Monster Hunter Generations – Recensione


Recensine di Gianluca “DottorKillex” Arena



Versione occidentale di Monster Hunter Cross, il capitolo che ha venduto di più, ad oggi, in patria, Monster Hunter Generations arriva sulla famiglia di console Nintendo 3DS come una sorta di festeggiamento e di “best of” della saga ideata da Capcom, in occasione dei dieci anni dal debutto.
Appare quindi ironico, ma non per questo meno gradito, il fatto che sia proprio un episodio che dovrebbe semplicemente racchiudere il meglio di quanto visto fin qui ad apportare modifiche sostanziali al gameplay, pur senza stravolgerlo: l’introduzione di arti e stili, nonché della modalità Cacciamiao, rappresenta la novità più succosa per il brand da diversi anni a questa parte.
Scopriamo insieme le novità, allora, e vediamo se il resto del pacchetto si mantiene ai livelli qualitativi che hanno reso famoso questo franchise.

A scuola di caccia

Quasi a volersi concentrare esclusivamente sulle modifiche apportate al gameplay base della serie, il team di sviluppo ha riciclato asset grafici, ambientazioni e struttura delle missioni del capitolo uscito nel corso del 2015, creando un inevitabile senso di deja-vu in tutti gli appassionati che lo hanno spolpato per bene.
Ma le apparenze, come spesso succede, sono ingannevoli, e Monster Hunter Generations, alla prova dei fatti, si è dimostrato il capitolo più innovativo e coraggioso da diversi anni a questa parte, e, cosa ancora più importante, riesce a portare una ventata di aria fresca all’interno del brand senza scontentare coloro che lo seguono sin dal suo debutto.
Il passo avanti più deciso nei confronti di una larga fascia di utenza potenziale, finora estranea alle meccaniche del gioco e al suo fascino magnetico, è l’inclusione della modalità Cacciamiao, ideale per acclimatarsi alle dinamiche della caccia selvaggia di Capcom.
Nei panni dei Felyne, le simpatiche spalle dei cacciatori, la vita dei giocatori sarà di molto facilitata sotto molti punti di vista, dal fatto che questi non sono soggetti al consumo di stamina o agli effetti sgraditi dell’esposizione all’eccessivo freddo o caldo, giusto per citare due dei vantaggi portati in dote.
Sebbene qualsiasi missione possa essere intrapresa nei panni pelosi di questi spassosi coprotagonisti, la loro effettiva utilità in battaglia è assai limitata, perché i danni inflitti sono minimi e, a fronte di una notevole velocità di movimento, la difesa opposta ai colpi inferti dai mostri è risibile rispetto ad un cacciatore discretamente equipaggiato.
Ecco che, allora, essi si rivelano perfetti per le missioni di raccolta materiali, visto che non abbisognano di strumenti come retini e picconi, e per quelle di esplorazione, in cui studiare i campi di battaglia che faranno poi da teatro a scontri particolarmente epici: la loro capacità di darsela a gambe ad alta velocità senza consumare resistenza si rivela inestimabile qualora, per errore, si dovesse attirare l’attenzione di un Ratalos mentre si cercano vene minerarie.
Passando le prime ore di gioco a giocare nei panni dei Felyne, anche i giocatori più inesperti, a patto che abbiano voglia di imparare ed osservare, potranno familiarizzare con le meccaniche di base del prodotto, aiutati anche dal fatto che, almeno per la prima decina buona di ore, il livello di sfida si è fatto molto più accessibile che in passato, compiendo un ulteriore passo in questa direzione dopo l’ammorbidimento visto in Monster Hunter 4 Ultimate.
Fortunatamente, la sfida proposta dalle missioni di caccia di alto rango è rimasta invariata rispetto agli standard della saga, così da non scontentare quanti pretendono di affrontare mostri coriacei e pronti a punire ogni minimo errore.
Nondimeno, la modalità Cacciamiao rappresenta una mano tesa verso una larga fetta di pubblico, che adesso ha un motivo in meno per non dare una possibilità alla serie.

Arti e stili

Oltre che ai neofiti, il team di sviluppo ha pensato anche allo zoccolo più duro della fanbase, mettendo mano alle dinamiche base di gioco e ampliando notevolmente le possibilità strategiche a disposizione: l’introduzione delle arti di caccia e di quattro differenti stili di combattimento vivacizza l’avanzamento e lo svolgimento delle missioni intraprese in tutti e quattro i villaggi visitabili (si parte da Bherna, ma tornerete in posti che evocheranno memorie agrodolci).
Le arti sono delle abilità speciali attivabili al riempimento di una barra che è direttamente collegata ai danni subiti ed inferti durante i combattimenti: ne abbiamo contate cinquantadue differenti, ognuna delle quali può rivelarsi particolarmente utile in determinati frangenti.
Congelare il consumo della barra della stamina, ad esempio, torna utilissimo per distanziarsi da un mostro che ci sta facendo a fettine, o per concatenare una serie di attacchi rapidi per stordirlo o finirlo, tanto quanto una schivata maxi, che prolunga la durata del frame di invulnerabilità, può consentire di uscire da situazioni particolarmente scomode, anche al prezzo di rinfoderare l’arma.
Se, almeno fino al rango tre, l’utilizzo scientifico e oculato di abilità come queste sembra sbilanciare il gameplay a favore del giocatore, che ottiene un’arma non di poco conto da giocare nei momenti decisivi di un combattimento, già dal quarto appare evidente come Monster Hunter Generations sia un membro della saga cui appartiene in tutto e per tutto. Senza una pianificazione attenta, l’equipaggiamento giusto e una tattica di battaglia adeguata, il giocatore uscirà con le ossa rotte dalle quest per quante arti possa impiegare durante lo scontro.
In questo senso, aiuta molto anche l’ampia forbice temporale che passa dall’attivazione di un’arte e quella successiva, che impedisce di abusare di queste tecniche e non banalizza gli scontri come si sarebbe potuto temere: non siamo di fronte ad una svolta action per il franchise, insomma, ed è bene chiarirlo.
Gli stili, dal canto loro, permettono una ulteriore personalizzazione del proprio cacciatore e dell’approccio ai combattimenti, e rappresentano un’interessante aggiunta ad un combat system che, per molti versi, rasentava già la perfezione: due di questi, quello Aereo e quello Ombra, aggiungono varianti non di poco conto all’equazione, mentre i rimanenti, Gilda e Offensivo, ricalcano il solco tracciato dalla storia del franchise.
Sebbene, sulle prime, si riveli il meno immediato, quello Ombra è quello che ci ha conquistato maggiormente: consiste nell’attendere le mosse dei mostri, posizionandosi adeguatamente e schivandone gli attacchi all’ultimo istante, così da sfruttare una breve finestra in cui è possibile contrattaccare, infliggendo danni ingenti, decisamente superiori a quelli di un affondo normale, al prezzo di un singolo slot per le Arti equipaggiabile.
Lo stile Aereo porta alle estreme conseguenze le meccaniche introdotte dal Falcione Insetto in Monster Hunter 4 Ultimate, consentendo di utilizzare compagni, mostri e persino barili come veri e propri trampolini, così da spiccare balzi enormi ed attaccare in salto le nostre prede.
Anche in questo caso si viene limitati ad un singolo slot per le Arti, ma potrebbe valerne la pena, se anche non foste amanti della suddetta arma, visto che non esistono limitazioni di equipaggiamento specifiche.
Lo stile Offensivo, l’unico che consente di equipaggiare ben tre arti contemporaneamente, privilegia una condotta aggressiva, riempiendo la barra delle Arti molto più in fretta degli altri, al prezzo di valori di difesa ribassati, i cui effetti si notano soprattutto in occasione degli scontri campali della parte finale dell’avventura.
Chiude il quadro lo stile Gilda, che è semplicemente il nome dato allo stile di combattimento classico, con due arti da portarsi in battaglia e nessun malus particolare, con stance bilanciate che premiano la padronanza dell’arma e dei tempi delle animazioni, invariati rispetto al recente passato, come d’altronde il resto dell’ossatura di gioco, dal multiplayer (locale ed online) fino a quattro giocatori a un gran numero di missioni a sostenere l’endgame.

Il peso di un decennio

Considerati i limiti tecnologici della console ospite e la tendenza della casa madre a riciclare asset e texture, non stupisce che il lato meno entusiasmante della produzione sia rappresentato da quello tecnico: nonostante un generale miglioramento in termini di effettistica e qualità dell’immagine rispetto al titolo dello scorso anno, con il quale condivide il motore grafico, Monster Hunter Generations non riesce a stupire, soprattutto a causa di una mole poligonale buona per taluni mostri (nello specifico, le aggiunte più recenti al roster) e assai meno gradevole per altri (il blocco storico del bestiario).
Le texture ambientali e la costruzione poligonale degli scorci che il giocatore potrà visitare, notevoli dal punto di vista della varietà e del level design, tradiscono le fondamenta piuttosto antiquate dell’impianto tecnico e la scarsa definizione portata in dote dalla console stereoscopica Nintendo non aiuta; quantomeno, durante la nostra prova, effettuata su un New Nintendo 3DS, non abbiamo notato rallentamenti, se non nelle situazioni più concitate, quando, comunque, non erano che appena percettibili, senza alcun impatto sul gameplay.
Per quanto concerne la colonna sonora, fanno capolino nuove campionature per gli effetti sonori, remix di motivi storici della saga (legati perlopiù ai tre villaggi extra visitabili) e la consueta colonna sonora che alterna sapientemente pezzi di grande impeto durante le battaglie e motivetti bucolici, al limite della nenia per bambini, durante le fasi di raccolta materiali e di shopping dai vari mercanti.
Di certo, se questo non è il vostro primo Monster Hunter, ritroverete molte melodie con le quali avete condiviso decine di ore di grinding nell’ultimo decennio: in questo caso, premunirsi di un paio di auricolari di qualità può aggiungere l’effetto nostalgia all’esperienza di gioco.


Commento finale

Monster Hunter Generations sarà ricordato, molto probabilmente, come il capitolo più innovativo e coraggioso dall’esordio del franchise, ormai dieci anni fa: le arti, gli stili e la modalità Cacciamiao non rivoluzionano il cuore del gameplay, ma lo rendono molto più appetibile per i neofiti e, nel contempo, ancora più stratificato per i veterani della serie.
Chi ha spolpato fino all’osso Monster Hunter 4 Ultimate potrebbe provare una sensazione di deja vu, e il comparto tecnico comincia a risentire del peso degli anni, ma questi sono gli unici due problemi riscontrati in oltre cinquanta ore di test.
Non c’è mai stato momento migliore per entrare nel mondo immaginato dai talentuosi sviluppatori al soldo si Capcom, insomma.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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