Swen Vincke conferma l’utilizzo di strumenti IA, per la realizzazione del nuovo Divinity. Come delle parole travisate hanno portato a un’escalation immotivata?
L’annuncio di Divinity durante la serata dei TGA2025, nonostante fosse stato parzialmente intuito, ha comunque generato un grande hype tra i fan di Larian Studios. Dopo il grande lavoro di Baldur’s Gate 3, lo studio ha deciso di tornare su una delle sue IP storiche, con una nomenclatura che vuole chiaramente rappresentare una ripartenza del franchise. Non a caso, è arrivata la conferma che il sistema di combattimento di Divinity sarà a turni.
Allo stesso tempo, contestualmente all’annuncio del gioco, delle dichiarazioni del CEO di Larian Studios, Swen Vincke, hanno generato un backlash davvero immotivato e incontrollato. L’oggetto del contendere, tanto per cambiare, sarebbe l’intelligenza artificiale e il modo in cui Larian la starebbe utilizzando per velocizzare lo sviluppo di Divinity: rischiamo un titolo pieno di “robaccia da IA” o le cose sono diverse?
Swen Vincke si è (giustamente) arrabbiato
Tutto ha avuto inizio dopo che Swen Vincke, CEO di Larian, ha rilasciato un’intervista a Bloomberg in cui raccontava di come lo studio si stia avvalendo di strumenti IA per testare nuove idee. Già in passato Vincke aveva accennato all’uso dell’IA, per attività estremamente ripetitive a tediose come pulizia del motion capture, l’editing delle voci o il retargeting. L’IA è stata sfruttata anche per il cosiddetto ‘white boxing’, un processo che “precede l’implementazione vera e propria” e che permette di sfruttare al meglio meccanismi di machine learning.
Queste dichiarazioni, gettate su internet con articoli parziali e sensazionalistici, hanno generato una risposta del pubblico parecchio fuorviata e aggressiva: tanti i commenti di persone che hanno iniziato ad attaccare Larian di voler sostituire i creativi dello studio, con l’IA. Tra chi crede che si voglia risparmiare sui concept design e chi teme che i doppiatori verranno sostituiti da un software, non ha tardato ad arrivare la risposta di Vincke.
Holy fuck guys we’re not "pushing hard" for or replacing concept artists with AI.
We have a team of 72 artists of which 23 are concept artists and we are hiring more. The art they create is original and I’m very proud of what they do.
I was asked explicitly about concept art… — Swen Vincke @where? (@LarAtLarian) December 16, 2025
In un post su X, il CEO di Larian, senza mezzi termini, scrive:
“Porca merda ragazzi, non stiamo ‘spingendo forte’ né sostituendo i concept artist con l’IA. Abbiamo un team di 72 artisti, di cui 23 sono concept artist, e ne stiamo assumendo altri. L’arte che creano è originale e sono molto orgoglioso di quello che fanno […]. Ho risposto che la usiamo per esplorare idee. Non ho detto che la usiamo per sviluppare la concept art. Quello lo fanno gli artisti. E sono davvero artisti di livello mondiale“.
Come se non bastasse, Vincke ha chiarito che all’interno di Divinity non vi saranno contenuti generati dall’IA, dato che questa servirà soltanto in fase concettuale o, tutt’al più come ispirazione per gli artisti che lavoreranno al gioco. Il team di Larian, secondo Vincke, ha ormai integrato perfettamente l’utilizzo dell’IA nella sua routine di sviluppo e sta capendo come sfruttarla al meglio, per ottenere risultati migliori in meno tempo rispetto a Baldur’s Gate 3.
Una situazione simile a quella di Shores of Vaelithar, gioco nato da un concept video di 5 secondi generato con Midjourney, diventato adesso un gioco che non ha contenuti generati con l’IA e che sfrutta lo strumento solo in fase concettuale.
