Rustler | Recensione (PC): GTA incontra l’Inquisizione Spagnola

Se siete in cerca di un gioco sopra le righe, Rustler sicuramente fa al caso vostro. Un anno fa vi avevamo presentato una corposa anteprima, mettendo in luce come le caratteristiche del gioco qualificassero il prodotto come un GTA nel medioevo. Lo scorso 30 agosto Modus Games e Jutsu Games hanno finalmente lasciato uscire Rustler dal suo programma di Earyl Access, pubblicando il titolo su PC, PS4, Xbox One e Nintendo Switch.

La nostra prova per la recensione non fa che confermare questa caratteristica, gettando anche un po’ più di luce sullo strambo mondo medievale in cui il giocatore si immerge lungo l’intero svolgimento del gioco. Violenza gratuita e humor si mescolano continuamente in questo titolo. Ma una caratteristica del genere vale da solo l’intero prezzo di Rustler, o c’è qualcosa in più che lo contraddistingue da altri titoli action simili?

Gran Theft Horse

Dalla nostra anteprima la struttura della trama e delle missioni non sembra essere cambiata di una virgola: il giocatore si sveglia ubriaco marcio dopo aver vandalizzato il fienile e una mucca dei vicini, e finirà per prendersi a cazzotti con un povero malcapitato. Da qui in poi si dipanerà una storia fatta di truffe, crimini e travestimenti che porterà l’avatar di gioco, Guy, verso la scalata dei ranghi sociali del medioevo.

La vita da criminali medievali non sembra poi così dissimile da quanto racconta un titolo qualunque della saga di GTA: cambia l’ambientazione ma furti, inseguimenti e lotte di potere sono sempre le stesse anche negli anni della Peste. Come nei vecchi GTA, il giocatore di Rustler accetta missioni dai datori di lavoro di turno, ora un vescovo, ora un becchino, ora un produttore di liquori, ora uno strozzino. Da notare che, ovviamente, tutti i datori di lavoro in realtà abbiano gli stessi modi e obiettivi dello strozzino: non mancheranno missioni dove, per esempio, bisogna estorcere le offerte dei fedeli della Chiesa, per finanziare la sontuosa villa del prete.

Rustler, missione episcopale

Rustler prende continuamente in giro il mondo medievale e quello contemporaneo, tramite acuti riferimenti alla cultura pop a battute sagaci, passando per i più classici rutti & scorregge che nel medioevo non possono certo mancare. Tutta questa impalcatura ironica viaggia sui solidi binari che i classici GTA hanno tracciato decine d’anni fa, prima che il loro mondo passasse in 3D con una visuale dal basso. Il risultato è davvero esilarante, anche se ciò in realtà inficia un po’ tanto il gameplay di cui parleremo tra poco.

Questa presa per i fondelli costante è ben radicata anche sul lato tecnico di Rustler, dove molti asset di gioco tentano di rappresentare e rendere sempre più evidenti le continue prese in giro. I bardi possono fare beatbox tra una ballata medievale e l’altra, le guardie hanno lucine blu e rosse come la polizia, e gli stallieri della catena Pimp a Horse possono cambiare il manto dei cavalli con tipiche gestualità italiane. Al di là del lato comico, grafica e comparto sonoro viaggiano su livelli molto gradevoli, accompagnando il gioco in un’atmosfera moderna nonostante l’ambientazione e il gameplay siano lanciati nel passato. Gradevoli anche gli effetti di luce e i particellari, così come gli accuratissimi suoni ambientali.

Rustler, Pimp A Horse

Ridere è un’arma efficace, ma non basta

Come abbiamo visto, Rustler segue pedissequamente lo stile GTA in tutto e per tutto, ma è nella comicità che il titolo brilla: non solo vengono imitati molti stilemi del gioco Rockstar, ma si va anche oltre; Rustler è esilarante proprio perché prende in giro il medioevo, prende in giro la società contemporanea e prende in giro anche lo stesso GTA. Praticamente ogni elemento di gioco o di trama di Rustler ha sempre un risvolto ironico, cosa che da un lato rende sicuramente il titolo divertente, ma dall’altro lato potrebbe stancare con le sue continue citazioni.

Rustler, l'Inquisizione Spagnola dei Monthy Python

Le maggiori criticità di Rustler tuttavia vanno individuate nel comparto del gameplay, un impianto vecchio che mantiene la sua attrattiva solo e unicamente sulle risate e nient’altro, dato che tutte le missioni sono fetch quest e movimenti da un punto all’altro della mappa, senza un minimo di originalità.

A proposito della mappa, non avendo a disposizione il budget di uno studio come Rockstar, ovviamente non si può parlare di un open-world vasto e stratificato. Il mondo di gioco è molto ben curato, per carità, così come sono presenti piccole mini-attività adatte al cazzeggio tipico di un GTA, ma la ripetitività di questi elementi di gioco si fa sentire molto presto data la limitatezza del mondo.

Rustler, bardo accompagna il giocatore

Anche il combat system, per quanto risulti semplice e valido, in realtà difetta di una adeguata Intelligenza Artificiale: dopo aver imparato le tempistiche di parate, attacchi e schivate, sarà praticamente impossibile morire per mano di un nemico. L’IA interferisce anche e soprattutto con il comportamento delle Guardie, la polizia del Medioevo: il giocatore sarà sempre l’unico e solo bersaglio di eventuali infrazioni, anche se non sarà lui a far partire una rissa, e inoltre sembra assurdo che i loro interventi non vengano bloccati nello svolgimento di alcune missioni in cui è necessario compiere crimini. Rustler installa anche un piccolo albero delle abilità, un’aggiunta semplice che è gradita ma che graficamente sembra un po’ troppo raffazzonata.

Rustler è praticamente un lungo episodio interattivo dei Monthy Python, con qualche interferenza di volgarità derivanti da un circolo vizioso di sarcasmo sul sarcasmo di GTA, e citazioni sagaci ad altre opere della cultura pop. La vena comica diverte ed è in grado di attrarre da sola la curiosità del giocatore. Al netto di un impianto tecnico-grafico interessante, purtroppo il gameplay risulta vecchio e privo di fascino. Questo gioco è indicatissimo alle vostre esigenze solo se avete voglia di ridere di cuore e di rispolverare un gameplay che ricalca i primi titoli di GTA, senza avere altri tipi di pretese e aspettative.

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Articolo a cura di Alessandro Colantonio

Game designer in erba e chitarrista a tempo perso. Nasce all'ombra del Vesuvio nel 1991, muove i suoi primi passi nel mondo dei videogiochi su un Windows 95 all'età di 5 anni, e diventa presto un Allenatore di Pokémon.

Bazzica tra radio web e band durante i suoi studi universitari tra Napoli, Roma e Milano, per diventare un mittente di mail professionista per annunci di lavoro che non avranno mai risposta.

Prima di approdare a Player.it si è distinto nella fan-community di Pokémon Millennium diventandone rapidamente editorial supervisor e simultaneamente PR, garantendo alla redazione del portale un flusso costante di videogiochi per Nintendo Switch da recensire.

I suoi generi preferiti sono i gestionali, gli strategici, i tattici e i GDR. Tuttavia, essendo un accumulatore seriale di videogiochi, cerca sempre di giocare ogni titolo che gli capita sotto mano.

Ha una perversione per le pratiche fandom, i cani e la birra artigianale. Adora D&D, va in ira e carica.

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