Recensione Shadow Tactics Blades of the Shogun

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In un mercato ormai dominato dagli sparatutto e dagli online competitivi, la parola “tattico” è finita un po’ nel dimenticatoio: i tedeschi Mimimi Productions esagerano e la utilizzano addirittura nel titolo della loro ultima creazione, Shadow Tactics Blades of the Shogun. Andiamo ad analizzare l’esordio console di questo strategico.

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Con selezionando col cursore uno dei nemici sulla mappa, è possibile evidenziarne il cono visivo


Shadow Tactics Blades of the Shogun è ambientato nel Giappone feudale dei primi anni del periodo Edo, un’era caratterizzata da centinaia di tumulti interni e dal fiorire della cultura orientale, causato dalla “chiusura” del paese rispetto al mondo esterno. All’inizio del gioco infatti, il Paese del Sol Levante è unificato sotto un unico shogunato, e attraversa un lungo periodo di pace e stabilità. Com’è facile intuire, quest’ultimo non è destinato a durare a lungo, minacciato dall’operato di un guerriero che agisce nell’ombra sotto il nome di Kage-sama. Il samurai Mugen verrà incaricato dallo Shogun stesso di scoprire la vera identità di Kage-Sama ed eventualmente fermarlo. Mugen incontrerà lungo il suo cammino diversi collaboratori, che recluterà per portare a termine il proprio compito.

Concentrandoci sul gameplay, Shadow Tactics Blades of the Shogun è un real-time strategy con una marcata componente stealth. Il gioco eredita la maggior parte delle sue meccaniche da vecchi strategici per PC, come i celebri Commandos. Il gioco è suddiviso in livelli, ognuno dei quali ambientato in un punto differente del Giappone e in una ben studiata mappa. Il nostro percorso è letteralmente disseminato di nemici, e questo non ci renderà la vita facile, ma in nostro soccorso ci sono i cinque protagonisti, e le loro varie abilità: il già citato Mugen-san, abile spadaccino, il veloce Hayato e i suoi shuriken, il vecchio cecchino Takuma, la giovane Yuki con le sue trappole e Aiko, abile nei travestimenti.

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Inconsueto per un gioco dalla visuale isometrica, è possibile sfruttare gli ambienti in verticale per tenersi lontano dalla visuale nemica

Come gli RTS di una volta, il gioco sa essere parecchio ostico. Già dai primi minuti di gioco, ci accorgeremo che superare inosservati le difese nemiche non è cosa da poco ed è proprio qui che il gioco giustifica il “Tactics” presente nel nome: per i giocatori console di lunga data il pensiero vola subito a quel “Tactical Espionage Action” che Kojima offriva quando nei panni di Solid Snake esaminavamo col il binocolo l’eliporto di Metal Gear Solid nel tentativo di studiare una strategia. In Shadow Tactics Blades of the Shogun spenderemo la maggior parte del tempo ad osservare il comportamento e i pattern di movimento delle guardie al fine di elaborare un piano d’azione, che raramente si rivelerà efficace al primo tentativo. Una volta che i nemici ci avranno scoperto, infatti, avranno facilmente la meglio sul nostro personaggio e basteranno pochi secondi per metterlo a tappeto: la morte di uno solo dei nostri eroi equivale a sconfitta. Qualora riuscissimo a fuggire e metterci in salvo, l’arrivo sulla mappa dei rinforzi ci renderebbe la vita ancora più difficile, tant’è che una volta scoperti preferiremo ricaricare l’ultimo salvataggio piuttosto che continuare il gioco con il doppio delle guardie su schermo. Utilissimo in tal senso il pulsante di salvataggio rapido – un click sul touchpad del DualShock 4 nel nostro caso – e il corrispondente timer che ci inviterà a farne un uso spropositato nel corso della nostra avventura.

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Un buon level design e il sapiente utilizzo del cel-shading rendono piacevoli gli scenari alla vista

Alcuni degli scenari offerti saranno difficilmente superabili se non utilizzando la Modalità Ombra: con essa potremo “registrare” un’azione con ognuno dei personaggi sul campo e riprodurla in contemporanea alla pressione di un tasto. Mettiamo caso di dover attraversare una porta sorvegliata da due guardie: uccidendo una delle due con uno shuriken ben piazzato di Hayato genererebbe troppo rumore, e allerterebbe l’altro soldato. Potremo invece ordinare tale comando ad Hayato con la Modalità Ombra, e chiedergli di eseguirlo alla pressione del tasto triangolo mentre saremo al comando di Yuki, che contemporaneamente sorprenderà l’altro malcapitato saltandogli addosso da un tetto vicino. A tal proposito, va elogiato il level design e la possibilità di sfruttare strutture alte o basse per rimanere fuori dalla visuale dei nemici – caratteristica non sempre presente nei titoli con visuale isometrica.

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Il clima e l’orario influenzeranno il gameplay: di notte il cono visivo dei nemici sarà ridotto, e dovremo fare attenzione alle impronte che il nostro personaggio lascia sulla neve

Sebbene si tratti di uno strategico, genere storicamente diffuso su PC a causa della quantità di controlli necessari, il porting di Shadow Tactics Blades of the Shogun si comporta in maniera discreta nell’offrire su console un’interfaccia tutto sommato piacevole e ben ideata, anche se – inevitabilmente – un po’ macchinosa all’inizio. Buono il lavoro svolto dai programmatori per condensare tutti i comandi del gioco sul pad. Soprattutto la gestione della telecamera, unica grande pecca della controparte PC, è comodamente relegata allo stick destro per il movimento e alla pressione di uno dei grilletti ed al suddetto stick per la rotazione.

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Ci saranno sempre tante guardie sullo schermo: sfruttare al meglio la Modalità Ombra è il segreto per proseguire nel gioco

Ruotando la telecamera, oltre ai palesi vantaggi offerti durante il gioco, permette di gustare il dettaglio delle mappe, ricreate interamente in 3D con l’utilizzo di un effetto cel-shading non troppo marcato. In generale, buone le prestazioni grafiche su PlayStation 4, per un titolo che non punta al realismo e non richiede risorse elevate, basato su Unity. I brani musicali offerti sono di buona qualità, ma gran parte di essi richiamano lo stesso motivo principale, che può risultare ripetitivo. Carente il doppiaggio inglese.

Shadow Tactics Blades of The Shogun offre su console lo stesso gameplay della controparte PC, senza semplificazioni o stravolgimenti. Uno strategico di buona fattura dalle meccaniche retrò e dall’elevato livello di sfida, ormai già rari, soprattutto su console.

Pro:

+Interfaccia comoda
+Impegnativo quanto basta
+Trama

Contro:

-Musiche non eccellenti
-Doppiaggio inglese

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Articolo a cura di Gianvito Abbruzzese

Alcuni mi danno del "nerd", ma non mi piacciono i supereroi. Ho il nervoso facile, la memoria corta e sono vegetariano. Adoro i cani e i gatti, il bluetooth e la pizza. Odio la Apple, le religioni e Carl di The Walking Dead. Il mio sogno nel cassetto è... In quale cassetto l'avevo messo?

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