Bound – Recensione


Articolo a cura di Marco Mancini


Un’uggiosa giornata in riva al mare, una ragazza cammina sulla spiaggia deserta con in mano un libro. Tutti gli ingredienti per una tranquilla giornata di malinconia, per liberare i ricordi e la fantasia. Comincia così Bound, la nuova esclusiva di PS4 realizzata dai Santa Monica Studios. Un videogioco che fa dell’originalità il suo punto di forza.

Un viaggio per affrontare i demoni del passato

Il libro, si scoprirà poco dopo, in realtà è un quaderno. Un quadernetto pieno di disegni di una bambina che ormai è diventata grande, ma che a quei ritratti collega ancora tanti ricordi. Saranno proprio questi “bound” (inteso come legami) a venire vissuti dall’utente in un viaggio onirico. L’originalità del titolo di Santa Monica sta proprio nel tentativo di farci vivere un’avventura non nel classico modo degli adventure games, ma manovrando una ballerina in uno scenario carico di poesia.

Difficile inquadrare Bound in un genere solo: racchiude infatti elementi di music game, avventura, platform e puzzle game. Quel che è certo è che Bound è un gioco accessibile a tutti: grandi e piccini, ragazzi e ragazze indistintamente perché racchiude tutti i tipi di gusti, senza scontentare nessuno. La difficoltà non è particolarmente ardua, ma provate a giocare senza i bordi sicuri! Grandioso il comparto sonoro che accompagna il nostro viaggio, come è giusto che sia per un gioco che vede una ballerina come protagonista. Un po’ meno quello visivo dato che la grafica ricorda in parte quella dei videogiochi della PS3 e in parte addirittura quelli della PS2. Ma questo elemento, che magari può infastidire gli utenti più esteti, viene spazzato via dopo pochi minuti perché la storia ci rapisce e ci tiene incollati allo schermo senza farci pensare più a nulla.

Un rapimento lampo

La scrittura di Bound è di ottimo livello, dato dimostrato dal fatto che è difficile staccarsi dal controller perché si vorrebbe divorare la storia e cercare di portarla rapidamente a termine. I ragazzi di Santa Monica sono ben consapevoli di questo aspetto, e infatti una volta terminato il gioco sbloccano una modalità speedrun proprio per provare il titolo tutto d’un fiato.

Qualche nota negativa purtroppo non manca neanche in un gioco tutto sommato ben fatto come Bound. Il primo è la longevità: il titolo è davvero troppo breve. Nella nostra prima prova abbiamo impiegato circa 2 ore per terminarlo. La scarsa longevità è giustificata in parte dal basso prezzo di vendita (19,99 euro), e in parte dalla possibilità di rigiocarlo nella già citata modalità speedrun, oppure per sbloccare tutti i trofei e vedere il finale alternativo. Un altro problema è l’impossibilità di tornare a un salvataggio precedente. In questo modo se si rimane bloccati a causa di qualche bug bisogna ricominciare l’intero gioco dall’inizio. A noi è capitato per fortuna dopo solo circa 20 minuti di gioco, ma non è stato comunque piacevole.


Conclusioni

Bound è sicuramente un titolo da provare per gli amanti dei giochi alternativi. Niente sparatorie, inseguimenti o elementi classici dei videogiochi, ma solo tanta arte e poesia visiva. Il basso prezzo vale sicuramente un po’ dell’attenzione della comunità di gamer. Inoltre il titolo diventerà ancora più attraente tra qualche mese. Bound è infatti realizzato per essere compatibile con il PlayStation VR e dunque, giocando con il visore, è probabile che possa rivelarsi ancora più divertente.

Articolo a cura di Redazione Player.it

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