Microtransazioni è la parola chiave oggi quando si parla di Electronic Arts, uno dei publisher principali del panorama videoludico (secondo questa ricerca di Newzoo, il profitto di EA relativo al gaming risulta inferiore soltanto a colossi come TencentSonyAppleActivision Blizzard Microsoft). Non si può dire infatti che goda di una buona fama da parte dei videogiocatori.

EA è stata votata come peggior compagnia americana dell’anno ben due volte negli ultimi 5 anni, rendendola l’unica azienda di gaming capace di accaparrarsi questo “prestigioso” titolo. Come può EA godere di una reputazione così bassa da riuscire a superare addirittura Monsanto Bank of America ed essere ripudiata dai fan?

EA against the World: il cimitero degli sviluppatori

L’ultimo flop relativo a Star Wars Battlefront 2 e l’onerosità e l’ingiustizia delle sue microtransazione e loot system non è altro che l’ultimo tassello di una serie di scelte discutibili che l’azienda americana ha inanellato negli ultimi anni.

Una pratica molto comune dell’azienda americana nel corso degli anni è stata includere al proprio interno studi esterni di sviluppo, per poi inevitabilmente chiuderli qualora si fossero dimostrati non abbastanza profittevoli. Nel cimitero di EA, infatti, sono presenti innumerevoli sviluppatori provenienti dai generi più disparati, e le chiusure si protraggono dai primi anni del 2000 fino ad oggi.

I primi ad aver conosciuto la ghigliottina di EA sono stati i Bullfrog Productions, capitanati nel 1995 da Peter Molyneux, che lascerà lo studio un paio di anni dopo l’acquisizione. Bullfrog Productions, noti per aver sviluppato Populous, la serie di Theme ParkDungeon Keeper, è stato chiuso nel 2001.

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Un’altra casa che ha ricevuto lo stesso trattamento è stata Origin Systems, la casa produttrice che ha dato alla luce la serie di Ultima. Acquisiti nel lontano 1992, Origin Systems fu chiusa nel 2004 dopo il rilascio di Ultima IX e la successiva cancellazione dei fondi destinati alla serie. In quegli anni, Origin System ha potuto rilasciare 4 giochi di Ultima (tra cui il celebre Ultima Online) e svariati giochi di altre serie.

Questi sono solo alcuni tra gli studio ad aver ricevuto il trattamento EA. Purtroppo la lista è ben più lunga: Westwood Studios, creatori di Command & Conquer, acquisiti nel 1998 e chiusi nel 2003; Mythic Entertainment, sviluppatori di Dark Age of Camelot Warhammer OnlineAge of Reckoning, acquisiti nel 2006 e chiusi nel 2014; Maxis, creatori di The Sims, acquisiti nel 1997 e chiusi nel 2004; Pandemic Studios, creatori della serie di Star Wars Battlefront, acquisiti nel 2008 e chiusi l’anno successivo; Dreamworks Interactive, creatori di Medal Of Honor, reintegrati in DICE Los Angeles nel 2013.

L’ultimo tassello di questo genocidio è rappresentato dalla chiusura avvenuta quest’anno di Visceral Games, sviluppatori dell’innovativa serie di action-horror Dead Space che ha influenzato la scorsa generazione di console. Apparentemente al momento della chiusura lo studio era al lavoro su un nuovo titolo della serie Star Wars, rendendone quindi al momento attuale incerto il futuro.

Mass Effect: una fine tormentata

Una menzione d’onore all’interno degli studi a cui EA ha tagliato le gambe va sicuramente data a Bioware, sviluppatori delle serie Dragon AgeNeverwinter e, soprattutto, Mass Effect. Acquisiti nel 2008 da EA, nonostante abbiano continuato a creare giochi di pregevole fattura come Mass Effect 2Dragon Age Inquisition, hanno vissuto degli anni estremamente tormentati. I co-founder Bioware Ray Muzyka e Greg Zeschuk che erano le guide spirituali per questo tipo di videogiochi hanno lasciato la compagnia nel 2012. Drew Karpyshyn, sceneggiatore di Star Wars: Knights of the Old Republic, ha lasciato la compagnia nello stesso anno per poi farvi ritorno un paio di anni dopo. Casey Hudson, creatore della serie di Mass Effect, ha abbandonato l’azienda nel 2014 per poi farvi ritorno nel 2017. David Gaider, scrittore principale di Dragon Age, non è più con Bioware dal 2016 e, infine, Mike Laidlaw, il story develoepr principale di DA ha lasciato nel 2017.

Mass Effect, il fiore all’occhiello di Bioware, è stato per ben due volte protagonista di accese polemiche e aspre critiche da parte dei fan. Impossibile dimenticare infatti l’enorme scandalo scaturito dal finale di Mass Effect 3. Dove i primi due capitoli erano influenzati l’un l’altro dalle scelte effettuate in game, il finale di Mass Effect 3, a detta dei fan, ignorava completamente qualunque tipo di decisione presa all’interno del percorso dal giocatore, lasciando solo l’amaro in bocca. Nonostante un DLC successivo abbia in parte appianato l’outrage, ciò non ha certamente giovato alla reputazione dell’azienda americana, trovatasi a dover fronteggiare fronde di online warriors sul piede di guerra, pronti a boicottare ogni successivo gioco.

La spirale verso la distruzione per EA e Bioware, purtroppo, non si interrompe qui. Il successivo episodio della serie, Mass Effect Andromeda, rilasciato all’inizio di quest’anno, anziché riaccaparrarsi il benestare dei propri fan è riuscito a sortire l’effetto contrario.

Uscito ad oltre 5 anni da Mass Effect 3 e con un budget di oltre 40 milioni di dollari, si è rivelato un disastro senza precedenti dal punto di vista tecnico, con animazioni facciali di dubbia qualità, cali di frame, salvataggi non sufficienti, problemi alla UI, IA non all’altezza, audio interrotto senza motivo e moltissimi altri problemi. Nonostante i tentativi di Bioware e EA di mettere una pezza, non c’è stato assolutamente verso di convincere i fan, con il conseguente exploit di video e contenuti volti a prendersi gioco della creazione.

Il regno delle microtransazioni

La storia non finisce qui. Ricordate il sopracitato Dungeon Keeper, dell’ormai defunta Bullfrog Productions? Ebbene, la serie ha fatto ritorno nel 2014, questa volta in formato mobile. Abbracciando in maniera totale la filosofia freemiumDungeon Keeper Mobile si è rivelato un abisso senza fondo di microtransazioni che non permettevano ai giocatori di esperienziarlo per tempo continuato, esattamente come nei peggiori giochi della King.

Se questo episodio, seppur grave avendo trasformato una serie di culto amatissima dai fan in un money grabber per cellulare, è quasi accettabile in quanto non fa altro che abbracciare i modello dominante di business per giochi mobile, meno condivisibile è l’applicazione del modello di microtransazioni a giochi per console. E’ questo il caso di Plant vs Zombie: Garden Warfare che ha visto essere trasformato da giochino passatempo ove tutto poteva essere sbloccato semplicemente giocando a dover pagare per poter provare nuove piante o zombie.

ea pay to win

L’ultimo capitolo di questa saga, e sicuramente il più pesante per la reputazione di EA è stato il caso di Star Wars Battlefront 2. Tutto è cominciato con la lamentela di un user di Reddit, che manifestava il suo disappunto per il fatto che Darth Vader, uno dei personaggi cardine della serie fantasy fantascientifica, non fosse immediatamente disponibile ma fosse necessario sborsare ben ottanta dollari per sbloccarlo.

In buona fede o meno un impiegato della EA ha deciso di rispondere al commento: “Il nostro obiettivo è di fornire ai giocatori un senso di orgoglio e di soddisfazione personale per sbloccare diversi eroi.

Per quanto riguarda il costo, abbiamo selezionato il valori iniziali basandoci sui dati provenienti dalla Open Beta e altri aggiustamenti fatti alle milestone rewards prima del lancio. Tra le altre cose, abbiamo analizzato la media di crediti guadagnati per giocatore al giorno, e faremo aggiustamenti costanti per fare sì che le sfide che si presentano innanzi i giocatori siano stimolanti, gratificanti e, soprattutto, completabili semplicemente giocando.

Apprezziamo il feedback sincero, e la passione che la comunità ha riversato nei topic qui su Reddit, nei nostri forum e su tutti gli altri social media.

Il nostro team continuerà a fare cambiamenti e monitorare il feedback della community e aggiornare sulla situazione tutti più velocemente e più frequentemente possibile“.

 

EA microtransazioni star wars
Il commento originale in inglese

Nessuno poteva aspettarsi che un commento simile, sia esso in buona o in cattiva fede, aprisse le porte dell’Inferno, diventando con più di 500 mila downvotes il post più “odiato” dagli utenti di Reddit.

Già svariati siti avevano manifestato il proprio disappunto per il sistema di unlocking presente in Star Wars Battlefront 2, dimostrando come il sistema di loot crates e carte collezionabili non fosse per niente gratificante e sembrasse niente più che un sistema per spolpare i videogiocatori.

La risposta di EA: controllo dei danni o sincere scuse?

EA ha subito cercato di correre ai ripari, annunciando una temporanea fine delle microtransazioni all’interno di Star Wars Battlefield 2. In una nota, infatti, Oskar Gabrielson, GM di DICA ha affermato che “Più si avvicinava il lancio globale, è diventato chiaro che molti di voi ritenevano che ci fossero ancora problemi nel design. Abbiamo ascoltato le preoccupazioni sulla possibilità che alcuni giocatori ricevessero vantaggi non giustificati e abbiamo capito che questo sta oscurando un gioco che, al di là di questa cosa, è un ottimo gioco. 

Questa non è mai stata la nostra intenzione. Scusate se non abbiamo fatto la cosa giusta”.

ea star wars microtransazioni battlefront 2
Il messaggio originale di EA in puro stile Star Wars

 

Seguito dall’annuncio che le microtransazioni saranno momentaneamente disabilitate. Già molte testate hanno cantato vittoria, annunciando come i videogiocatori abbiano sconfitto un colosso semplicemente mostrando in massa il proprio disappunto, con un empowerment che non si vedeva da molto tempo nel settore.

Ma è davvero così? Più di una fonte pare sospettare che questa sia solo una mossa per momentaneamente placare i fan, per poi reinserire le microtransazioni in un momento successivo, magari in sordina.

Vedremo come si evolverà la situazione, di certo questo episodio giustifica ancora una volta l’odio dei consumatori nei confronti di EA, aprendo forse la strada per la conquista per l’ennesimo anno dell’ambito titolo di peggior compagnia americana.

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