Monster Hunter 4 Ultimate – Recensione


Articolo a cura di Gianluca “DottorKillex” Arena

Monster Hunter in Giappone è una sorta di bibbia del videogiocatore: sin dalla sua nascita, la saga Capcom ha attirato milioni e milioni di fan, soprattutto nelle sue numerose incarnazioni portatili, che hanno fatto vendere, quasi da soli, milioni di PlaystationPortable nel paese del Sol Levante.
Fuori dal suolo natio, invece, il franchise ha ricevuto accoglienze generalmente più tiepide, probabilmente per la natura profondamente diversa delle qualità del videogiocatore medio occidentale, meno paziente di quello nipponico e più incline a giochi che fanno dell’accessibilità il loro leit motiv.
Oggi, a quasi un anno e mezzo dall’uscita del quarto episodio in Giappone, arriva in Europa, solo su 3DS (e New 3DS), Monster Hunter 4 Ultimate.
Pronti alla caccia?

Nuove leve e vecchi lupi di mare

Non si può certo dire che a Capcom manchi il coraggio: dopo aver proposto il terzo capitolo anche su console casalinga (Wii U), per questa quarta incarnazione la casa di Osaka ha scommesso esclusivamente sulle potenzialità della console portatile Nintendo, implementando finalmente il multiplayer online senza passare da un’altra console e puntando sulle funzionalità social, con la possibilità di riunirsi e darsi a battute di caccia epiche.
Dopo settimane di test, dobbiamo ammettere che quello che ci troviamo di fronte è l’episodio di Monster Hunter più accessibile anche per i neofiti, nonché quello che porta in dote il quantitativo maggiore di novità degli ultimi anni: lo sforzo è apprezzabile, soprattutto perché viene da una software house che si è resa spesso protagonista di sfruttamenti fin troppo intensivi dei suoi brand di punta.
L’offerta contenutistica di Monster Hunter 4 Ultimate, invece è eccezionale, tanto a livello qualitativo, quanto a livello di novità introdotte: il totale dei mostri è stato portato quasi a cento, sebbene questo numero includa almeno una settantina di mostri già incontrati nelle precedenti iterazioni, il numero di villaggi ampliato, con annessa maggiore attenzione al versante narrativo del gioco, e le armi portate a quattordici in totale, grazie alle due new entry, la Spadascia Caricata e il Falcione Insetto.
Nel contempo, pur nell’ambito di un titolo enciclopedico, che richiede dedizione e un investimento in termini temporali molto ingente, Capcom ha cercato di semplificare alcuni aspetti, quasi a voler tendere una mano a quanti, finora, non hanno ceduto al richiamo della saga: scompaiono così le tediose fasi di raccolta, con l’orticello sostituito da un simpatico vecchietto che ci permetterà di scambiare beni e materiali, e, dopo qualche ora di gioco, al giocatore viene concesso di portare con sé non uno ma due Felyne, che alleggeriranno il livello di difficoltà di molte missioni, distraendo i mostri e curando alla bisogna il giocatore.
Non crediate però che, tutto ad un tratto, Monster Hunter sia diventato un franchise per tutti: dopo una prima fase di apprendistato, la difficoltà delle missioni salirà rapidamente, e il comportamento di molti dei mostri sarà reso imprevedibile dalla presenza di un virus, in grado di infettare anche il giocatore, che li porterà in un stato di frenesia assoluta, difficilissimo da gestire rispetto ai pattern noti degli stessi.
Se a questo si aggiunge una rinnovata verticalità delle arene di gioco, purtroppo ancora spezzettate in vari segmenti, divisi da brevi caricamenti, appare chiaro come il team di sviluppo abbia provato a sparigliare le carte in tavola, con risultati più che soddisfacenti sotto ogni aspetto, a tutto beneficio del gameplay.
Ma, per quelli che non sanno come si gioca a Monster Hunter, com’è, nello specifico, questo gameplay?

Cacciatori, alle armi!

Da più parti Monster Hunter è stato descritto come un action rpg, basato su missioni da prendere in carico e dalla durata prestabilita, su mappe dalle dimensioni generose ma mai troppo dispersive: tutto vero, ma più che sul “cosa” dovremmo concentrarci sul “come”.
Scendere in campo ed affrontare i nemici arma in pugno servirà solo a farci ammazzare in pochissimi secondi: Monster Hunter 4 Ultimate, come i suoi predecessori, tende a premiare l’osservazione metodica dei pattern di attacco di ognuna delle bestie, così come delle arene dove lo scontro avrà luogo.
Tutti i mostri, dagli insettoidi ai rettili, passando per i primati, hanno punti di forza e debolezze, preferiscono una determinata zona delle mappe e reagiscono diversamente agli attacchi, chi fuggendo, chi invece contrattaccando furiosamente: imparare a conoscerne ogni tratto è la vera sfida, e, più che un’ascia affilata, sarà proprio la conoscenza la migliore arma per un cacciatore in Monster Hunter 4 Ultimate.
Questo quarto capitolo, come anticipato, introduce la possibilità di saltare sulla schiena dei mostri nemici, sfruttando la verticalità di alcuni stage, e dando così inizio ad una sorta di breve minigioco, che, se portato a termine correttamente, garantisce che il mostro rimanga inerme di fronte ai nostri attacchi per qualche istante:Capcom è stata maestra nel dosare questa nuova feature, il cui abuso avrebbe portato ad un’eccessiva semplificazione di alcuni degli scontri, che invece rimangono tesi e combattuti fino all’ultimo, restituendo un grande senso di soddisfazione una volta portati a termine.
In questo aiutano anche le due nuove armi, che si differenziano notevolmente dal range di quelle già presenti: se la Spadascia Caricata unisce forza e maneggevolezza in un solo strumento, è il design del Falcione Insetto a stuzzicare maggiormente l’inventiva dei cacciatori più scafati.
Quest’arma è, di fatto, un’asta, che consente non solo di poter spiccare dei balzi laterali, utilissimi per evitare cariche improvvide e attacchi di coda, ma anche (e soprattutto) di beneficiare di una serie di bonus scaturiti dall’insetto che risiede in essa, che li sottrae al mostro che stiamo combattendo e li propina al giocatore, aumentandone la forza per breve periodo o magari curandolo.
Nel corso delle nostre partite, i Felyne, invece, si sono resi più utili come bersagli per i mostri che come reali compagni d’armi: se le routine di attacco che li muovono sono infatti buone, quando si tratta di schivare i furiosi contrattacchi delle enormi bestie questi vanno in difficoltà, finendo con grande velocità al tappeto.
Cionondimeno, nelle occasioni in cui riescono ad attirare l’attenzione dei mostri, concedono al giocatore preziose finestre temporali, da sfruttare infliggendo un attacco caricato oppure curandosi (operazione che, come da tradizione per la serie, richiede qualche secondo).
Il divertimento aumenta a dismisura quando si caccia con amici: fino a quattro giocatori (sia in locale, sia online) possono prendere parte ad una quest e dividersi i compiti, abbattendo bestie assolutamente fuori parametro per i giocatori più solitari: i test pre-lancio (il gioco raggiungerà gli scaffali dei negozi solo venerdì prossimo) non hanno rivelato particolari problemi di stabilità o di lag, donando nuovamente un ruolo preponderante alla componente multiplayer, dopo gli inciampi di Monster Hunter 3 Ultimate.

Due analogici, please

Se il voto che vedete apposto a questa recensione non è più alto, nonostante la bontà del lavoro svolto da Capcom, è perché, mai come oggi, Monster Hunter 4 Ultimate necessita di due analogici per essere goduto appieno: la visuale può essere riportata alle spalle del protagonista con la pressione del dorsale sinistro e ruotata tramite croce direzionale o touch screen, ma sono tutte soluzioni palliative, che impattano negativamente sulla godibilità del titolo.
I casi, allora, sono due: propendere per il passaggio al nuove hardware Nintendo, che, guarda caso, viene lanciato anch’esso venerdì prossimo, o procurarsi uno degli accessori più antiestetici della storia delle console, il vituperato Circle Pad Pro, che, disquisizioni estetiche a parte, svolge degnamente il suo dovere.
Giocato su uno dei modelli di 3DS attualmente sul mercato, Monster Hunter 4 Ultimate rimane un ottimo titolo ma sacrificato a livello di controlli, con una mappatura dei comandi che, giocoforza, non consente di padroneggiare la visuale come si dovrebbe.
Se durante le prime ore di gioco, contro avversari di modeste dimensioni, il problema appare secondario, con il procedere della lunga campagna si sentirà a più riprese la necessità di ruotare la telecamera in maniera più comoda e intuitiva.
A livello tecnico, invece, nulla da eccepire: su qualsiasi console lo giochiate, il titolo Capcom mostra texture pregevoli (se rapportate alla potenza dell’hardware ospite), una costruzione poligonale solida e un framerate privo di incertezze, se non per qualche nanosecondo nelle situazioni più concitate.
Il design dei mostri è sempre ispiratissimo, con incroci improbabili e deformazioni esilaranti, accompagnati da un comparto audio che svolge il suo compito senza sbavature e da una longevità monstre, che supera agevolmente la cinquantina di ore e tende all’infinito se si considera anche il multiplayer.

Commento finale

Monster Hunter 4 Ultimate rappresenta uno sforzo titanico da parte di Capcom, che gioca una partita su più tavoli (dall’infrastruttura online all’abbassamento delle barriere di ingresso per i neofiti) e la vince sotto quasi tutti i punti di vista, proponendo un pacchetto completo, dalla longevità esaltante e dalle dinamiche affinate di episodio in episodio da un decennio a questa parte.
Se aveste la possibilità di giocarci con un secondo analogico, potreste tranquillamente alzare il voto finale di mezzo punto, altrimenti, preparatevi a gestire la telecamera in maniera decisamente più difficoltosa, cosa che, comunque, non vi toglierà il piacere di darvi alla caccia, soprattutto se in compagnia di tre amici fidati.

Articolo a cura di Redazione Player.it

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