The Dark Pictures: Little Hope | Recensione (PC)

Esistono almeno tre categorie di videogiocatori: i pro, i giocatori casual… e quelli come me.

Non ho molta pazienza quando si tratta di gameplay complessi e dinamiche complicate, con curve di apprendimento impossibili e difficoltà crescenti; preferisco un gioco che voglia raccontarmi una storia senza farmi venire voglia di buttare computer e periferiche giù dalla finestra… un gioco come Little Hope, per esempio, in cui anche i nabbi come me possono sentirsi a casa (una casa dispersa nel nulla e infestata dai fantasmi, ma pur sempre una casa)!

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The Dark Pictures: Little Hope è il secondo capitolo della serie Dark Pictures Anthology, di cui fa parte anche Man of Medan e ha visto la luce il 30 ottobre 2020, sviluppato da Supermassive Games e pubblicato da Bandai Namco Entertainment.

Little Hope è un’avventura horror dai toni cupi che richiama subito alla mente le ambientazioni di Silent Hill, con la sua nebbia impenetrabile, e in parte anche Outlast con i suoi eventi inspiegabili e i jump scare a sorpresa. Se vi piacciono le atmosfere inquietanti e siete disposti a saltare sulla sedia più di una volta, allora Little Hope è un titolo che non dovete assolutamente perdervi.

Una delle belle signorine che si aggirano per Little Hope
Una delle belle signorine che si aggirano per Little Hope

Little Hope, la città fantasma immersa nella nebbia

Mezzanotte del 28 maggio, giorni nostri: un autobus con a bordo quattro studenti universitari e un professore sbanda a causa di una bambina comparsa dal nulla in mezzo alla strada. Nessuno pare essersi ferito, ma non c’è traccia dell’autista, della bambina o dei soccorsi stradali. Il professore suggerisce così di allontanarsi dal luogo dell’incidente, deciso a recarsi in cerca d’aiuto nella cittadina fantasma di Little Hope (che potrebbe ricordarvi Raccoon City, ma senza gli zombie).

Prima di seguire l’avventura del gruppo, il gioco vi catapulterà indietro nel tempo di diversi anni, per assistere alla tragica vicenda della famiglia Clarke e dei suoi figli adottivi (così da prendere confidenza con i comandi del gioco). Sarà solo alla fine di questa sequenza che farete conoscenza del “Curatore”, l’ambiguo personaggio che vi spiegherà le dinamiche del gameplay (con una rottura piuttosto sottile della quarta parete): le vostre scelte influenzeranno enormemente lo svolgersi della trama, così come le vostre azioni. Il Curatore non vi aiuterà a capire quali sono le scelte migliori da compiere, ma si limiterà a valutare in silenzio il vostro operato senza proferir giudizio, e vi inviterà a guardarvi intorno a caccia di indizi, suggerimenti e premonizioni sul futuro che verrà (o che è stato evitato).

“No, mamma, non sto per dare fuoco alla casa…”

Il vostro obiettivo per proseguire nella trama è addentrarvi nei meandri nebbiosi di Little Hope, una città decaduta e fatiscente in cui una strana nebbia spessa pare voler impedire alle persone di allontanarsi. Man mano che attraversate strade ed edifici abbandonati, potrete trovare cartoline, oggetti e manifesti con lo scopo di raccontarvi silenziosamente la storia della cittadina, che tre secoli prima è stata il macabro teatro di una caccia alle streghe in cui molte donne innocenti avevano perso la vita.

Il volto tenero e rassicurante del Curatore
Il volto tenero e rassicurante del Curatore

Gameplay e grafica (nebbiosa!)

Durante i vari capitoli del gioco potrete interpretare a rotazione il professore, John, oppure i quattro studenti: Daniel, Taylor, Angela e Andrew. A seconda delle vostre scelte, le relazioni tra i personaggi e i loro tratti caratteriali potranno variare in maniera significativa.

Il gameplay alterna momenti in cui potete esplorare liberamente gli ambienti, cutscene scriptate e quick time event, durante i quali dovrete muovere il mouse o il controller nella maniera richiesta.

Durante le cutscene avrete modo di influenzare il carattere e le relazioni dei personaggi, mentre i QTE serviranno perlopiù a compiere alcuni movimenti; alcune volte, però, i QTE si riveleranno fondamentali ai fini della trama: un click fatto al momento sbagliato potrebbe costare addirittura la vita a uno dei vostri protagonisti, costringendovi a continuare la storia con un personaggio in meno (influenzando pesantemente il finale). Nel caso ve lo stiate chiedendo, la risposta è sì: sono riuscita a uccidere uno dei personaggi alla prima occasione possibile. Attenzione, il gioco salva costantemente: se volete riportare in vita qualcuno, dovrete rigiocare da capo il capitolo in questione.

"Ti piace la mia bambola? L'ho fatta io con le mie mani!"
“Ti piace la mia bambola? L’ho fatta io con le mie mani!”

Durante le varie scene, i protagonisti vivono immersi in una nebbia che pare comparire solo quando vuole lei: tra un banco di nebbia e l’altro potrete però godervi le texture arrugginite e impolverate che permeano ogni anfratto di Little Hope, contraddistinte dai colori scuri e desaturati. I volti dei personaggi, nel loro realismo, possono risultare un tantino inquietanti (soprattutto quando il doppiaggio e il labiale non sono perfettamente sincronizzati); nel complesso, però, la grafica è piacevole e coerente con lo spirito del titolo, che sa essere credibile pur di fronte agli eventi più incredibili. Le animazioni sono fluide e realistiche, ma potreste avere qualche problema di lag se il vostro computer comincia a sentire il peso degli anni.

L'atmosfera calda e accogliente di Little Hope
L’atmosfera calda e accogliente di Little Hope

Conclusione: un gioco perfetto per gli amanti dell’horror (anche se non siete pro)

Little Hope è un gioco perfetto per gli amanti delle atmosfere scure, opprimenti, ansiogene e piene di colpi di scena. Un gioco dove i dettagli più insignificanti possono rivelarsi estremamente importanti tanto che anche se inizialmente potreste non accorgervene, nelle run successive il gioco assumerà un livello di profondità aggiuntivo. La trama del gioco è fitta, confonde e mette voglia di proseguire e le scelte diverse che il giocatore può compiere aumentano di molto la rigiocabilità. Il gioco è completamente doppiato e sottotitolato in italiano, rendendo così l’esperienza ottimale anche per chi non ha molta confidenza con l’inglese. L’unica pecca, svantaggiosa soprattutto per i casual gamer (e i nabbi come la sottoscritta), riguarda l’utilizzo del mouse, che potrebbe non essere agevole durante i QTE oppure nei i momenti dedicati all’esplorazione. Un problema comunque secondario e facilmente risolvibile con l’ausilio del controller.

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