Life is Strange: True Colors – Recensione (PS4)

life is strange true colors

Cosa è un’emozione?
Partiamo da questa semplice domanda per iniziare questo intimo viaggio nel nuovo capitolo di Life is Strange.

Se state cercando una definizione accademica, eccola qui: alla fine dell’Ottocento due studiosi, Karl Lange e William James (fratello del ben più noto romanziere Henry James) descrivono la teoria periferica delle emozioni. Secondo tale teoria, un’emozione si manifesta a seguito di uno stimolo che arriva alla corteccia celebrale.

In breve, quando vedo un serpente (uno stimolo), la visione di questo animale pericoloso va a cambiare il mio stato fisiologico (sudorazione, tachicardia, tensione muscolare). Lo stato fisiologico alterato porta quindi alla manifestazione di una emozione specifica: la paura.

Cannon e Bard, due psicologi, tempo dopo rigettarono la teoria periferica dicendo l’emozione non si manifestava a seguito di uno stato fisiologico alterato, bensì nasceva in contemporanea con esso.

Nel corso del tempo molte teorie si sono susseguite, trovando nuove chiavi di lettura e interpretazioni. Un punto di svolta, nel 1995, viene dato da Daniel Goleman quando ha proposto il concetto di Intelligenza Emotiva.

L’intelligenza emotiva, secondo Goleman, significa essere consapevoli dei propri vissuti emotivi, saper regolare e controllare le proprie emozioni, tollerare le frustrazioni, saper riconoscere le emozioni altrui e la capacità di formare relazioni con altri individui.

Sicuramente, gli sviluppatori di Life is Strange: True Colors hanno preso a piene mani le brillanti idee di Goleman e ne hanno fatto un’opera videoludica sfaccettata: un’avventura introspettiva, ricca di mistero e resilienza, di coraggio e fantasia; hanno reso l’intelligenza emotiva di Alex Chen, la protagonista, un alleato di grande vantaggio e profonda potenza.

True colors are shining through…

Una volta avviato il nuovo capitolo di Life is Strange:True Colors sembra quasi automatico iniziare a canticchiare l’omonimo brano di Cyndi Lauper; sembra ovvio che emozioni e musica, anche in questo capitolo, saranno poste al centro della narrazione.

Alex Chen è una ragazza di 21 anni, la vita le ha messo davanti ostacoli a dir poco insormontabili. Dopo aver perso i genitori, Alex Chen e il fratello Gabe si separano. Alex riparte da una casa famiglia, per poi passare attraverso una sfilza di affidi fallimentari; nessuno capiva il profondo disagio di Alex e la sua straordinaria empatia.

La ragazza ha la capacità di sentire le emozioni altrui, specie se negative o distruttive: rabbia, tristezza e paura. Ognuna di queste tre ha un colore specifico: la rabbia si presenta come un alone rosso che si irradia sulle sagome degli individui, la tristezza è blu mentre la paura è viola.

Se una di queste tre emozioni è troppo forte, Alex viene annientata, sopraffatta, e ingloba la rabbia o la tristezza dentro di sé. Un potere controproducente, che la giovane Alex non riesce a tenere a bada con facilità; questo la porta ad essere sempre più solitaria, insicura, scontrosa, fin quando la sequela degli affidamenti finisce: finalmente ritrova suo fratello Gabe a Haven Springs, in Colorado.

Bucolica provincia americana

Alex arriva nel paesino semi-sconosciuto di Haven Springs in corriera, si presenta come lo stereotipato, bucolico, paese di provincia, fatto di negozietti, vecchie leggende, persone che si conoscono tutte, con la vecchia locanda a cui chiedi il solito drink e soprattutto un velo di mistero riguardo alcuni luoghi bui e inaccessibili. Solitamente sono foreste, discariche o miniere; tutti luoghi molto cari alla narrazione di Life is Strange.

Il titolo di Deck Nine si presenta come un nuovo titolo rispettoso delle tradizioni della saga, arrivato al suo quarto episodio (considerando lo spin off, Before The Storm). Non ci sono stravolgimenti nel gameplay o nella narrazione: è come se tutti i pezzi di un puzzle vanno perfettamente al loro posto. Proprio come la puntina del giradischi su un vinile.

Due fondamentali punti nevralgici e attivi di Haven Springs sono la locanda Black Lantern e il negozio di dischi, il quale presenta una vasta scelta di vinili tra cui l’album Mechanical Bull dei Kings of Leon, le cui canzoni saranno un elemento chiave della trama. Grazie alla stravolgente simpatia e affabilità di Gabe, Alex riuscirà subito a fare amicizia con le persone che girano attorno alla figura del fratello; in particolare Steph, la proprietaria del negozio di dischi, Ryan, migliore amico di Gabe e figlio del proprietario del Black Lantern, Jed e infine Charlotte e Ethan, rispettivamente compagna di Gabe e suo figlio avuto da una precedente relazione.

I personaggi che compongono le strade di Haven Springs, sono poco più di una quindicina, considerando anche gli NPC. Ogni anfratto avrà una curiosità, un easter eggs, oppure una canzone indie da ascoltare contemplando i paesaggi che sorgono all’ombra delle Montagne Rocciose.

Tuttavia, la pacifica vita di Haven Springs è solo una timida facciata che nasconde qualcosa di molto più grande fatta di errori del passato, multinazionali e persone corrotte. Alex con il suo superpotere (che lei chiama ironicamente “maledizione”) riuscirà a togliere il velo dell’ipocrisia, scegliendo sempre il giusto, ponendo l’accento sulle emozioni più limpide, a costo di farsi carico della negatività degli altri, dei colori accesi affinché questi possano essere candidi e luminosi, simboli di gioia e felicità.

Terapeutico Role-Play

Life is Strange: True Colors parla di alienazione, perdita ed elaborazione del lutto. Tuttavia, il messaggio che i ragazzi di Deck Nine vogliono dare è quello di speranza e resilienza; soprattutto se consideriamo il fatto che questo titolo è stato creato durante la drammatica pandemia da COVID-19.

Gli sviluppatori si sono chiesti se è possibile sviluppare empatia tramite i videogiochi in un periodo storico di assenza di contatti interpersonali. La risposta che da un titolo solido come True Colors è decisamente positiva. Sì, Life is Strange è un’avventura grafica che riesce a tradurre cosa significa intelligenza emotiva, cosa vuol dire mettersi nei panni di qualcun altro, cosa si prova nel soffrire e ricominciare da zero.

In Alex Chen ognuno di noi ritrova il suo vissuto e le sue aspettative, la libera scelta data dalla particolare struttura narrativa del titolo ci permette anche di reagire dal nostro punto di vista.

La protagonista, pur conservando la sua personalità forte e risoluta, lascia anche spazio ai nostri pensieri, alle attitudini, alle emozioni che proviamo e che si amplificano – senza neanche dirlo – grazie al videogioco di Deck Nine.

La psicologia è presente ovunque nel nuovo Life is Strange: True Colors e lo fa senza cadere in nessuna banalità. In questo nuovo titolo, tralasciando i momenti cupi e drammatici, si respira un senso di autentico ottimismo. In questo ottimismo, che caratterizza la vita che riparte, il gioco – inteso come role-play – ha una parte fondamentale.

Uno dei capitoli di Life is Strange: True Colors narra tutte le fasi di un gioco di ruolo all’aperto, in cui Alex sceglie di fare il bardo per accompagnare il piccolo Ethan, impavido cavaliere, per le vie e i negozi di Haven Springs con l’obiettivo di trovare delle gemme speciali e sconfiggere i nemici di turno.

Malgrado avessimo già provato un po’ di gioco di ruolo in Before The Storm, Deck Nine riprova ancora una volta ad inserire un gioco nel gioco e il risultato è ben fatto.

Il gioco di ruolo in questo caso assume molteplici significati e Alex decide di accompagnare Ethan nel suo viaggio fantastico per un motivi chiari: per sentirsi meglio, instaurare dei legami, per difendersi da traumi impossibili da gestire. A metà tra il “cerchio magico” del gioco di Huizinga e lo psicodramma di Moreno.

Feeling blue? Non più!

Passiamo all’analisi tecnica del nuovo capitolo di Life is Strange. Abbiamo provato questo capitolo su PS4, codice gentilmente offerto da Square Enix. Malgrado la grafica ben curata e un ambiente ricco di dettagli che ci ha fatto sentire subito “a casa”, ci ha lasciato perplessi la scelta da parte del team di rimanere stabili ai 30 FPS.

A parte i caricamenti medio-lunghi, dovuti anche dal hardware, e qualche rallentamento durante le camminate per Haven, il gioco tutto sommato è ben confezionato e godibile sotto qualsiasi punto di vista. Soltanto in un’occasione, per giunta in una scena ricca di pathos, è frequente un bug che vede Alex assumere per qualche secondo la celebre T-Pose. Inutile aggiungere che la scena ha fatto il giro del web; riponiamo fiducia in Deck Nine con la speranza di vedere pubblicata una patch correttiva.

Il gioco si aggira sulle 6-8 ore, un po’ corto per i nostri gusti ma, considerando anche l’ampia rigiocabilità, i collezionabili disseminati per i cinque capitoli e i sei finali differenti si sfiorano le 10-15 ore. Il gioco presenta 41 trofei/obiettivi molto semplici, per la gioia dei trophies/achievement hunters.

Infine, il sonoro è come sempre il punto forte del gioco, con un doppiaggio ben fatto e sicuramente una colonna sonora ricercata, fatta di brani inediti o famosi (utilizzerete spesso Shazam durante i momenti di solitudine di Alex in terrazza o al molo!).

Non capiamo le stupide motivazioni riguardo il review bombing da parte dei videogiocatori cinesi che ha preso di mira il titolo, ne parla qui il buon Fabio!

Considerazioni finali

Life is Strange: True Colors è un gioco che consigliamo caldamente a tutti coloro che conosco già la saga; tuttavia, essendo un capitolo a sé stante, è un ottimo esempio per poter iniziare proprio da qui, da questo capitolo che racchiude tutta l’essenza del titolo.

Life is Strange mancava da troppo tempo sulle nostre console e siamo contenti che True Colors si sia finalmente affacciato alla new gen. Deck Nine ha raccolto l’eredità di Dontnod che si è spostata su altri progetti (Tell Me Why e Twin Mirrors, tra gli ultimi) e ne ha fatto un capitolo che sicuramente da un valore aggiunto alla saga, un racconto intimista e realistico che riesce a lasciare qualcosa dentro di noi: un messaggio di speranza e resilienza in un mondo che è stato devastato, negli ultimi tempi, dal panico e dalla sfiducia.

Il potere di Alex è affascinante nella sua semplicità e ci ha ricordato la funzione dei neuroni specchio; questi ci aiutano a comprendere le azioni ed emozioni altrui, attivandosi quando compiamo un’azione oppure quando osserviamo un’altra persona compiere quella stessa azione da noi compiuta in precedenza.
Insomma, True Colors può essere considerato è una bella, poetica, “rumorosa” lezione di psicologia!

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Articolo a cura di Pia Colucci

Barese born & raised, sono nata a pane e videogiochi. Il mio battesimo è stata l'Amiga 500 di mia sorella, con l'arrivo di Playstation non ho mai più lasciato il joypad.

Sono una psicologa e mi occupo di divulgazione in materia di psicologia, videogiochi e digital media. Non ho molte passioni a parte i gatti rossi, le birre e il Giappone.

I miei videogiochi preferiti? Sicuramente troppi, ma spero sempre in un remake di Xenogears. Lo ribadisco almeno una volta all'anno e su qualsiasi mia bio presente in rete.

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