Shenmue 3 Recensione | Quando il tempo è il tuo più grande avversario (PS4)

Shenmue 3 Recensione del terzo capitolo della saga di Yu Suzuki
Dono quasi un ventennio di attesa finalmente arriva l'ultimo capitolo di Shenmue!

Ci sono giochi capaci di viaggiare nel tempo e altri che esistono solo in un determinato momento storico. I primi cambiano con gli anni e assorbono il tempo che passa traducendolo in nuove meccaniche, evoluzioni grafiche e funzionalità aggiuntive. I secondi sono la gloria di una generazione, cristallizzati in quella particolare annata e rigiocati tramite un occhio nostalgico o rivisitati da qualche versione remake o remaster. Poi c’è Shenmue 3, un’anomalia temporale.

Un gioco che doveva uscire 18 anni fa ma che è uscito oggi, nel 2019, grazie alla grande passione del suo creatore Yu Suzuki e alle speranze (supportate da una lunga campagna di crowdfunding) della fanbase del gioco. Una vittoria, per molti versi, visto che non capita tutti i giorni che si verifichi un evento del genere. Shenmue 3 è proprio il gioco che doveva essere, il perfetto seguito del secondo capitolo uscito nel lontano 2001, come se i 18 anni nel mezzo non fossero mai passati…purtroppo.

Tanto tempo fa, in un universo videoludico differente

 

Shenmue 3 inizia lento, estremamente lento, riprendendo proprio da dove ci aveva lasciato il secondo episodio. L’emozione per quel cliffhanger finale si è però spenta nel tempo e questo terzo capitolo non fa assolutamente nulla per riaccendere in noi la fiamma della curiosità. Così quello che era l’incredibile finale di un gioco, diventa il banale inizio di un altro che ci porta in un piccolo villaggio di arti marziali nel mezzo della Cina. Si ricomincia ad indagare, spesso in maniera alquanto goffa e fortuita, su i vari eventi che stanno sconvolgendo il tranquillo villaggio di Bailu. Si interagisce con gli abitanti e ci si perde tra lavori, mini-giochi, giochi d’azzardo, ricerca di erbe, arti marziali e chiacchiere, tantissime chiacchiere. Se avete giocato i precedenti capitoli del gioco vi renderete subito conto che niente nella formula di Shenmue è mutato, ma è tutto ancora lì come se il terzo episodio della serie fosse uscito qualche anno dopo il secondo.

Se amavate spendere monetine per completare le collezioni di giocattoli a capsule, se vi piaceva puntare sugli scarafaggi nei giochi d’azzardo, se passavate le giornate sul carrello elevatore (immancabile anche in questo terzo episodio) ritroverete tutto, insieme ad una serie di nuove attività. La ricerca delle erbe sarà fondamentale per ottenere denaro o scambiare set completi con i venditori che sbloccheranno nuovi attacchi per Ryo. Far soldi è sempre stato uno degli obiettivi principali della serie e se siete in cerca di guadagni facili vi basterà imbarcarvi nel mini-gioco per spaccare la legna oppure pescare nella speranza di tirar su qualche pesce in grado di farvi guadagnare molto denaro. Presenti, praticamente ovunque, anche i mini-giochi per potenziare Ryo utili, spendendo diverso tempo in essi, a migliorare la resistenza e la forza negli attacchi.

Un mondo antico

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Impossibile non lasciarsi incantare dalla bellezza di questi luoghi.

A tutto questo fa da contorno un’ambientazione che regala alla vista degli scorci meravigliosi, durante le numerose passeggiate quotidiane. Il villaggio di Bailu stesso è molto interessante e sembra uscito da una leggenda cinese: perso tra le montagne, costruito sulla riva di un fiume e pieno di luoghi che trasudano la tradizione cinese da ogni pixel. L’architettura delle case, i templi e i loro monaci guerrieri o le statue di divinità ammassate fuori dalle case degli scalpellini (mestiere su cui dovremo anche indagare nella prima parte dell’avventura). Niaowu invece, la città dove si sviluppa la seconda parte del gioco, sembra un luogo molto più reale e anche più coinvolgente. In questa località portuale ci aspettano una grandissima varietà di negozi e simboli del progresso, come a voler sottolineare lo stacco tra il sapore quasi leggendario del primo luogo e quello più moderno del secondo. Anche gli NPC che popolano queste location sono ben caratterizzati con personalità e tratti distintivi che aumentano la sensazione di familiarità con i luoghi, rendendo vivo e accogliente ogni scenario.

Un mondo immenso quindi, ricco di cose da fare. Uno di quegli universi che parti per inseguire un teppista e poi ti ritrovi a spaccare legna, ma solo dopo esserti allenato in nuove tecniche marziali, aver spesso qualche monetina in Gachapon e ascoltato le chiacchiere sul tempo della vecchina del villaggio. Un mondo esaltante, forse a tal punto che è la storia principale a risultare solo un riempitivo. Di solito avviene il contrario, ma in Shenmue 3 è la storia a non essere all’altezza del resto. La trama prosegue lentissima, e richiede di spostarsi più volte da un luogo all’altro solo per far ottenere al protagonista un briciolo di informazioni extra per la sua indagine. Un meccanismo pesante e forzato in cui il giocatore arriva quasi sempre alla soluzione del caso prima del personaggio.

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In alcune zone sono presenti anche delle sezione QTE in cui è possibile ritrovare l’ironia tipica della saga. In questa fase dovremmo infatti impedire all’anziano pescatore di cadere.

Ad esempio, all’inizio dell’avventura, ci vogliono ore per trovare dei teppisti o anche solo per far capire a Ryo che questi stanno prendendo di mira gli scalpellini del villaggio. Ci si trova spesso rallentati dai processi narrativi troppo meccanici del gioco, vedendo i personaggi ragionare su cose davvero ovvie. Inoltre molte aree della mappa restano bloccate finché non si riesce a far capire l’ovvio anche al protagonista, quasi intrappolando il giocatore in piccole location con le stesse cose da fare. Ammetto che molto spesso mi sono ritrovato ad affrontare i mini-game pur di non andare avanti nella narrazione, perchè tirare sassi in un secchio per vincere dei premi sembrava più emozionante dei numerosi dialoghi scontati a cui sarei dovuto andare incontro. L’empatia di Ryo poi non aiuta per niente la situazione: è ancora quel personaggio noioso, legnoso e senza personalità, che abbiamo lasciato 18 anni fa, incapace di mostrare emozioni per la storia che sta vivendo.

Il passato è un fardello pesante

Il ritmo narrativo di Shenmue 3 non è però l’unico strascico che il titolo si porta dietro, ci sono anche tutti quei meccanismi ludici del passato che risultano molto pesanti all’interno di un videogioco moderno.

Ad esempio la barra vitale del protagonista che si scarica qualsiasi cosa Ryo faccia. Una barra che spinge il giocatore a esplorare il meno possibile e andare diretto verso quello che ritiene il prossimo passo della narrazione. Un meccanismo che a tratti diventa davvero frustrante per un gioco che basa molta della sua bellezza proprio sull’esplorazione. La barra può essere ricaricata mangiando, ma richiede una continua attenzione da parte del giocatore visto che questa si scarica persino correndo (e dovrete correre un bel po’ dato che il viaggio veloce tra i luoghi visitati può essere effettuato solo in determinati momenti).

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Questa signora è uno dei personaggi più strani del gioco.

A livello di dialoghi capita spesso di incontrare personaggi interessanti, buffi e simpatici che sanno come intrattenere una discussione. Se però per sbaglio si finisce in un dialogo in cui non si voleva entrare bisogna sorbirsi nuovamente tutte le chiacchiere di un dato personaggio senza possibilità di fuga. E questa situazione capita spesso visto che il gameplay di Shenmue richiede di andare a scocciare tutti i cittadini delle location per ottenere informazioni. Inoltre il doppiaggio dei personaggi lascia spesso a desiderare con intonazioni prive di emozioni anche nei momenti più intensi. Fortunatamente il comparto sonoro offre un perfetto mix di motivetti incalzanti e rilassanti motivi orientali.

Proprio come accadeva in passato però, l’elemento che più mortifica il gameplay di Shenmue 3 è il combattimento. Purtroppo le combinazioni di tasti non scorrono bene insieme e mettere a segno una mossa che richiede una combinazione più lunga di 3 pulsanti diventa una vera impresa. Anche perché durante i combattimenti Ryo viene forzatamente inserito in un angolo dove è davvero difficile vedere quello che c’è attorno. Nei combattimenti con più avversari questa sensazione di ristrettezza visiva diventa ancora più frustrante visto che si viene atterrati da calci e pugni senza sapere nemmeno chi li ha sferrati.

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Ryo, poco prima di esibirsi nel Tornado Kick, l’intramontabile calcio rotante di Chuck Norris.

Allenandosi a lungo nelle arti marziali è possibile superare questo sistema tecnico rigido, combattendo i problemi con l’aumento della forza di Ryo. Anche passare ore ad allenarsi però è un procedimento che a lungo andare porta alla noia.

Commento finale

Shenmue 3 è un gioco che vive del e nel passato. Un titolo antico, di quelli che non fanno più, purtroppo e per fortuna. Uno di quei giochi impregnati di una magia unica e forse per questo ostica da comprendere. Le ambientazioni create da Yu Suzuki sono vive e sono una gioia da attraversare. I mini giochi del titolo sono vari e, seppur ripetitivi, risultano divertenti. Il resto è un pack di nostalgia messo su da un team di sviluppo che non vuole lasciare, o non riesce, a lasciare andare un’epoca. Shenmue 3 ha le sue novità e i suoi momenti, ma è un gioco per cui non c’è più spazio nella nostra generazione videoludica, se non nel cuore di qualche appassionato che non è mai stanco di vivere nel passato.

Gioco disponibile su PS4 (provato) – Xbox One – PC