In generale, non possiamo che ritenerci soddisfatti per questo 2017 videoludico, che ci ha dato l’occasione di vivere fantastiche emozioni davanti al nostro televisore, al monitor del nostro PC o allo schermo del nostro smartphone. Tuttavia, tra le gioie che abbiamo vissuto, e che ritrovate nel nostro speciale con i migliori giochi dell’anno, ci sarà capitato di mettere le mani su qualche titolo carente, o peggio ancora, disastroso. Volete sapere di quali giochi stiamo parlando? Proseguite la lettura delle nostra classifica sui giochi peggiori del 2017.

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7. For Honor

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Insomma, non volevamo essere troppo cattivi con For Honor. Gli abbiamo concesso di scivolare in ultima posizione nella classifica: un po’ perché, diciamocela tutta, ci siamo fatti ingannare dalle premesse che Ubisoft ci ha offerto dal momento dell’annuncio. Cavalieri, Samurai e Vichinghi che se le danno di santa ragione in un action-arena incentrato sul multigiocatore e dai contenuti molto competitivi? Sembra fighissimo! Peccato però per la scelta del publisher di non supportare il lancio del gioco con dei server dedicati, relegando la gestione delle partite al peer-to-peer e quindi alle console dei singoli giocatori, con conseguenti problemi di lag e difficoltà di partecipazione ai match. Alla fine molti giocatori, anche se esponenzialmente molti meno rispetto a quanti pronosticati da Ubisoft, lo trovano “giocabile”, che è un modo carino per dire che a giocarci effetivamente e divertirsi sono solo gli ingegneri della NASA con la loro connessione veloce come la luce. Oh, quasi diventicavamo: le skin aggiuntive per i nostri combattenti sono tutte davvero molto fighe, ma per ottenerle dovremo accumulare moneta in-game per i prossimi dieci anni o sborsare letteralmente metà del prezzo del gioco in microtransazioni.

 

6. Double Dragon IV

Questo 2017 ci ha regalato anche un nuovo capitolo della serie Double Dragon: a distanza di decenni dalla pubblicazione dell’ultimo capitolo numerato, Arc System Works punta tutto sul fattore nostalgia e rilascia Double Dragon IV su Xbox One, Playstation 4 e Nintendo Switch. Era davvero difficile sbagliare qualcosa in un side-scroller beat ‘em up dal gameplay noto e ben definito, ma gli sviluppatori ce l’hanno evidentemente messa tutta per comparire nella nostra classifica. E ci sono riusciti! Cosa non ci è piaciuto delle novità introdotte in questo titolo? Nulla! Perché di novità, semplicemente, non c’è traccia. Double Dragon IV è il seguito di Double Dragon II (?) ed è basato sul (già pessimo all’epoca) porting NES della saga. Da quest’ultimo eredita (o forse dovremmo dire “copia”) i controlli e le meccaniche di gioco (se non addirittura il codice stesso), che richiedono di molestare i pulsanti dei nostri controller nel tentativo di ripetere le stesse identiche combo fino alla nausea, nelle solite, noiose arene. Una formula stantia già a metà degli anni ’90, a cui si aggiungono difetti tecnici evidenti come uno screen tearing perenne, sono la prova del fatto che certe volte una celebre saga del passato sta bene lì dove sta: nel passato.

5. 1-2-Switch

Erano belli i tempi in cui Nintendo se ne usciva con delle console basate interamente su un concetto di meccaniche di gioco completamente diverso. Ci riferiamo ovviamente a quando Wii presentava (anche se non per la prima volta nella storia, ma senza dubbio per la prima volta in maniera esaustiva) un controller a sensori di movimento alla platea di videogiocatori di tutto il mondo. La console faceva di questa caratteristica il fulcro delle principali sue killer application, che inaspettatamente erano diventate per la maggior parte titoli casual o party-game. Wii Sports, raccolta di minigiochi sportivi offerta gratuitamente all’acquisto della console, non solo era il perfetto metodo per introdurre i giocatori al WiiMote ed a Nunchuck, ma era la scelta migliore quando si voleva passare una serata alternativa con i propri amici, anche quelli meno avvezzi al videogioco. Con Wii U prima, e con Switch poi, Nintendo abbandona il focus quasi esclusivo sul motion-controller e abbraccia un mercato più vasto, aprendosi ad un numero maggiore di publisher third-party e giochi meno casual. Nonostante ciò, al lancio della sua ultima console, pubblica 1-2-Switch: anch’essa una raccolta di minigiochi, dal concept però molto più limitato, che fungono da showcase ai controller di movimento Joy-Con piuttosto che fornire un’esperienza ben definita. I giochini proposti però risultano tutt’altro che divertenti, talvolta imbarazzanti (basti pensare a quelli che richiedono di fingere di mungere una mucca o di agitare una bottiglia di spumante) se non addirittura nauseanti dopo pochi secondi.

4. Road Rage

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Era il 1991 quando Road Rush esordiva su Sega Genesis. Personalmente ho avuto l’occasione di giocarci soltanto parecchi anni dopo, su PlayStation One. Si trattava di un titolo piuttosto basilare, che sfoggiava perfino un accenno di storyline corredata da filmati, nel quale il giocatore gareggiava a bordo di una moto contro altri motociclisti in scontri all’ultimo sangue. Equipaggiati di spranghe, tubi di ferro o nunchaku, lo scopo era arrivare primi al termine della gara, liberandosi degli avversari con ogni mezzo a disposizione. Road Rage, nel 2017, si ispira a quelle meccaniche e le immerge in un mondo open-world che giustifica una rivoluzione a bordo di moto fiammanti. Sebbene questo sia sufficiente a descrivere il livello qualitativo offerto dal titolo, aggiungiamo alla ricetta controlli dalla precisione nulla, missioni ripetitive e un’intelligenza artificiale talmente scadente che definirla tale è un’offesa al mondo dei videogame, e giustifichiamo così la sua presenza nella nostra classifica.

 

3. Life of Black Tiger

Ok, il negozio di Steam è pieno zeppo di porting di titoli mobile. La relativa semplicità di autopubblicarsi concessa in passato da Valve ha permesso agli sviluppatori d’ogni tipo e talento di lanciare sullo store ogni sorta di prodotto, compresi quelli di dubbia qualità (qualcuno ha detto Rock Simulator?). Più difficile è invece vedere giochi del genere sugli store delle principali console, i cui rispettivi gestori sottopongono il catalogo offerto e ogni richiesta di pubblicazione a numerose e talvolta troppo severe restrizioni. Ed infatti non riusciamo a spiegarci perché Sony abbia deciso di pubblicare sul suo PlayStation Store un gioco del genere. Forse Hirai è stato minacciato? O forse il PSN è stato nuovamente hackerato? Non lo sapremo mai, eppure Life of Black Tiger è acquistabile in digitale su PlayStation 4. Ora, non vi stiamo dicendo questo affinché voi corriate a comprarlo, e se si trova in questa magnifica lista un motivo ci sarà, no? La ragione è che si tratta di uno scadente porting mobile, rotto, incompleto e approssimato, nel quale, al comando di una tigre nera (ma no?!), dovremo cacciare altri animali e sterminare esseri umani in una quarantina di missioni. Voglio dire, completarne una è già uno sforzo immane, perché proseguire nel gioco? Probabilmente le animazioni erano orribili già all’esordio su smartphone, con una gestione delle collisioni praticamente inesistente e una fisica ragdoll che farebbero impallidire perfino Samantha Cristoforetti dopo la sua esperienza sulla ISS. E vi garantiamo che su PlayStation 4 tutto ciò non è migliorato affatto. Vedere per credere.

2. Troll and I

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Troll and I, manco a farlo apposta, è un’avventura nella quale impersoniamo un ragazzino e il suo amico Troll. Questo a dimostrazione del fatto che non vi è nemmeno la necessità di inserire il disco nella console per iniziare a riscontrare dei difetti in questo gioco. I primi secondi dell’avventura, dopo l’introduzione video, servono a capire quanto il titolo sia stato sviluppato male: nel 90% dei casi – secondo una statistica redatta dagli scienziati di Player.it – avremo la possibilità di incappare almeno in un bug durante il “tutorial” (se così si può definire una sequenza in cui ci viene chiesto di cacciare un cinghiale senza effettivamente illustrare comandi e meccaniche basilari, come un’indicazione su come procurarci un’arma). Il miglior modo per dare modo di capire quanto sia stupido questo gioco è descrivere la scena successiva: il ragazzino protagonista, Otto, torna nel villaggio dopo la fruttuosa caccia e scopre che lo stesso è per qualche motivo andato a fuoco. In una (non davvero) toccante scena, degli alberi in fiamme cadono e si frappongono tra Otto e sua madre, che lo implora di fuggire e mettersi in salvo. Riottenendo il controllo sul personaggio, dovremmo allontanarci dal villaggio e paradossalmente dovremo evitare altri tronchi saltandovi o scivolandovi sotto con dei QTE impostati sulla pressione di un solo ed unico pulsante. Aggiungete a tutto ciò un comparto tecnico degno di un buon titolo dell’era PlayStation 2 et voilà, abbiamo buttato i nostri soldi nella pattumiera.

 

1. Vroom in the Night Sky

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A dirla tutta, non eravamo sicuri di voler mettere Vroom in the Night Sky in classifica. Non perché tutto sommato su qualche pianeta ed in qualche era possa risultare godibile, ma perché non siamo nemmeno sicuri possa essere propriamente definito “videogioco”. Di sicuro è un ammasso di modelli che si muovono a schermo in risposta all’input che diamo al controller, ma di divertimento sicuramente non v’è traccia. Prendiamo il controllo di una strega che, a differenza di qualunque strega presente in qualunque immaginario collettivo di qualunque universo esistente, non utilizza una scopa come mezzo di locomozione ma bensì dei motorini volanti. Nel “Magical Bike Action Game”, genere appositamente inventato dagli sviluppatori (sicuramente per tentare di giustificare tale scempio), dovremo volare nei cieli di una città nel tentativo di attraversare degli “indicatori” sparsi tra le costruzioni cittadine. Non siamo davvero sicuri dello scopo del gioco, ma apparentemente giocare e rigiocare i pochissimi livelli disponibili ci farà accumulare “polvere di stelle magica”, con la quale acquistare veicoli più veloci.

Per qualche motivo POISOFT ha ben pensato di associare l’HD Rumble dei Joy-Con (il gioco in questione è esclusiva Switch) alle vibrazioni del nostro mezzo, col risultato che il controller vibrerà nelle nostre mani praticamente per l’intera durata del titolo: probabilmente se pensate di utilizzare il controller “in maniera alternativa” questo potrebbe risultare utile, ma vi assicuriamo che al termine della partita (che di sicuro non durerà molto) tutto quello che questo gioco ci avrà dato saranno delle mani formicolanti. La colonna sonora, infine, è peggiore delle suonerie che creavo da bambino pigiando a caso i tasti nel Ringtone Composer del 3310 di mia sorella, e siamo piuttosto certi che i dialoghi a schermo siano frutto di una traduzione online. Gli sviluppatori si saranno detti: “Proof-reading? Pfff, chissene!