Castlevania: Lords of Shadow – Recensione


castlevania-lords-of-shadowCastlevania è una saga lunga venticinque anni nei quali i titoli si sono susseguiti con nomi e su piattaforme differenti una ventina di volte. Lords of Shadow è dunque solo l’ultimo capitolo di questa serie, ma gli sviluppatori del gioco, originariamente, stavano realizzando un titolo che con la serie Castlevania aveva ben poco a che fare. La scelta di aggiungere a Lord of Shadow la parola Castlevania è stata di Konami che ha visto nel progetto di MercurySteam il gioco perfetto per una vincente trasposizione in 3D della loro saga.

A rendere per il giocatore decisamente intrigante questo titolo è stata inoltre la notizia che Hideo Kojima, ideatore e creatore della pluripremiata serie Metal Gear, sarebbe stato coinvolto nello sviluppo del gioco, non con la Kojima Production ma come singolo. Sarà riuscita la mano di Kojima a creare il giusto capitolo 3D di Castlevania?


TRA L’INFERNO DI DANTE E L’OLIMPO DI KRATOS

Cominciamo dal concetto di base che Lords of Shadow farebbe bene a chiamarsi solo così, senza il Castlevania davanti visto che di Castlevania questo gioco ha ben poco. Rispetto al passato la trama di questo nuovo Castlevania è stata completamente rivista. Indosseremo i panni di Gabriel Belmont, ma non dovremo entrare nel castello di Dracula, battere prima i suoi scagnozzi e poi lui. Ci troveremo piuttosto in un mondo tutto particolare nella prima metà dell’anno mille. Il protagonista è un membro della “Fratellanza della Luce”, una congrega di combattenti che lottano contro i demoni e le forze oscure che uccidono gli umani per depredarne le anime lasciandole nel mondo in una sorta di infinito Limbo. Marie, la moglie di Gabriel, viene un giorno uccisa da queste creature e da questo momento Gabriel inizierà la sua personalissima lotta contro i Signori dell’Ombra (Lords of Shadow). La lotta di Gabriel lo porterà a scontrarsi contro creature di ogni tipo e forma come demoni, licantropi, vampiri, orchi, troll ed altre orribili creature. Nel suo viaggio l’uomo è alla ricerca della Maschera di Dio, un antico manufatto il cui potere ultimo è quello di riportare in vita i morti, potere che Gabriel vuole usare per riavere sua moglie al suo fianco. Dirvi di più sulla storia non è possibile o vi faremmo un torto spoilerando troppo.


Il mio nome è Belmont… Gabriel Belmont.

Passiamo dunque al gameplay. Rispetto al passato è stato tolto totalmente l’aspetto di esplorazione, ogni livello presenta infatti una decina di piccoli stage uniti tra loro da cutscene nelle quali Gabriel si sposterà da un punto all’altro. In ogni stage l’esplorazione è minima visto che si tratta di spazi ristretti dove trovare gli oggetti da raccogliere è semplice visto che splendono di luce propria – la quantità di oggetti da raccogliere poi è decisamente bassa. Se l’aspetto esplorativo è dunque stato messo da parte, stessa cosa non si può dire per ciò che riguarda il combattimento. Come accennato dovremo combattere contro demoni e creature malvagie di ogni tipo e foggia ed ogni nemico si presenta generalmente in due versioni, quella di base e quella evoluta. Prendendo ad esempio i licantropi, le prime creature contro cui dovremo combattere nel gioco, dovremo affrontare i normali licantropi dalle forme antropomorfe, ma anche la loro versione da “boss”, grande più di un possente stallone, feroce da far paura ed estremamente rapido. Discorso differente invece per i Titani, immensi nemici di roccia pura che per essere battuti devono essere scalati con il giusto tempismo per raggiungere le pietre sparse per i loro corpi, pietre che devono essere colpite più volte per essere distrutte e togliere dunque la vita a questi immensi colossi. Per ogni nemico di base però avremo in genere armi specifiche ,come i pugnali d’argento contro i licantropi o l’acqua santa per i vampiri. Il combattimento in genere però si limita ad un semplice hack’n’slash in cui Gabriel, con la fida frusta la cui impugnatura ha la forma di una croce, può eseguire i due tipici attacchi: quello rapido e leggero o quello lento e pesante avendo ovviamente la possibilità di concatenarli tra loro per far eliminare i nemici in meno tempo e con foga maggiore. Oltre alla frusta e alle molte armi secondarie, Gabriel può anche accedere a magie bianche e nere attraverso degli amuleti. In genere le magie bianche consentono a Gabriel di curarsi, mentre quelle nere di migliorare i propri attacchi. Tutto il sistema di combattimento poi è gestito attraverso un semplice sistema di upgrade che, attraverso i punti esperienza accumulati con l’uccisione dei nemici, ci consente di sbloccare nuove combo da eseguire con la frusta e magie sempre più potenti attivabili da sole o combinate con la frusta.


Va che PUUUTEEEEENNZAAAAAAAAA!!

Il gioco però non è solo combattimento, molti stage infatti presentano anche sessioni puzzle e platform in cui è necessario fermarsi e pensare a come risolvere uno specifico enigma per liberare una strada. Qui la frusta torna nuovamente di aiuto a Gabriel perché potrà utilizzarla come rampino per scalare o scendere dei muri o più semplicemente per dondolarsi nel vuoto in modo da raggiungere il lato opposto di uno stage. Più complessi sono invece i puzzle in cui dovremo muovere oggetti, ruotare specchi e raggiungere aree specifiche per liberarci la strada. In molti casi poi dovremo andare avanti per ottenere oggetti necessari per sbloccare passaggi precedentemente bloccati. Una novità tutta particolare sono i QTE inseriti nel gioco che sono stati ideati da MercurySteam come una semplificazione del normale Quick Time Event. In Castlevania non ci verrà chiesto di premere uno specifico pulsante, ma compariranno due cerchi, uno fisso ed un secondo che da molto largo diventerà molto piccolo entrando all’interno del cerchio fisso. Nel momento in cui il cerchio grande sarà in quello piccolo, dovremo premere un qualsiasi pulsante del pad, dai tasti azione ai grilletti. Una evoluzione non negativa del QTE, anche se forse toglie un piccolo grado di difficoltà che non sarebbe stato male mantenere.


Non guardare giù, non guardare giù, non guardare giù…

Di ottimo comunque c’è la longevità del gioco, sono necessarie infatti dalle quindici alle diciotto ore per riuscire a completare i dodici livelli su cui è spalmata la storia di Castlevania. Ogni livello poi presenta una decina di stage da superare, con alcuni luoghi da subito visitabili ed altri che invece richiedono lo sblocco di una specifica magia o arma che otterremo solo nei livelli successivi. Questa cosa ci porta a rigiocare i livelli precedenti una volta ottenuto il necessario per sbloccare l’area.

In soldoni, il completamento al 100% di Lords of Shadow richiede non meno di venti, ventidue ore di gioco, un tempo decisamente ampio per i titoli action di ultima generazione e caratteristica che permette al titolo di ottenere un mezzo punto in più nel voto finale.


SI BALLA TROPPO

Uno dei maggiori problemi a livello tecnico nei giochi 3D è la gestione della telecamera, ma MercurySteam ha pensato bene di non dare al giocatore la possibilità di gestire la visuale. Ciò comporta che il gioco mostra sempre la migliore angolazione possibile, anche se in alcuni casi, soprattutto nelle aree chiuse, ci troveremo con nemici alle spalle o nascosti da muri che ci sono totalmente invisibili. Un grave problema del gioco è il frame-rate eccessivamente ballerino, nelle azioni più concitate, ma anche in alcuni filmati la frequenza si frame si abbassa notevolmente portando la grafica a veri e propri salti. Il problema lo si riscontra anche quando sfruttiamo le mosse cinematiche attraverso gli eventi QTE (Quick Time Event). A riparare ai difetti c’è però la grafica ed è qui il punto in cui la mano di Kojima si è fatta sentire. Gabriel da un semplice barbaro è divenuto un personaggio riconoscibile e con cui ci si lega facilmente mentre il mondo in cui ci muoveremo, seppur diviso in stage delimitati, ha una profondità ed un livello di dettaglio incredibile.


Calma prima della tempesta? Sì, direi proprio di sì.

Il comparto audio è ottimo, soprattutto per ciò che riguarda la colonna sonora che è composta da tracce audio che hanno fatto parte della storia di Castlevania. Tutte le musiche originali sono poi create da Óscar Araujo e tutti i brani suonati da un’orchestra di centoventi strumenti con un coro di ottanta voci. Ottime le voci dei personaggi che purtroppo non presentano una versione in italiano, il titolo è difatti disponibile solo con i sottotitoli – la versione giapponese del gioco gode invece di un doppiaggio completo supervisionato da Kojima in persona.

CONCLUSIONE

Castlevania: Lords of Shadow non è in realtà un Castlevania, ma un gioco tutto nuovo che prende spunto da molti titoli action adventure oggi sul mercato. Forse sta proprio qui il suo difetto maggiore, un po’ come se chiamassimo FIFA un gioco di Football americano. Tolto questo problema, Lords of Shadow è un gioco in grado di farsi rispettare, è un buon titolo di azione che porta il giocatore in una storia semplice ma con un gameplay intuitivo e tutto sommato divertente.

Se siete amanti di giochi in cui il combattimento la fa da padrone, Lords of Shadow sarà in grado di farvi divertire, se invece siete amanti della saga e vi aspettate di trovare in questo nuovo capitolo il seguito della venticinquennale serie, resterete di certo delusi.


Il gioco è disponibile per sistemi PlayStation 3 ed Xbox 360.

VOTO: 8 su 10

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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