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Shaun White Skateboarding – Recensione


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Dopo aver esordito nel mondo dei videogiochi con un titolo legato allo snowboard, sport nel quale Shaun White ha ottenuto due medaglie d’oro olimpiche, il rosso riccioluto lascia la montagna per la città e lo snowboard per lo skateboard. Con questo pesante cambio di ambientazione, gli sviluppatori di Ubisoft hanno deciso di fare le cose semplici: tante mosse, pochi pulsanti e realismo praticamente nullo. Sarà stata la mossa vincente?


PORTARE COLORE IN UN MONDO IN BIANCO E NERO

La modalità storia di Shaun White Skateboarding ci inserisce in un mondo in bianco e nero dove un regime totalitario noto come il Ministero (The Ministry in inglese) ha tolto colore, gioia e fantasia nelle città. Con l’intento di mantenere il mondo in questo stato, il Ministero ha arrestato e chiuso in galera tantissima gente e tra queste c’è il protagonista e testimonial di questo gioco, per l’appunto Shaun White. E’ dunque importante capire che Shaun White è protagonista sì del gioco, ma in modo indiretto, il giocatore infatti può indossarne i panni solo a poco tempo dalla conclusione della storia. Chi saremo dunque nel gioco? Nient’altro che un anonimo skater – che creeremo prima di avviare la storia – stanco di questo regime e deciso a cambiare le cose.


Era una notte buia e tempestosa… ma poi arrivarono gli skater!!

Questa in breve la storia del gioco, che non brilla certo di fantasia o profondità, ma che potrebbe esser perdonata se il gameplay fosse qualcosa di infinitamente divertente… e lo è… per la prima mezz’ora di gioco. In breve, il gioco ci pone in una decina di ambientazioni differenti, tra città, marine, parchi ed altro, con il compito di eseguire quanti più trick possibile all’interno del mondo in modo da ridargli colore e con questo, trasformarlo. Una volta modificata un’ambientazione a sufficienza, ne sbloccheremo una nuova che ci porterà avanti in una storia divisa in soglie di punti da dover raggiungere. Ogni nostra azione sul campo infatti, sia un semplice Ollie o una fantastica concatenazione di salti, grind ed acrobazie, ci permetterà di ottenere punti e al contempo di ridare vita all’ambientazione con colori che escono fuori dal nostro skateboard. Ma ridare colore non è l’unica cosa che possiamo fare, attraverso il Flow infatti, ci viene data anche la possibilità di trasformare fisicamente le ambientazioni in modo tale da creare rampe, bordi su cui eseguire dei grind e molto altro ancora. Il Flow è la maggiore e forse anche ciò che di più spettacolare Shaun White Skateboarding. Questa azione parte sempre da un grind che si va ad eseguire su strutture dove è presente una grande freccia. Seguendo la freccia ci ritroveremo a grindare nel vuoto raggiungendo luoghi altrimenti inaccessibili dove, eseguendo specifiche acrobazie, andremo a trasformare il mondo di gioco in modo da avere nuove rampe e l’accesso, contemporaneamente, anche a nuovi flow. L’effetto dell’ambientazione, che da nera diventa di mille colori con murales, luci ed anonimi palazzi che mutano forma trasformandosi in fantastici skate park, è decisamente bella da vedere, ma con il tempo comincia a diventare noiosa ed eccessivamente ripetitiva.

Trailer di lancio di Shaun White Skateboarding su GamesVideoTV

Tutto ciò porta ad una conclusione semplice: il gioco è facile. Lo schema dei comandi, l’effettiva difficoltà nel concatenare i trick e la tipologia stessa del gameplay è di immediata comprensione e tutti si allontana anni luce da ciò che offre invece la concorrenza in tema di skate. Dimenticatevi il realismo, dimenticatevi le ore trascorse in arene sicure ad imparare i trick e la sequenza dei comandi, qui tutto è gestito da due leve ed i grilletti, siano essi i semplici salti, le complesse acrobazie, il mantenimento dell’equilibrio o le modalità manuali ed automatiche per far girare lo skate. Su Nintendo Wii invece, si potrà utilizzare solo Nunchuck e Wiimote o a creare un trittico decisamente niente male, anche la Balance Board – con specifiche pressione di tasti e spostamento del peso sulla bilancia, potremo eseguire ogni tipo di trick possibile ed immaginabile.


Il gioco presenta anche un comparto multiplayer la cui assenza, a dirla tutta, non si sarebbe sentita. Online potremo giocare con altri amici, formando al massimo un gruppo di otto giocatori sul campo che possono affrontarsi in un tutti contro tutti o a squadre – in specifiche modalità. Quest’ultime sono quattro in tutto: Ministry vs. Rising, Go With the Flow, Shaping Battle e Free Skate. L’ultima ci porta nel multiplayer senza alcun obiettivo o concetto, si tratta solo di skaettare in giro liberamente. Le altre tre modalità invece seguono delle logiche ben precise. Ministry vs. Rising è una modalità a squadre in cui l’obiettivo principe è fare meglio del team avversario con la squadra Ministry che dovrà far punti per mantenere il mondo nel suo grigiore, mentre chi sta nel gruppo Rising deve fare di tutto per portare il colore – nient’altro che una rivisitazione del single player. Le altre due modalità, giocabili in team o tutti contro tutti, hanno come obiettivo l’ottenimento del maggior numero di punti o del più alto numero di strutture create attraverso i trick.


Qualcuno mi aiuta a scendere?!

Se il materiale per divertirsi c’è, ciò che lascia di stucco è la totale assenza di qualsiasi forma di premio, classifica o motivazione che porti a giocare online, ogni partita infatti è fine a se stessa e due giocatori che avranno giocato rispettivamente zero secondi e duecento ore, sono trattati allo stesso modo.

POCHI DIFETTI, MA NESSUN PREGIO

A livello tecnico il gioco non soffre di particolari problemi, ad eccezione di un calo di framerate che si nota durante l’esplosione di colore e forme del mondo. La mancanza di difetti porta a pensare che il gioco sia eccezionale, ma non è esattamente così. Le ambientazioni sono povere di dettagli ed il design a lungo andare risulta sempre più monotono, superate infatti le prime ambientazioni, potremo cominciare a notare sempre la stessa identica sequenza o tipologia di trasformazioni in ogni singolo mondo. Discorso a parte per il comparto audio che vive una doppia vita. Gli effetti sonori risultano in molti casi mancanti o eccessivamente caricaturati, va bene lo stile semplice, ma il suono di uno skate deve sempre ricordare il suono di uno skate. Assente la localizzazione italiana del parlato, i non anglofoni dovranno dunque tenere gli occhi sui sottotitoli. Di tutt’altra pasta invece la colonna sonora di ottima fattura e sempre varia che, tra i tanti brani, presenta anche opere dei Green Day, Kiss, NOFX e tanti altri.

CONCLUSIONE


I ragazzi di Ubisoft hanno scelto di non considerare ciò che la concorrenza ha in questi anni realizzato con i titoli dedicati allo skate. Hanno lasciato perdere il realismo e si sono concentrati su un titolo che potesse essere semplice da giocare e di immediato apprendimento. Questo però ha trasformato la loro opera in un gioco fondamentalmente piatto, ai limiti della sufficienza.


Moh lo vedi quello che ti combino su questa rampa!!

In conclusione Shaun White Skateboarding mi ha lasciato con più dubbi che certezze. Il gioco a livello tecnico non soffre di particolari difetti, ma non eccelle neanche se non si considera la colonna sonora. La storyline non sprizza di certo originalità ed il comparto multiplayer è fino a se stesso, senza offrire motivi veri per mettersi a giocare. Il consiglio è di provarlo prima, se dopo mezz’ora non vi sarete stancati, il gioco fa per voi.

Il gioco è disponibile su sistemi PS3, Xbox 360 e Nintendo Wii.

VOTO: 6 su 10

Articolo a cura di Redazione Player.it

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