We Are OFK | Recensione (Nintendo Switch): uno su mille ce la fa, ma il bello è creare insieme

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Le speranze di quattro giovani in cerca della propria strada, amori e disaccordi, la ricerca della propria identità e di un lavoro che soddisfi più del portafoglio: We Are OFK è un’avventura grafica che racconta tutto questo sul filo conduttore della passione comune per la musica.

Un videogioco cinematografico con poco gameplay, ma con una bella storia da raccontare e una band da promuovere: gli OFK infatti sono a tutti gli effetti un gruppo virtuale che potete ascoltare su tutte le piattaforme musicali. Se la musica degli OFK fa proprio per voi, potreste desiderare lo speciale vinile ufficiale in vendita su iam8bit.

Come in una serie tv, potrete giocare subito dal 18 agosto i primi due episodi su PC, Nintendo Switch e PS4/5, mentre gli altri tre verranno rilasciati a distanza di una settimana ciascuno (il terzo episodio il 25 agosto, il quarto il primo settembre e il quinto l’otto settembre).Grazie al Team OFK che ha sviluppato e pubblicato indipendentemente il titolo, abbiamo avuto accesso a tutti gli episodi e possiamo parlarvene senza alcuno spoiler per permettervi di valutare al meglio l’acquisto.

Rane, dating app e ologrammi

I tre concetti di questo sottotitolo possono sembra molto lontani dalla musica che è il filo conduttore del gioco, ma in realtà sono proprio questi elementi che fanno da contorno alle vicende a dare carattere a trame e personaggi.

Gli OFK sono un gruppo eterogeneo composto da quattro giovani con un unico obiettivo: rilasciare un proprio extended play e far sentire la propria voce e passione per la musica. Tuttavia, la vita nella frenetica Los Angeles e le difficoltà personali di ognuno renderanno dura scalata al successo.

Itsumi Saito è una talentuosa pianista, ma sente il peso delle aspettative altrui e non comprende chiaramente cosa vuole, sia per la sua carriera che per le relazioni interpersonali; Jey Zhang è una producer musicale dal forte carattere che risente però delle discriminazioni nei confronti delle donne nell’industria musicale e si ritroverà in un mondo che non sente del tutto suo; Carter Flores ha un carattere schivo e si occupa degli effetti speciali per le esibizioni del gruppo oltre che di quelli vocali grazie al suo Debug, un gattino ologramma da ləi programmato; infine abbiamo Luca La Fae, cantautore e procrastinatore incallito, un’anima queer in costante ricerca dell’amore.

I membri della band hanno tutti un proprio profilo Instagram (ofkitsumi, ofkjey, ofkcarter e ofkluca) oltre a un account per il gruppo.

Di tutti i personaggi ci viene mostrato il rapporto coi genitori che aggiunge un livello di realismo e caratterizzazione superiore ai protagonisti, già ben scritti e rappresentati nell’opera. La trama non segue banalmente soltanto la produzione del primo mini album della band con tutte le sue difficoltà, ma soprattutto la costruzione di legami d’amicizia e amore tra i protagonisti, sommersi da quelle emozioni di incertezza e sfrontatezza tipiche dell’età dei grandi cambiamenti. Per cosa sta OFK? A voi scoprirlo.

Il sound indie-pop è un mix tra i Gorillaz e Lana Del Rey, questo è ciò a cui miravano i 4 protagonisti durante la produzione dei loro brani, ed effettivamente è possibile ritrovare alcuni elementi di entrambi nei 5 brani dalle sonorità elettroniche del gruppo.

Ci avevano subito colpiti ai The Game Awards 2020 dove li abbiamo visti esibirsi sulle note del primo singolo, Follow/Unfollow, che gode al momento di oltre 15mila ascoltatori mensili su Spotify – che immaginiamo saliranno con il rilascio degli altri 4 brani, tutti molto validi.

Black Trans Lives Matter” spicca sulla maglia del frontman, a richiamare ancor più forte l’impegno nel supporto delle minoranze. D’altronde i protagonisti, oltre ad appartenere a diverse etnie, appartengono alla community LGBT+ e devono anche affrontate le complicazioni che questo comporta nei rapporti coi propri genitori e con il mondo. Tutti i temi vengono però trattati con splendida naturalezza, senza dare l’impressione di essere buttati lì per questioni di mera rappresentanza o per guadagnarsi il favore di una fetta di pubblico in più.

Una miniserie interattiva

Valutare avventure grafiche come questa è sempre complicato, perché occorre uscire dal concetto generale di videogioco per guardare a un progetto più ampio: We Are OFK è una miniserie interattiva che racconta la storia di un gruppo virtuale realmente esistente e che ambisce a conquistare le classifiche musicali, è un’ingegnosa trovata di marketing, ma anche la realizzazione di un sogno.

La passione del Team OFK rifulge in quest’opera, sia nel voler costruire personaggi memorabili e inside jokes per la community, sia nella cura con cui sono stati realizzati i video musicali di fine capitolo.

Il fulcro del progetto infatti è anche la promozione della musica degli OFK e quale miglior modo se non un videogioco che dia una backstory ai personaggi altrimenti (quasi) fittizi e dei video musicali interattivi che seguono il corso della trama?

Il gioco si divide in 5 parti da circa un’ora ciascuno nei quali scopriremo le origini della band come in un biopic, con tanto di sigla iniziale e titoli di coda per ogni episodio. Il gameplay è minimo, si tratterà principalmente di seguire la storia e selezionare ogni tanto tra alcune opzioni di dialogo che non porteranno però mai sostanziali differenze alla trama. Alcune trovate più interattive, per quanto irrilevanti all’interno della trama, si sono rivelate divertenti e soprattutto hanno sospeso la narrazione rendendola più leggera e gradevole.

I video musicali a conclusione di ogni capitolo appartengono ai 5 brani del mini album di debutto che sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming musicale dal 18 agosto. Ogni canzone rappresenta la perfetta conclusione del capitolo appena giocato, ricalcandone il tema e l’atmosfera, inoltre, tutti i personaggi hanno modo di risplendere in questa sezione di gameplay.

L’interattività non è certo il punto di forza del gioco dato che anche nei video musicali non è presente alcuna sfida, nessun obiettivo o punteggio da raggiungere, ma semplicemente la possibilità di muoversi, apportare alcune variazioni o aggiungere effetti speciali. Il risultato finale è d’impatto e contribuisce ad aumentare il gradimento dell’opera, ma forse sarebbe stato il posto giusto per integrare un po’ più di gameplay in pieno stile rhythm game o aggiungere un briciolo di sfida.

Un altro piccolo problema per il pubblico non anglofono è proprio l’assenza di localizzazione italiana, dunque se l’inglese non è il vostro forte l’esperienza di gioco potrebbe risentirne. Questo soprattutto nei messaggini che i personaggi si scambiano molto frequentemente: il linguaggio è infatti estremamente colloquiale e vengono utilizzate varie abbreviazioni che potrebbero crear problemi ai meno avvezzi alla lingua.

Da notare poi che, nonostante ci sia nel menu di pausa una barra di riproduzione del filmato, non è possibile andare avanti o indietro nella visione di un capitolo per recuperare scene specifiche o cambiare una scelta appena fatta (però è possibile uscire dal gioco quando si preferisce dati i frequenti salvataggi automatici). In ogni caso, è poco rilevante modificare le proprie scelte dato che non hanno particolare influenza sulla trama.

Il bello (e il brutto) di essere “indie”

La scelta di limitare al minimo indispensabile il gameplay è comprensibile dato il fine del gioco che è proprio quello di dare visibilità alla band e di “creare qualcosa”. È stato lo stesso direttore artistico del progetto Teddy Dief – nonché voce e ispirazione del frontman Luca Le Fae – a descrivere We Are OFK come un “esperimento a misura di indie”, un videogioco che vuole mettere in risalto le difficoltà del processo creativo.

Teddy Dief va spesso in live su Twitch nei panni di Luca La Fae

Che si tratti di un’illustrazione, di un film, videogioco o brano musicale, qualunque opera d’arte ha alle spalle ore di lavoro, numerose incertezze, magari il supporto di un amico o semplicemente un’incontro inaspettato. E questo We Are OFK riesce a raccontarlo in modo giovane e spensierato, ma anche emozionante e profondo quando serve.

ofk supporto games hotline
Fa un’apparizione anche la Games and Online Harassment Hotline, il servizio di chat online gratuito e anonimo dove i gamer e content creator degli USA possono chiedere aiuto in caso di abusi, bullismo, depressione o altri problemi personali.

Creare qualcosa di originale è una sfida a più menti e anche questo aspetto collaborativo emerge dal gioco: gli OFK non esisterebbero senza almeno uno dei suoi componenti e nessun singolo potrebbe da solo riuscire nell’impresa, in un’ode al lavoro di squadra che ha portato alla stessa realizzazione di questo videogioco.

Il Team OFK è indipendente così come il gruppo di cui narra la storia e ciò comporta di sicuro dei rischi maggiori e magari l’assenza di spinte esterne che aiuterebbero ad attirare l’attenzione di un pubblico più vasto, d’altro canto però indie è sinonimo di libertà e lo si nota nella naturalezza con cui il gioco affronta temi sensibili quali – tra gli altri – la sessualità e l’identità di genere.

Conslusioni

We Are OFK è distante dall’idea generale di videogioco, somigliando maggiormente a una serie tv biografica data la scarsa influenza delle scelte del giocatore nella trama. Tuttavia, se lo si prende per ciò che è, dunque per un’avventura grafica che vuole far conoscere i membri della band e le difficoltà dei quattro giovani in cerca del proprio spazio nell’industria musicale di Los Angeles, si riesce ad apprezzare al meglio il suo storytelling vivace e appassionato. Il gioco riesce a promuovere egregiamente il duro lavoro del team alle spalle di questo originale gruppo virtuale indie pop.

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