God Eater 2 Rage Burst – Recensione

Recensione di Gianluca “DottorKillex” Arena

A seguito del trascinante successo che ha segnato i primi due anni di vita di God Eater 2 in Giappone, Namco Bandai ha pensato bene di portare anche in occidente il seguito diretto di quel God Eater che si candidò come una delle alternative più credibili allo strapotere di Monster Hunter, ai tempi di PlaystationPortable.
Non solo, ma la software house nipponica ha pensato di fare le cose per bene, dedicando ad Europa e Stati Uniti la versione Rage Burst, sbarcata anche su console casalinga e dotata di caratteristiche e migliore supplementari, prima tra tutte l’aggiunta di un capitolo extra per la storyline principale.
Dopo aver sfidato mostri di ogni foggia e dimensione impugnando il nostro fido Dual Shock 4, siamo pronti a darvi il nostro giudizio.

Umanità in ginocchio

God Eater 2 Rage Burst è ambientato nello stesso universo che faceva da sfondo al suo predecessore (che potrete apprezzare giocando a God Eater Resurrection, versione riveduta e corretta del titolo originale inclusa nel prezzo d’acquisto): gli Aragami, mostri di dimensioni titaniche e dai poteri sovrannaturali, hanno decimato l’umanità, distruggendone le città e riducendone il numero, fino a confinare i pochi superstiti in città stato fortificate, cattedrali in un deserto di distruzione e morte.
L’unica speranza di contrattaccare e liberare ciò che rimane della Terra dagli Aragami sono i God Eater, elementi dotati di capacità uniche e capaci di infliggere severi danni ai colossi, anche grazie alle God Arc, armi create ad hoc dalla Fenrir, un’organizzazione farmaceutica in prima linea nella lotta ai possenti mostri.
Questo secondo capitolo metterà il giocatore nei panni di un soldato dell’unità speciale Blood, una sorta di elite di mercenari particolarmente abili: come tutti i titoli che consentono di forgiare il proprio protagonista tramite un editor, God Eater 2 Rage Burst non eccelle in quanto a caratterizzazione e personalità dell’eroe principale, sebbene questi sia affiancato da un cast che riesce, soprattutto durante l’ultimo terzo della campagna, a superare i limiti derivati dai ruoli archetipici dei JRPG.
Di certo non giocherete a questo titolo per la trama, per i dialoghi o per l’introspezione psicologica dei suoi personaggi, come d’altronde è sempre successo con questa tipologia di prodotti, ma, a livello narrativo, il titolo Namco Bandai si sforza comunque di più di molti suoi congeneri (la saga di Monster Hunter in primis), nel tentativo di contestualizzare le missioni della campagna e di aiutare il giocatore ad empatizzare con il cast di coprotagonisti.
A questo riguardo, la mancata inclusione della traccia audio originale giapponese non giova al prodotto, che, vista la forte componente (iconica, visiva e di stile) orientale, avrebbe beneficiato del parlato nipponico, considerata anche la non eccelsa qualità delle prove recitative dei doppiatori americani.

Canonico e frenetico

I due aggettivi che danno il nome al paragrafo sono quelli che fotografano meglio il gameplay che God Eater 2 Rage Burst propone, anche in questa sua versione casalinga: molto più rapido ed accessibile della summenzionata serie Capcom, il prodotto sviluppato dai ragazzi di Shift si rivela assai meno esigente nel breve periodo, riuscendo a catturare da subito.
Il risvolto della medaglia, nemmeno a dirlo, è rappresentato da una curva della difficoltà decisamente troppo morbida (soprattutto per i coloro i quali sfrutteranno la coop online fino a quattro giocatori) e dall’appeal che cala inesorabilmente già dopo una quindicina scarsa di ore, sebbene ne servano almeno sette o otto in più solo per giungere ai titoli di coda: il sistema di crafting, la struttura delle missioni, la semplicità nel reperire un gran numero di materiali rendono questo sequel un punto di ingresso ideale nel mondo degli hunting game o un’alternativa più leggera (ma anche più spettacolare) a Monster Hunter.
Un’altra caratteristica fondante del titolo è rappresentata dalla grande libertà di scelta lasciata al giocatore, non solo nell’editor iniziale ma nella tipologia di armi tra cui scegliere, con la possibilità di cambiare in tempo reale a missione in corso: ai sei stili di combattimento principali, uno per ognuna delle armi bianche tra cui scegliere (tre tipi di spade, martello, lancia o falce), vanno a sommarsi quattro differenti bocche da fuoco (mitragliatrice, fucile a pompa, fucile da cecchino e esplosivo) e un’infinita di differenti proiettili da forgiare, ognuno dei quali porta in dote effetti elementali specifici.
Il focus, comunque, rimane sul combattimento ravvicinato, visto che la quantità di colpi a distanza che è possibile scagliare è limitata da un apposito indicatore e che, mentre facciamo fuoco, non possiamo equipaggiare lo scudo, il che rende estremamente vulnerabile il nostro combattente.
Ad abbassare la difficoltà media, rendendo il titolo più semplice da approcciare rispetto alla media del genere, c’è un’intelligenza artificiale molto sviluppata dei compagni di caccia gestiti dalla CPU, e, di contro, una serie di pattern ampiamente prevedibili da parte degli Aragami, che tendono a fuggire sempre nelle stesse zone e ad esporre fatalmente i punti deboli durante le fasi più calde degli scontri.
Si finisce, così, con lo sfruttare poco una serie di buone idee, come le PA (personal abilities) o il ramificato albero dei perk da sbloccare, perché gli Aragami davvero impegnativi sono davvero pochi, e tutti concentrati nelle ultimissime fasi dell’avventura principale.
I neofiti apprezzeranno, soprattutto online, ma chi è cresciuto a pane e Monster Hunter potrebbe avvertire la mancanza di una sfida più consistente.

Il passato che ritorna

Nato a cavallo tra PlaystationPortable e Vita, sebbene ripulito e potenziato, il comparto tecnico di God Eater 2 Rage Burst risulta abbastanza datato, più nelle ambientazioni e nelle texture di superficie che nei modelli poligonali dei protagonisti, la parte che sembra aver beneficiato maggiormente delle attenzioni del team di sviluppo.
La scarsa ampiezza, la ripetitività e l’interazione ambientale quasi nulla delle arene sono figlie dell’età del prodotto, originariamente pubblicato nel 2013, e, in questo senso, l’uscita occidentale su PC e PS4 non rende giustizia alla comunque buona art design del gioco, che risulta maggiormente a suo agio nella versione portatile, grazie anche alle ridotte dimensioni e alla brillantezza dello schermo di PSVita.
Come e più di Toukiden Kiwami, che ha percorso la stessa strada da portatile a console casalinga, God Eater 2 Burst rimane quindi un incompiuto sul piano prettamente visivo, anche se, nella frenesia delle battaglie, la maggior parte dei giocatori finirà col non farci caso più di tanto.
Lontano dall’eccellenza anche il comparto sonoro, per colpa della già citata mancanza dell’audio originale, di prove attoriali altalenanti da parte dei doppiatori inglesi e di canzoni adrenaliniche ma abbastanza anonime, adatte ai momenti topici delle battaglie ma che annoiano presto quando non si sta combattendo all’ultimo sangue e magari ci si perde nei numerosi menu atti a personalizzare l’esperienza di gioco.

Commento finale

Offerto in bundle con una buona riedizione del primo capitolo, latore di meccaniche di gioco intuitive e divertenti (quantomeno nel breve e medio periodo, prima che la ripetitività si faccia sentire), God Eater 2 Rage Burst risulta una buona scelta per tutti coloro che, pur incuriositi dagli hunting game, erano fin qui stati spaventati dalla complessità di un qualsiasi Monster Hunter.
Detto che questa tipologia di giochi è molto più a suo agio su console portatile, non ci sentiamo comunque di sconsigliare la versione PS4, a patto di accettare diversi compromessi tanto dal punto di vista visivo quanto da quello sonoro.
Un action RPG discreto, insomma, che potrebbe saziare la vostra sete di caccia per una ventina di ore.