Last Stop: recensione dell’avventura narrativa londinese (Xbox Series S)

recensione last stop

I creatori di Virginia, Variable State, tornano con un nuovo titolo che analizza l’animo umano inserendo vicende quotidiane in un contesto sovrannaturale. Last Stop è la storia di tre persone che dovranno ricostruire la propria vita mentre a Londra succede qualcosa di inspiegabile.

Virginia fu un titolo dalle buone potenzialità non del tutto confermate, a causa di frettolosità e confusione nell’affrontare alcune tematiche che partono come fondamentali per diventare secondarie (l’investigazione, gli eventi soprannaturali) per lasciare il posto d’onore all’analisi umana.

Variable State sarà riuscita a bilanciare meglio le cose in Last Stop? Scopritelo leggendo la nostra recensione.

Un portale nella metro

Last Stop inizia con un inseguimento nella metropolitana di Londra tra due giovani ragazzi e due agenti della polizia, durante il quale avviene qualcosa di inspiegabile: i due fuggitivi incontrano uno strano tipo che li esorta a entrare attraverso una porta che sprigiona un’aura verde non del tutto rassicurante. La ragazza entra lasciando indietro lui, ma, quando i due agenti riaprono l’ingresso misterioso, trovano un muro.

Il prologo, quindi, suggerisce l’esistenza di un passaggio sotterraneo per altri mondi? Non c’è tempo per le domande, perché subito il gioco ci mette di fronte alla scelta del personaggio da controllare per dare inizio all’avventura principale, questi sono tre: John, Meena e Donna. Sceglierne uno piuttosto che un altro non cambia nulla, i capitoli vanno giocati tutti, l’ordine non ha alcuna importanza.

John è un padre single di mezza età con problemi di cuore, una vita monotona e un lavoro che non lo soddisfa. Fa da contraltare il suo vicino Jack, giovane, spigliato, apparentemente con una vita agiata e un lavoro appagante in un’azienda di videogiochi. Un giorno, i due, dopo uno strano incontro in metro, si ritrovano l’uno nei panni dell’altro, letteralmente. John e Jack si sono scambiati inconsapevolmente i corpi, dando inizio a una serie di eventi a volte divertenti, altre con risvolti drammatici.

La storia di Meena è più cupa, è una donna in carriera che farebbe di tutto per ottenere una promozione nell’agenzia militare per cui lavora. È fredda, intelligente, spietata, in continua competizione, ha anche una relazione fedifraga, nella sua vita non c’è spazio per la solidarietà e l’amicizia. La donna sarà oggetto di un ricatto che le farà fare scelte da cui non si torna indietro.

L’ultima storia è quella di Donna, una ragazza ribelle incastrata in un gioco più grande di lei. Un semplice scherzo la condurrà su una strada pericolosa e senza vie d’uscita, dopo l’incontro con una figura inquietante.

Queste storie, a prima vista slegate tra di loro, avranno modo di incrociarsi e hanno come trait d’union gli Estranei, figure misteriose forse umane o forse no.

Un po’ comedy, un po’ drama

Chi si aspetta un thriller o una certa maturità nell’affrontare la tematica sovrannaturale dovrà un po’ ricredersi, Last Stop è un drama interattivo con delle punte di umorismo che si palesano soprattutto nella storia di John/Jack. La qualità generale dal punto di vista narrativo si attesta su livelli molto buoni, ma è altalenante, con le vicende di Meena che rappresentano nettamente la parte migliore del pacchetto, grazie alla varietà di tematiche e a una caratterizzazione dei personaggi più attenta e approfondita.

Lo scambio dei corpi, ad esempio, è sì divertente in molti aspetti, ma è un cliché che fa molto commedia degli equivoci americana anni ’90 (avete presente, no? Tipo sorelle Olsen). Per quanto riguarda invece Donna, siamo di fronte alla storia che introduce nel modo migliore l’elemento paranormale per poi perdersi nel mezzo, con avvenimenti tipici dei teen drama che non offrono spunti particolari se non i soliti stereotipi: innamoramento inaspettato, incomprensioni con la famiglia, ragazzi ribelli che fanno cose stupide perché non si sentono apprezzati e vittimismo.

Dunque, possiamo dire che ogni storia ha sia idee carine e ben congegnate sia sviluppi non sempre all’altezza della situazione.

Paranormale poco para molto normale

Come detto nell’introduzione, Virginia presentava elementi investigativi e sovrannaturali che man mano hanno lasciato piede all’analisi umana, risultando interessanti ma poco approfonditi, Anche in Last Stop abbiamo notato questo modus operandi da parte di Variable State che sembra inserire il paranormale più come pretesto per raccontare storie umane piuttosto che come ingrediente principale della portata.

È l’ultimo capitolo ad affrontarlo in modo sistematico, come focus dell’esperienza, però, prima dell’epilogo, di capitoli ce ne sono 18 (sei per personaggio), dunque l’intervento paranormale ci è risultato un po’ tardivo, relegato alle fasi finali, in modo da dare una spiegazione frettolosa alle cose viste in precedenza.

Avremmo preferito che nei 18 capitoli precedenti ci fosse almeno un sentore degli accadimenti della parte finale, senza che venissero mostrate tutte le carte ovviamente, se non altro per capire fin da subito a che gioco stessimo giocando.

Last Stop dà dettagli su molte cose che potrebbero anche non riceverne, mentre risulta frettoloso sugli elementi fondanti.

Siamo davvero noi a scegliere?

Le azioni del giocatore si limitano alla scelta di opzioni di dialogo, QTE e al controllo dei personaggi in location molto lineari. Per ogni dialogo, il gioco ci dà la possibilità di scegliere fra tre opzioni che in teoria dovrebbero cambiare le sorti della discussione, in realtà la libertà decisionale del giocatore è molto limitata.

A parte nel capitolo finale e pochissime altre scene, nessuna opzione modifica in modo evidente il corso della storia, facendo di Last Stop un gioco narrativo su binari. Non sarebbe un grosso problema se questi binari non venissero mostrati in maniera fin troppo vistosa. In molti casi, le opzioni saranno palesemente tutte uguali, facendo capire fin da subito al giocatore che la sua scelta non avrà alcun tipo di ripercussione. Ad esempio, ci siamo ritrovati a selezionare tra X: Va bene Y: Ok B: Sì.

Non capiamo perché non far continuare il dialogo naturalmente piuttosto che lasciare al giocatore una scelta insulsa. In molti altri casi, le risposte disponibili non hanno sfumature, nel senso che se il gioco ha deciso che la risposta dovrà essere arrabbiata, lo sarà in qualunque caso. Questo impedisce al giocatore di decidere come impostare il carattere di un personaggio.

Questa scelta di design ci sembra poco felice e, sinceramente, non condivisibile se a farla è uno studio che ha deciso di creare un gioco prettamente narrativo.

L’avventura si termina in circa 6-7 ore con una rigiocabilità non altissima, considerando ciò che abbiamo detto precedentemente. Dal punto di vista tecnico, Last Stop non si discosta dai prodotti dello stesso genere che non puntano sul fotorealismo o scenari particolarmente dettagliati, basti pensare ai giochi Telltale o a Life is Strange. Graficamente, il gioco presenta meno spigolosità rispetto a Virginia che era vistosamente più low poly. La resa generale è gradevole.

Commento finale

Last Stop è un’avventura piacevole che scorre liscia senza intoppi, a meno che non si sia giocatori un po’ impazienti che vogliono tutto e subito. La storia ci mette un po’ a ingranare con tempi narrativi non sempre stimolanti, ma se si apprezzano le vicende umane con un tocco di sovrannaturale, Last Stop può essere un buon passatempo. Peccato per la frettolosità con cui sono state trattate alcune tematiche, l’impossibilità di cambiare davvero le sorti dei personaggi e la qualità altalenante delle varie trame proposte.

Ti è piaciuto l'articolo o hai perplessità?
Entra nel nostro gruppo Facebook o sul gruppo Telegram!

Articolo a cura di Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne, scopro la passione per il giornalismo quasi per caso. I videogiochi sono il mio più grande amore e così decido di coniugare le due cose. Il giornalismo videoludico diventa la mia forma finale.

Per me i videogiochi sono una forma d'arte e guai a dirmi il contrario.

Appassionato di tutto ciò da cui sgorga sangue: cinema horror (registi preferiti Argento e Romero), letteratura gialla e dell'orrore (autori preferiti Christie, Poe e Lovecraft) e ovviamente i videogiochi del genere (Silent Hill e Resident Evil sopra ogni cosa).

Il mio videogioco preferito di sempre è Fahrenheit che ho finito un numero non precisato di volte, da lì scaturisce la mia ammirazione per tutti i lavori di David Cage.

La mia "carriera" videoludica è segnata da un marchio da cui non sono mai riuscito a staccarmi: PlayStation! In circa 20 anni di gaming, ho completato più di 600 titoli.

Sei Stati U.S.A. dichiarano guerra ai “computer inquinanti”

The Ascent | Recensione (PC): questo sì che è cyberpunk!