontarie con nemici ed ostacoli. Il sistema di controlli funziona anche per le dita più goffe ed i polpastrelli più insensibili, il ché aumenta drasticamente il valore del titolo. 

Come se non bastasse, Rayman Mini ha lo stesso identico motore grafico di Origins e Legends, con una fluidità a 60 frames stabile ed un tratto stilistico adorabile sia per i livelli, diversificati anche per aspetto oltre che per design, sia per i nemici ed i costumi dei protagonisti. In parole povere, se non avete qualcosa di spassoso sul vostro telefono, è ora di installare Rayman Mini

 

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Articolo a cura di Riccardo Liberati

Classe 1997, cresciuto immerso dai libri, cartoni e videogiochi, ho sempre desiderato e provato fin dalla tenera età a creare storie fantasiose che rendessero un po' più brillante la mia vita monotona.

Ho trascorso l'infanzia in solitaria, giocando a quanti più titoli possibili, spaziando dai vecchi J-RPG di Square Enix fino ai più violenti sparatutto su PC, non disdegnando nel frattempo RTS, platform e giochi di corse automobilistiche.

Alle superiori riesco finalmente ad aprirmi e a trovare dei compagni con i miei stessi gusti e sogni, e capisco che non amo tanto i videogiochi, quanto la cultura ed i messaggi dietro di essi, gli stessi che ho sempre trovato nei libri, film e qualsiasi altro tipo di medium artistico.

Inizio a lottare per questo concetto scrivendo all'impazzata ed accrescendo la mia cultura ancor di più, sia attraverso la scuola che attraverso gli incontri e le persone d'ogni giorno. Questo bel sogno finisce con l'arrivo all'università, periodo peggio di qualsiasi film horror che abbia mai visto e che mi costringe a mollare tutto e rifugiarmi nella mia Fortezza della Solitudine per tre anni, perdendo interesse e linfa vitale per qualsiasi cosa.

Nel frattempo ho lavorato in numerosi settori, dall'aiuto vendita al libraio al tutor privato, e nel 2018 inizio a scrivere per Player.it, il mio primo incarico ufficiale come giornalista videoludico e che mi ha formato moltissimo sia nell'ambito dei videogiochi che in quello della scrittura basilare.

Oggi ho ripreso a studiare grazie alla scelta repentina ed irrazionale di iscrivermi alla Scuola Holden di Torino, luogo da cui vi scrivo, abbandonando casa per la prima volta ed il luogo natale di ogni mio piccolo successo e grande fallimento. La mia speranza? Quella di poter riuscire a trovare una strada ben delineata, facendo quello che mi piace fare senza dovermi sottomettere a nessuno

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