Spidersaurs – 8 occhi, come i ragni | Recensione (NSW)

Spidersaurs

Quando sentite parlare di “Run and Gun” le soluzioni sono due: o state ascoltando una conversazione tra due appassionati di basket oppure siete entrati in quel fantastico mondo di videogiochi degli anni ’90 che facevano parte di questo genere, o meglio, sottogenere. Per essere precisi, infatti, il “run and gun” è un sottoinsieme dei videogiochi shoot’em up che però ha fatto scuola nel corso degli anni: basta citare Metal Slug per mettere tutti d’accordo.

Attualmente questo genere non è tra i più utilizzati, dato che si preferiscono gli sparatutto in prima persona, ma il successo di Cuphead ci fa capire che magari qualche speranza c’è per i run and gun, anche se il titolo di Studio Moldenhauer è soprattutto apprezzato per il lato artistico piuttosto che per il gameplay.

WayForward ci ha provato a seguire le orme di Metal Slug con il suo Spidersaurs, un titolo che è molto figlio di quei tempi, ma che allo stesso tempo può dire la sua oggigiorno: ecco la nostra recensione del titolo provato su Nintendo Switch.

L’origine dei ragnosauri

Spidersaurs non vuole prendersi troppo sul serio e dunque dal punto di vista della trama c’è poca profondità, ma sicuramente non è stata pensata come uno dei piatti forti del gioco.

La breve introduzione, animata e doppiata, funge da pretesto narrativo per capire il perché ci troviamo a sparare a mostri ibridi a metà tra dinosauri e ragni: la società InGest Corp (il nome è tutto un programma) ha tentato di creare questi mutanti terrificanti, gli spidersaurs, al fine di… mangiarli! La carne di “ragnosauro” non deve essere molto invitante, ma è ciò che l’azienda ha ideato per sopperire alla mancanza di cibo nel mondo.

Fin qui tutto bene, indigestioni a parte, ma improvvisamente queste spaventose creature riescono a fuggire dal laboratorio seminando il panico: ed è qui che entra il gioco il protagonista, o meglio, i protagonisti; infatti il gioco permette al giocatore di scegliere con quale dei due personaggi iniziare l’avventura. La scelta è tra Victoria, una rocker ribelle, e Adrian, un ufficiale di polizia in addestramento; nonostante la scelta iniziale, durante l’avventura c’è comunque la possibilità di cambiare personaggio prima di selezionare la missione.

Adrian e Victoria, i due personaggi giocabili

C’è un motivo per il quale il protagonista non è uno solo: è possibile anche affrontare l’avventura in due giocatori, una feature che non ho avuto modo di provare, ma che permette di superare la moltitudine di nemici con più tranquillità raddoppiando la potenza di fuoco e coprendo più spazio con i proiettili.

Poco da dire anche sulla caratterizzazione dei personaggi: oltre ai due protagonisti, di cui sappiamo un pochino di più grazie alle brevi descrizioni forniteci al momento della selezione del personaggio, le altre figure che appaiono nelle scenette poste tra una missione e l’altra non hanno nessuna storia alle spalle e sono state inserite solamente per dare un minimo di contesto narrativo al gioco.

Il barbecue è pronto

Dopo l’introduzione si comincia a menar le mani, o meglio, a menar le armi: per chi ha giocato ad altri titoli dello stesso genere, come Cuphead o il già citato Metal Slug, non avrà particolari difficoltà a capire come funziona il gioco che di base ha un gameplay piuttosto semplice: si corre da sinistra verso destra e nel frattempo si spara in tutte le direzioni cercando di liberare il passaggio dai nemici (in questo caso proprio gli spidersaurs) che sbucano da ogni angolo.
Niente paura! Per i novizi del genere è presente comunque una sorta di missione tutorial chiamata “Prologo” nella quale vengono spiegati i comandi e il modo di giocare.

Il gameplay di Spidersaurs, come detto, è piuttosto semplice e utilizza inizialmente solo 3 comandi (il movimento, il salto e le armi), ma non per questo noioso e ripetitivo: le differenti ambientazioni e un level design abbastanza ispirato rendono comunque il gioco godibile per tutta la durata dell’avventura.
Durata che, purtroppo, non è sicuramente il punto forte del gioco: le missioni, seppur diverse fra loro, sono piuttosto brevi e le ore di gioco aumentano principalmente perché spesso vi ritroverete a ripetere un livello da capo dopo un game over, piuttosto che per l’effettiva longevità del titolo. Se siete dei giocatori abbastanza “skillati” potete finire il gioco anche in meno di 2 ore.

Setting di tutto il gioco: run and gun in 2D/3D

Parlando della difficoltà invece bisogna dire che è abbastanza equilibrata: il gioco comunque permette di sceglierla dal menù iniziale (non sarà possibile modificarla successivamente) e i livelli di difficoltà, come accade spesso, sono 3 e sono, in ordine dalla più facile a quella più difficile: Ben cotta, Cottura Media e Al Sangue, un simpatico gioco di parole con i modi di cuocere la carne.
Il gioco, di base, non è semplicissimo e, soprattutto nelle fasi avanzate, bisogna avere 8 occhi (come i ragni) per accorgersi di tutti gli elementi sullo schermo ed evitare i colpi che arrivano da ogni angolo. Scegliere la difficoltà più bassa vi concede più vite (5 al posto delle 3 della difficoltà media), ma se non avete i riflessi ben allenati un game over, o anche di più, non ve lo toglie nessuno.

Da questo punto di vista il gameplay è molto frenetico e stimola i riflessi del giocatore che non può distrarsi un attimo, ma a dirla tutta non spicca per la sua originalità: la modalità di gioco sa molto di già visto con l’intera avventura che si basa solamente sul correre dall’inizio alla fine cercando di evitare gli attacchi dei nemici e sparando all’impazzata sui bersagli mostruosi che capitano a tiro per non rimanerci secchi.

Se sarete bravi e magari anche fortunati potete arrivare alla fine dello stage dove vi aspetta la lotta contro un potente boss: una volta sconfitto si passa allo stage successivo con le stesse e identiche modalità di gioco, con qualche leggera differenza di level design. Battendo i boss, inoltre, si possono ottenere abilità speciali che però non risultano così utili, anzi, finirete per usarle davvero pochissime volte.

Ci sono anche delle fasi platform

Spidersaurs comunque cerca a tutti i costi di svecchiare il genere run and gun inserendo elementi di gameplay in ogni caso apprezzabili da tutti: il protagonista, per esempio, può avere accesso a diversi tipi di armi, ma può tenerne al massimo due nell’inventario che possono essere alternate; le varie armi possono essere raccolte sparando a particolari congegni meccanici volanti mentre i vari mostri che squarterete a colpi di laser o proiettili avranno una piccola probabilità di droppare del cibo utile a ricaricare l’energia: questo è molto importante perché il protagonista può sopportare solo 3 colpi prima di perdere una vita e questo fa tutta la differenza fra un game over e una vittoria.

Concludendo la parte relativa al gameplay è arrivato il momento di parlare di quella che a mio parare è la punta di diamante di Spidersaurs: le bossfight. Al termine di ogni missione c’è sempre una lotta contro un boss che vi farà sudare anche se siete degli esperti del gioco: tutti i boss sono ben costruiti e hanno pattern di attacchi intelligenti e mai banali, anche ripetendo più volte la lotta sarà difficile imparare a memoria tutti i loro movimenti dato che cambiano ogni volta. Peccato per la lotta finale che, senza fare troppi spoiler, lascia un po’ di amaro in bocca.

Un toccasana per gli occhi, ma con qualche problemino

Dopo la lunga, ma necessaria, disquisizione sul gameplay è arrivato il momento di parlare del comparto tecnico del gioco che tutto sommato non presenta sbavature.
La grafica del gioco è molto semplice, quasi “cartoonesca“, ma allo stesso tempo è molto appagante alla vista perché è molto pulita e lineare.
Uno stile sicuramente molto caro a WayForward che aveva già dimostrato le sue qualità con Shantae and the Seven Sirens.

I colori sono molto accesi e anche il design dei personaggi, soprattutto quelli principali, e dei nemici è molto ispirato: sebbene il pool dei mostri non sia vastissimo, ognuno di essi presenta delle caratteristiche peculiari, sia nell’aspetto che negli attacchi, ben costruite e anche le varie fusioni tra le parti anatomiche di dinosauri e ragni è ben equilibrata nonostante la stranezza dei nemici.

Uno dei boss del gioco: ambientazione e design di alto livello

Anche il comparto sonoro è da apprezzare: sebbene le musiche non siano memorabili, il sottofondo che accompagna le missioni è molto azzeccato: non a caso le animazioni e il comparto musicale sono stati curati da Powerhouse Animation, la stessa che ha lavorato al trailer della serie tv di Castlevania e ai trailer di altri giochi come quello di Sonic Origins.

Avendo provato il gioco su console in anteprima ho trovato anche qualche bug: per due volte nel corso dell’avventura il software si è chiuso improvvisamente e dato che il salvataggio automatico avviene solo al termine delle missioni spesso ho perso alcuni progressi di gioco. Questo problema probabilmente verrà risolto all’uscita del gioco, ma il titolo presenta anche altri piccoli problemi tecnici: per esempio non sempre il personaggio atterra sulle piattaforme in maniera precisa e molte volte ho perso delle vite a causa di un fastidioso slittamento sulle superfici, soprattutto quando il gioco prevedeva dei movimenti dall’alto verso il basso.

Giudizio finale

Spidersaurs è un gioco che tenta di fondere elementi degli anni ’90 a quelli dei giorni nostri: attinge a piene mani dai run and gun del secolo scorso aggiungendo una grafica meno “pixellata” è più attuale con colori vividi e pulizia sullo schermo. Allo stesso tempo, però, non riesce del tutto a essere originale e si porta dietro il fardello dell’estrema somiglianza di chi l’ha preceduto, soprattutto la serie di Metal Slug.

Ha comunque il pregio di un design di personaggi e nemici di tutto rispetto, ma che comunque non aiutano a rendere Spidersaurs un titolo memorabile a tutti gli effetti. Si poteva certamente osare di più.

Ti è piaciuto l'articolo o hai perplessità?
Entra nel nostro gruppo Facebook o sul gruppo Telegram!

Cuphead: the Delicious Last Course| Nuova tazzina, nuovi problemi | Recensione (PC)

neon white

Neon White | Recensione (PC): le mani corrono più degli occhi