Morbid: The Seven Acolytes | Recensione (PC)

Morbid copertina videogioco

I titoli di From Software hanno avuto un grande impatto sul mondo videoludico, tanto da riuscire nell’incredibile intento di creare un nuovo sottogenere quando si pensava che nel mondo dei RPG non ci fosse più altro da inventare.

Con il loro stile narrativo e di gameplay unico, Dark Souls e i successivi seguiti hanno di fatto posto le regole per un nuovo modo di fare action RPG.

Una mente geniale ispira altre menti geniali, e ben presto sono nati non soltanto titoli in tre dimensioni che tentavano di emulare i capolavori di From, ma anche dei titoli che riadattavano la formula dei soulslike in 2D, spesso accompagnati da una pixel art evocativa. Uno degli ultimi arrivati di questa categoria è Morbid: The Seven Acolytes, titolo sviluppato da Still Running e pubblicato da Merge Games.

Il titolo è arrivato il 3 dicembre su tutte le piattaforme: PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch e anche su PC via Steam (dove lo abbiamo giocato).

A differenza di altri titoli simili, come Salt & Sanctuary o Death’s Gambit, Morbid propone un 2D con visuale isometrica, così da simulare un movimento tridimensionale con cui non ci si limita soltanto a porsi alla destra o alla sinistra del nemico, ma che contempla tutte le direzioni.

Questo nuovo soulslike 2D è stato presentato quest’estate, impressionando per la sua ottima pixel art e per dei chiari riferimenti all’immaginario di Lovecraft; è giunto il momento di scoprire tutti i segreti che il mondo di Morbid: The Seven Acolytes nasconde.

Sette Accoliti per sette uccisioni

La storia di Mobid: The Seven Acolytes si discosta leggermente dall’essenza criptica dei soulslike classici, mantenendo una narrazione legata fondamentalmente alle informazioni contenute negli oggetti e nei dialoghi con i PNG, ma rimpolpata da un archivio interno che raccoglie contenuti riguardanti ogni cosa presente nel gioco, dai nemici agli oggetti, fino agli aspetti più importanti della lore del titolo.

La storia in sé è piuttosto semplice e lineare nel suo svolgimento: siamo nel regno di Mornia, un tempo florido e ora sotto il giogo di misteriose creature chiamate Gahars, che, autoproclamandosi come divinità, hanno letteralmente preso possesso di uomini e animali diventando i padroni del regno.

I Gahars per esistere in questo mondo devono infatti fondersi come dei parassiti con un essere ospite, e alcuni di loro hanno corrotto degli esseri umani importanti trasformandoli nei Sette Accoliti, che ora tiranneggiano la popolazione di Mornia.

L’unica speranza di salvezza è nell’Ordine di Dibrom, un ordine di prodi cavalieri nato da alcuni abitanti di Mornia fuggiti su un’isola lontana dai Gahars.

Dopo diversi tentativi da parte dei cavalieri di riconquistare il regno, i Gahars hanno sferrato un attacco devastante all’isola sterminando l’ordine. Il nostro viaggio inizia dopo il naufragio di una nave dell’ordine di Dibrom che tentava di scampare allo sterminio, nei panni dell’ultima guerriera rimasta, chiamata Striver, dal titolo dato ai cavalieri dell’ordine che giungono a Mornia per sconfiggere i sette Accoliti.
Nei suoi panni dovremo dunque portare a termine una volta per tutte l’eliminazione dei mostruosi usurpatori.

Da qui in poi il gioco colpisce più per le sue atmosfere che per la narrativa, che si limiterà a qualche dialogo con alcuni personaggi secondari e i Sette Accoliti una volta sconfitti.

I richiami alle atmosfere dell’immaginario di Lovecraft sono chiari sin da subito, infatti una delle prime aree del gioco è il villaggio di pescatori del Porto di Solya, dove i Gahars hanno trasformato la maggior parte degli abitanti in uomini pesce di svariati tipi. Vi ricorda qualcosa? Oltre a questo c’è il fattore “sanità mentale”, che è presente anche come una meccanica di gameplay ma di cui vi parleremo dopo.

I richiami alle creature innominabili di Lovecratft sono comunque molti anche andando avanti nel gioco, ed è un peccato che la narrazione non sia stata maggiormente approfondita, dato il suo potenziale; anche il finale, invece, lascia piuttosto interdetti per un’evidente mancanza di spessore di cui però non vogliamo svelarvi altro.

Morbid dialogo con PNG

Oltre a perseguire la nostra sacra missione, che ci vedrà alla caccia delle teste dei Sette Accoliti, nel nostro viaggio incontreremo anche diversi abitanti del regno di Mornia, che ci chiederanno di svolgere alcuni compiti per loro con delle vere e proprie sidequest; queste andranno ad aumentare la longevità del gioco e spesso ci permetteranno di affrontare anche delle boss battle extra.

Per quanto semplici nella loro struttura, le sidequest ci consentiranno di esplorare maggiormente le vaste aree di gioco e, soprattutto, ci premieranno con armi e oggetti unici e delle parti di lore che altrimenti ci saremmo persi. Una bella trovata che aumenta una longevità un po’ scarsa per un titolo del genere, dato che la storia di base può essere finita in una decina di ore, mentre le sidequest aggiungono al conto almeno altre 4-5 ore di gioco.

Il figlio bidimensionale di Bloodborne

Il gameplay di Morbid: The Seven Acolytes è molto classico per chi mastica soulslike da tempo. Il titolo presenta il tipico sistema con i falò, che qui sono rappresentati da degli altari da cui sarà possibile anche teletrasportarsi e dove potenziare il personaggio. Quest’ultimo potrà equipaggiare diverse armi, tra spade, spadoni, mazze, asce e tirapugni. In più, nel pieno stile Bloodborne, potremo avere anche un’arma da fuoco in contemporanea ad una corpo a corpo.

Ogni nostro movimento fisico, dagli attacchi alla schivata, consumerà stamina e sapete bene quanto è importante saperla gestire in questo tipo di giochi per evitare di soccombere facilmente. Avremo poi un attacco leggero e uno pesante, più lento ma più devastante. Il moveset non cambierà tra due armi della stessa tipologia, ma al massimo varierà solo la velocità d’attacco, statistica importante in combattimento. Sparare invece ricorderà molto un twin stick shooter, dato che dovremo mirare con l’analogico destro in una delle otto direzioni possibili.

Morbid combattimento con nemici

Per difenderci potremo sia schivare rotolando che utilizzare una parry.
Questa ci permetterà di contrattaccare infliggendo un danno molto più elevato del normale, se riusciremo a bloccare l’attacco avversario nel giusto momento.

A conti fatti, però, parare è molto rischioso e ci vuole allenamento per riuscire a calibrare al meglio il tempismo giusto: schivare è molto più semplice e sicuro e vi permetterà di tornare subito all’attacco. Il titolo ha anche un’insolita componente stealth, infatti, tramite la pressione di un pulsante, la nostra Striver si muoverà più lentamente e potrà sfuggire alla vista dei nemici. In realtà il sistema ha dei problemi e a volte risulta anche troppo forte.

Non esistono delle vere coperture, basta mettersi in stealth e talvolta i nemici non ci vedranno anche se ci troviamo di fronte a loro a due passi di distanza, anzi, è capitato che a volte non reagissero alla nostra presenza nemmeno dopo aver preso un colpo in faccia.

Morbid sistema sanità

L’unica particolarità del sistema è data dalla barra della sanità, che diminuisce con il tempo man mano che si ha a che fare con gli orrori di Mornia, oppure per via di determinati attacchi.

Morire in Morbid: The Seven Acolytes non provoca nessuna penalità, se non che rinasceremo con un livello di sanità sempre minore. Se la sanità inizia a scarseggiare cominceranno a vedersi dei disturbi su schermo e ci sarà una percentuale che i nemici uccisi si rialzino in una sorta di forma spettrale.

Inoltre infliggeremo meno danni, ne subiremo di più e guadagneremo meno esperienza dall’uccisione degli avversari. Fortunatamente esistono molti oggetti equipaggiabili che permettono di reintegrare sanità, così da evitare questo status. Se ve lo state chiedendo: sì, anche in Morbid esiste un equivalente della fiaschetta Estus, ossia le Stone of Dibrom, che si ricaricheranno dopo ogni sosta presso un altare.

Morbid Boss battle

Il titolo in realtà non risulta troppo complesso nel suo insieme, specialmente per chi è abituato a questo genere di giochi.

I nemici normali non rappresentano una grossa sfida e la presenza di altari ben posizionati mitiga la difficoltà del senso di progressione.

Il combattimento è anche piuttosto semplicistico e poco tecnico, dato che in generale basta colpire e schivare per abbattere la maggior parte delle mostruosità che affronteremo. Le armi con il valore di velocità maggiore hanno una marcia in più in questo titolo, dato che ci permetteranno di colpire e allontanarci senza dare al nemico nemmeno il tempo di capire cosa sia successo.

Discorso diverso per i boss, ossia i Sette Accoliti più alcuni extra. Le battaglie contro di loro saranno più evocative e spettacolari scenicamente, ma anche in queste ci sarannno degli alti e bassi, dato che alcuni boss hanno un moveset molto prevedibile e la loro pericolosità sta soltanto nell’elevato danno che infliggono. Da elogiare invece l’aspetto dei diversi boss, mostruosità molto ispirate nelle loro forme, con anche delle backstory interessanti a fare da contorno allo scontro.

Sangue e pixel

Il sistema di crescita del nostro personaggio in Morbid: The Seven Acolytes è piuttosto semplice e basilare.

Non avremo livelli, armature e statistiche da far salire, ma uccidere i nemici ci farà guadagnare punti Skill da spendere nelle Benedizioni. Queste andranno prima sbloccate e trovate nella mappa; all’inizio potremo equipaggiarne soltanto due, ma poi potremo aumentare questo numero.

Ogni Benedizione ci fornirà un bonus cospicuo, come l’aumento della barra della vita o della stamina, una maggior velocità di recupero della stamina o un danno maggiore inflitto ai boss e ai nemici d’elite. Con i punti skill potremo aumentare questi vantaggi. Le armi avranno delle statistiche precise, ma ognuna di esse avrà alcuni slot dove sarà possibile inserire delle rune che ci doneranno dei danni extra elementali o debilitanti, come ad esempio fuoco, ghiaccio ed elettricità oppure veleno, sanguinamento, o che accresceranno la velocità delle armi.

Sarà poi possibile equipaggiare alcuni oggetti che ci daranno un aumento temporaneo dei danni, da utilizzare come consumabili.

Morbid Balena e parassiti

Il titolo dà il meglio di sé per quanto riguarda il comparto artistico.
La pixel art di Morbid: The Seven Acolytes è ben fatta e crea la giusta atmosfera di orrore e disperazione. La presenza di carne putrida e bulbi marcescenti da cui spuntano parassiti ostili ovunque dà proprio l’idea di una terra malata e corrotta da un male non di questo mondo.

Alcune scene che incontreremo saranno suggestive e allo stesso tempo brutali, come ad esempio l’immagine di una balena arenata cosparsa di feroci parassiti mostruosi. Troviamo poi una colonna sonora con ben 18 pezzi suonati da una vera orchestra, che riescono a dare il giusto accompagnamento musicale all’avventura, tra sonorità più tranquille per le aree da attraversare e altre cantate e più aggressive per alcune boss battle.

Morbid battaglia accoliti

Morbid: The Seven Acolytes ha però ancora bisogno di un certo miglioramento in diversi punti, a iniziare dall’IA.

La difficoltà è bassa rispetto ad altri soulslike anche perché la maggior parte dei nemici ha un’IA piuttosto debole. Prima parlavamo del problema quando si usa lo stealth, ma anche normalmente spesso si bloccano o non reagiscono anche quando siamo molto vicini, in una boss battle ci è capitato anche che il nostro nemico si incastrasse in un punto senza che potesse attaccarci.

Oltre a ciò ci sono alcuni bug che a volte risultano anche a vantaggio del giocatore: ad esempio una volta ci è capitato di spendere i nostri punti Skill in una Benedizione e riposare per recuperare la vita persa, ma con questa anche i punti Skill appena consumati. Ci auguriamo che gli sviluppatori possano correggere presto gli errori presenti con una patch, in modo da garantire la miglior esperienza possibile ai giocatori.

Giudizio Finale

Morbid: The Seven Acolytes è un buon soulslike in 2D dotato di un’ottima atmosfera e di un sistema di combattimento che prende un po’ da Bloodborne e un po’ da Dark Souls e che, nonostante non sia tecnico come questi, ha un suo perché. I punti forti del titolo sono indubbiamente la direzione artistica, per quanto riguarda sia le zone che attraverseremo che i nemici che dovremo affrontare, e un gameplay molto semplice nel complesso, ma tutto sommato divertente, soprattutto nelle Boss Battle, dove è richiesto un minimo impegno. Il titolo però ha ancora diversi bug e problemi con l’IA nemica da risolvere, dato che allo stato attuale questi possono penalizzare molto il gioco nel suo complesso.  

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Articolo a cura di Silvio Mazzitelli

Tutti mi chiamano Shiruz, tanto che ormai lo considero come il mio secondo nome. Scrivo di videogiochi e di altri argomenti a tema nerd da diverso tempo, continuando a divertirmi come se fosse il primo giorno, se non di più. Tra i miei generi videoludici preferiti ci sono gli RPG, gli action duri e puri e i picchiaduro, ma datemi una bella storia in cui perdermi e avrete conquistato il mio cuore. Sono un grande appassionato di tutto ciò che riguarda il Giappone, tanto da averne studiato la lingua, la storia e la cultura durante il mio percorso universitario, senza dimenticarne il lato più pop, con cui sono cresciuto. Amo moltissimo anche la mitologia, in particolare quella nordica e spero un giorno di finire nel Valhalla, in attesa del Ragnarǫk.

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