Recensione: Dishonored La Morte Dell’Esterno

Dishonored La Morte Dell'Esterno


Come puoi uccidere un dio?

La Morte Dell’Esterno. Il DLC storia di Dishonored 2 che è cresciuto talmente tanto in fase di sviluppo che Arkane Studios e Bethesda hanno deciso di pubblicarlo come titolo a sé stante.

Una nuova avventura che vede protagonisti Billie Lurk e Daud che, giunto alla fine dei suoi giorni, anziano, stanco e malato, decide di intraprendere, con l’aiuto della fidata apprendista nonché aiutante di Corvo o di Emily in Dishonored 2, l’ultimo lavoro. Quell’ultimo contratto che forse gli darà la sensazione di redenzione che gli serve, al tramonto della sua vita: uccidere l’Esterno.

Ma come si uccide un dio? Nato da un rituale esoterico millenni fa, l’Esterno è un Dio a tutti gli effetti. Immortale, onnipotente e onnipresente, signore del Vuoto, portatore di doni straordinari come poteri di teletrasporto, di visione attraverso i muri, addirittura può donare la possibilità di rallentare e fermare il tempo a seconda dei propri bisogni. In cambio chiede solo un po’ di intrattenimento.

Cosa farà la persona che riceverà questi doni? Si comporterà in maniera ignominiosa, intraprendendo un viaggio di vendetta e di sangue, o sarà virtuoso e li sfrutterà per perseguire i propri interessi lasciandosi dietro però una scia di sangue ridotta, o addirittura un pavimento pulito? Sta a voi decidere, anche questa volta.

Dishonored La Morte dell'Esterno

Di nuovo a Serkonos con nuovi poteri

Quest’ultima missione ci porterà nuovamente a Karnaka, città natale di Corvo Attano e già setting del secondo titolo della serie, ma ne visiteremo nuovi luoghi. Sarà passato del tempo dalle vicende che hanno portato alla fine di Delilah e la restaurazione del regno legittimo di Emily, finale scelto come canonico dagli sviluppatori.

Billie dovrà ritrovare il proprio mentore, tenuto prigioniero da una gang di strada violenta e dedita a strani rituali esoterici. Inizierà qui il nostro percorso per trovare il modo di uccidere l’Esterno. Lasceremo a voi il piacere di scoprire questa storia e le tante altre che tornano dai titoli precedenti, tramite luoghi, documenti, libri e discorsi origliati dietro l’angolo. E sì, anche questa volta, potremo derubare il povero Dottor Galvani, che dopo essere stato derubato ben tre volte tra Dishonored e Dishonored 2, ha deciso di lasciare i propri averi più preziosi nella banca più sicura di Karnaka. Non è che sia servito a molto.

Resta il fatto che la storia di La Morte Dell’Esterno è molto affascinante, incredibilmente dettagliata per essere “solo” tecnicamente un DLC, benché lo si possa chiamare tranquillamente Dishonored 2.5, e vi terrà incollati a schermo e controller o mouse e tastiera per ore.

Leggermente più breve del secondo titolo, offre però un valore altissimo di rigiocabilità, grazie alle decine di strade che si possono intraprendere o i vari modi in cui è possibile completare la storia.

Cambiare strada e approccio mentre vi avvicinate al vostro obiettivo è un lavoro complicato, soprattutto se si scopre una strada rapida che vi porta dove volete andare. Tuttavia, prendere la strada più ardua, quella che non lascerà cadaveri al vostro passaggio e vi renderà un fantasma che si aggira per Karnaka, darà un senso d’orgoglio non indifferente.

Gameplay familiare con un tocco di novità

Il gameplay non è diverso da quelli degli altri Dishonored, un mix di stealth alla Thief e primi Deus Ex controbilanciato da momenti action – se deciderete di procedere affrontando i vostri nemici a viso aperto – simili a Bioshock.

Billie avrà a disposizione un set di armi per la mano sinistra, una lama unica e poteri tutti suoi che, pur funzionando per certi versi come quelli di Corvo e di Emily, la distanziano dal Lord Protettore e dall’Imperatrice, rendendola un personaggio a sé stante, non solo nella sua storia e nel suo background ma anche con le sue proprie abilità.

Questa volta però avremo qualcosa in più da fare: i contratti. Semplici compiti che vi faranno andare in giro un po’ di più per la città, favorendo quindi l’esplorazione ambientale e la scoperta di nuove strade. Il più delle volte si tratterà di uccidere una persona – o un animale – o rubare qualche cosa, piccoli lavoretti che vi forniranno cifre più o meno alte di denaro, ma che non prendono troppo tempi e sono più che piacevoli da portare a termine.

Dishonored La Morte dell'Esterno

Comparto tecnico da manuale

Veniamo quindi la reparto tecnico. Abbiamo a che fare con un titolo ovviamente sviluppato nella stessa maniera e nello stesso ambiente di Dishonored 2. E’ stato utilizzato il Void Engine – una variazione del motore grafico interno di Bethesda su cui è stato sviluppato Doom.

Una direzione artistica molto particolare che si concentra su alcuni dettagli e ne lascia altri appena abbozzati, ma allo stesso tempo, dal punto di vista grafico, abbiamo un piccolo capolavoro – ovviamente se piace il genere – che su Playstation 4 standard scorre benissimo, senza cali di framerate anche nei momenti più concitati con decine di guardie ed effetti particellari a schermo.

Rispetto a Dishonored 2, Arkane ha programmato e ottimizzato molto meglio questo prodotto, forte dell’esperienza maturata sia con la release del 2 sia con la più recente uscita di Prey. Non abbiamo infatti riscontrato alcun problema riconducibile ad un’ottimizzazione scadente.

Ottimo anche il comparto audio, con voci splendide – nel caso specifico parliamo di quelle originali, con Rosario Dawson nel ruolo di Billie Lurk, Michale Madsen in quello di Daud e Robin Lord Taylor in quello dell’Esterno – e suoni ambientali eccellenti, soprattutto se si gioca con cuffie di buona qualità.

Ottime le musiche, sullo stesso livello di quelle del secondo capitolo e di cui ricordano molto il feeling e l’atmosfera cupa di una città che di facciata è splendida ma il cui cuore pulsante è marcio fino all’ultimo vicolo ricoperto di acqua salmastra, sangue di balena e altri liquidi viscidi di varia natura. Sarà un piacere addentrarsi nei piccoli anfratti, giù per le scogliere per cercare quelle piccole cose che rendono grandi i titoli della serie.

Dishonored La Morte dell'Esterno

Qualcosa non torna

L’AI a volte arranca. Per questioni di praticità e tempistiche abbiamo preferito giocare al livello di difficoltà più facile e poi riprovare solo la prima missione aumentando il livello di difficoltà. Abbiamo potuto constatare che se al livello più arduo l’attenzione dei nemici è molto più alta, quasi sovraumana, l’AI ha la tendenza a lasciar perdere l’inseguimento molto presto, in tutti i gradi di difficoltà.

Rovina l’esperienza? Non troppo se siete quei giocatori che vogliono godersi la storia come se stessero guardando un film, ma se invece cercate la sfida potrebbe darvi fastidio. Non è un grande dramma ovviamente, ma tenetene conto.

Che dire quindi? Dishonored: La Morte Dell’Esterno conferma nuovamente che Arkane Studios sa quello che fa e lo sa fare molto bene. Ripresisi dal passo falso della release del secondo capitolo della saga che ha dato parecchi problemi ad alcune persone che lo hanno giocato su PC e ha fatto cascare le braccia ai possessori di console con oltre nove gigabyte di patch del day one da scaricare, il rilascio di La Morte Dell’Esterno è per Arkane Studios l’ennesima conferma di uno studio che pur non avendo prodotto un numero eccessivo di titoli da quando è nato si è sempre fatto notare per la qualità dei propri lavori e ha trovato nella saga di Dishonored la propria quadratura del cerchio.

C’è da sperare quindi che, nelle conversazioni origliate durante la nostra run, ci sia nascosto qualcosa che possa essere un rimando ad un possibile Dishonored 3, perchè sarebbe brutto perdere una saga che, con soli due titoli e mezzo, ha dato così tanto al mondo dei videogiochi.

Articolo a cura di Eleonora Muzzi

Professionista del doppio senso, videogiocatrice da un quarto di secolo, scrittrice per hobby, geek da sempre. Alla ricerca di più posto per sistemare i fumetti e videogiochi. Gioco ad un po' di tutto, non ho un genere preferito in assoluto, ma tendo a prediligere FPS con elementi RPG e stealth, anche se di tanto in tanto potreste trovarmi in un tunnel chiamato Cities Skylines in cui mi rintano per settimane a volte, dimenticandomi che esistono altri tipi di gioco.

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