Unravel – Recensione


Articolo a cura di Samuele Zaboi


Ci sono giochi in grado di catturare per la trama, altri che invece colpiscono gli utenti per il carisma dei personaggi e altri ancora perché divertono o semplicemente perché appartengono a una serie amata da milioni di persone. Nel panorama videoludico esistono però alcuni prodotti in grado di lasciare nel giocatore qualcosa di diverso, quel quid che non è facile in giro. Unravel può essere iscritto senza problemi in questa categoria: è indubbio che il titolo sviluppato da Coldwood Interactive sia caratterizzato da un gameplay, da grafica e da quant’altro possa essere presente in un videogioco ma ciò che resta maggiormente nella memoria è quel senso di viaggio onirico tra presente, passato e futuro, il tutto attraverso un filo conduttore che unisce i ricordi di una vita.

Un filo all’origine di tutto

Unravel è un platform che concede tanto a grandi titoli del passato di questo genere, Limbo su tutti, ma che riesce anche a ritagliarsi una propria identità, un proprio essere. Questo è stato posibile anche grazie a Yarny, il simpatico e tenero personaggio protagonista del gioco nato in Svezia e supportato Electronic Arts. La creatura rossa altro non è che un filo di lana con il quale sarà possibile fare praticamente di tutto. Ma procediamo con ordine.
Tutto inizia in una normale casa di una anziana signora: qui Yarny prende vita e da qui è possibile accedere ai micromondi creati dai Coldwood, una manciata di livelli che per poco più di 6 ore gioco sapranno anche meravigliarvi grazie alla loro bellezza (il debito nei confronti della Svezia in questo caso è altissimo, ndr). Durante i primi livelli è possibile fare la conoscenza e trovare la giusta confidenza con le meccaniche: il filo rosso di Yarny può essere usato per appendersi a sporgenze, creare ponti, superare ostacoli e fare ogni cosa sia necessaria per risolvere un puzzle incontrato lungo il cammino. Yarny però non è infinito: il personaggio non si potrà infatti srotolare senza sosta e per poter proseguire quindi sarà necessario raccogliere dei frammenti di lana sparsi qua e là lungo i livelli. Questa mossa è di fatto obbligata anche perché questi punti corrispondo ai checkpoint di salvataggio da cui ripartire. È pur vero che difficilmente si arriverà a terminare il filo per quindi fare dietro front e studiare un percorso alternativo anche perché non sono molti i puzzle che richiedono molto impegno e pensiero per poter essere risolti anche se, per fortuna, questi non mancano all’interno di Unravel.

Tra sogno e realtà

Unravel, come già citato poco sopra, è un titolo nel complesso breve dal momento che in meno di 7 ore potrà essere concluso. A questo si aggiunge una sorta di ripetitività che si incontra dopo aver superato la metà del gioco: una volta apprese tutte le meccaniche queste infatti si ripeteranno senza sosta per accompagnarvi fino alla fine di Unravel. Sarebbe stato più opportuno svelare le caratteristiche del gioco man mano e non concentrare il tutto solo nei primi livelli. Se da un lato si può muovere critica per le meccaniche di gioco ripetitive non si può dire lo stesso delle ambientazioni e dei livelli creati dal team di Coldwood. Nel titolo si scopriranno infatti location sempre diverse da loro, tutte a misura di Yarny, e tutte quante permeate da quel senso onirico capace di meravigliare, nonostante si tratti “solo” di un videogioco. Osservando i livelli di Unravel, la voglia di andare in Svezia e conoscere i luoghi che hanno ispirato gli sviluppatori germoglierà in voi. Una buon comparto musicale (non si può parlare propriamente di sonoro dal momento che Yarny non parla, ndr) accompagnerà le vostre mosse mischiandosi in maniera simbiotica e apprezzabile con il level design del gioco.
La grafica di Unravel è sicuramente il punto di forza del gioco mentre resta un peccato la non ottima gestione dei puzzle e degli elementi platform: contrariamente a quanto ci si possa aspettare, non si incontra una curva di difficoltà tendente verso l’alto con il passare del livelli, non riuscendo a dare quel mordente che si possa immaginare. È anche vero però che Unravel non si pone questo come obiettivo, ma mira a essere una sorta di viaggio, da vivere con i propri ricordi e i propri legami, cercando di trovare la giusta via attraverso il tanto celebre Fil Rouge.

Commenti finali

Unravel è un platform capace di coinvolgere il giocatore e di trasmettere agli utenti delle sensazioni, e perché no, delle emozioni. Caratterizzato da un eccellente comparto grafico, la prima “vera” opera magna dei ragazzi di Coldwood Interactive è un buon prodotto che con una minima spesa permette di aver vivere un’avventura a tratti onirica, anche se di breve durata.


Articolo a cura di Redazione Player.it

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