Recensione di Fabiano “Deimos” Zaino

Call of Juarez Bound in Blood è disponibile per Playstation 3, Xbox 360 e Pc. La versione analizzata per la recensione è quella PC.

Sento la puzza della polvere da sparo sulle mani.

Il caldo infernale mette a dura prova la mia concentrazione ma non devo sbagliare di mezzo secondo o il piano progettato con mio fratello andrà a farsi benedire: tutto è pronto per l’assalto al treno, manca poco ormai e saremo ricchi. In lontananza vedo il fumo della motrice, il treno è in perfetto orario, ancora qualche minuto e i macchinisti scopriranno la sorpresa che abbiamo preparato per loro.

Sempre più vicina vedo le carrozze arrivare ma qualcosa di piccolo vicino ad esse…allungo lo sguardo e sgrano gli occhi, indiani!!! Maledetti, vogliono assaltare il nostro treno.

La motrice è vicina, ancora pochi metri, ancora pochi secondi e…  

 

BOOOM!!! SIAMO NEL SELVAGGIO WEST

Che sia il cinema, fumetti, la letteratura o i videogiochi, il genere western è sempre stato uno dei miei preferiti: immaginarmi a cavallo di un fido destriero, mentre galoppo verso il tramonto magari inseguendo una diligenza da rapinare, è una delle fantasie che più spesso mi passa per la testa.

Il selvaggio west ha un fascino incredibile, non solo per gli indiani o gli scontri fra pistoleri ma anche per gli sconfinati panorami che varie pellicole del genere ci hanno insegnato a vedere e gustare. Credo di conoscere a memoria quasi tutti i film di Sergio Leone e dunque scontato sapere da parte vostra che questo nuovo capitolo della serie di Call of Juarez, non poteva assolutamente sfuggire alle mie manine.

Bound in Blood, cosi è chiamato il sottotitolo del gioco, mescola sapientemente tutto quello che già avrete potuto apprezzare nel primo capitolo con una nuovissima e bellissima veste grafica e con delle situazioni da spaghetti western, molto più varie e assortite del primo gioco.

A dire la verità, chi si aspettava un sequel qui rimarrà deluso perché Bound in Blood è un prequel ma forse proprio per questo, raggiunge un fascino ancora più netto: l’ambientazione è quella del west all’epoca della guerra Civile Americana e racconta le gesta di due fratelli (Ray e Thomas McCall) che ne vedranno delle belle fra sparatorie all’interno dei saloon, in città fantasma, assalti alle diligenze o ai treni, scontri a fuoco fra cowboy – indiani e banditi e duelli al calar del sole. Come potete ben leggere, la varietà delle situazioni proposte dal gioco ha del pazzesco cosi anche per quanto riguarda il piano grafico ma questo è un discorso che faremo in seguito.

CINQUE PALLOTTOLE PER TE

Una delle cose che non mi sono mai piaciute nei videogiochi, sono i tutorial, quelli che ti spiegano i comandi del gioco…personalmente dopo decenni di giocate ludiche, se possibile saltarli lo faccio, ovviamente non è sempre cosi e da qualche anno a questa parte sta andando di moda il tutorial mascherato da introduzione. Dico questo perché anche in Bound in Blood, i primi trenta minuti fungono da tutorial dove non solo vengono spiegati i comandi per affrontare il gioco ma cosa ancora più creativa, vi vengono mostrati con una serie di tagli cinematografici, i principali protagonisti del titolo. La storia si svolge nel 1865, dove si stanno svolgendo gli ultimi scontri tra gli Stati Uniti e gli Stati Confederati (nordisti e sudisti), qui entrano in scena i due fratelli (prenderemo il controllo a scelta di uno dei due, lasciando al computer l’intelligenza e le movenze dell’altro) che con le divise sudiste, combattono in nome della libertà. Le cose si complicano quando i due decidono di disertare l’esercito per far ritorno dalla madre malata – diventando a tutti gli effetti dei fuorilegge.

Ma il vero caposaldo della vicenda nasce quando i due fratelli incontrano Juarez, un misterioso e pericoloso bandito che possiede la mappa per arrivare al leggendario tesoro di Cortez e via all’azione più sfrenata. Bound in Blood riesce a mescolare un ritmo incalzante da videogioco con una storia prettamente rivolta agli appassionati dello spaghetti western più puro, senza tralasciare colpi di scena degni del migliore sceneggiatore hollywoodiano.

Tutto il gioco ruota ovviamente alle vicende dei due fratelli e alla loro capacità di affrontare le missioni questo perché Ray, il fratello maggiore, è quello dotato di più esperienza con le armi da fuoco. Di contro, Thomas ha la possibilità di usare un lazo per disarmare gli avversari, è molto più veloce e anche bravo con il fucile di precisione dalle lunghe distanze. Agli inizi la scelta di uno dei due fratelli è ponderante alle storia ma dopo pochi schemi, verrà data al giocatore la libertà di scelta: molti livelli però possono essere affrontati solamente con uno dei due e diventa difficile (ma non impossibile), arrivare alla fine con l’altro fratello.

Oltre ai vari scontri a fuoco fra cowboy e indiani, una delle cose che ho più gradito, è la presenza di alcuni boss intermedi che verranno affrontati solamente tramite la modalità del “faccia a faccia”, il classico scontro al calar del sole (bhe no, capita anche in pieno giorno) e che finisce non appena il primo e più veloce giocatore estrae la pistola e fa fuoco.

L’intelligenza artificiale è una delle migliori viste di recente anche se non sempre gli avversari reagiscono come ci si aspetterebbe – principalmente conoscono molto bene l’ambiente circostante e questo lo si può notare da come si muovo, da come riescono a coprire una posizione oppure ad aggirare il giocatore. La difficoltà generale è messa su buoni livelli, soprattutto per quanto riguarda anche gli scontri all’area aperta ma ancora di più all’interno di saloon o città – molto volte mi è capitato di morire perché uno dei nemici, messo alle strette, si difendeva lanciando dinamite da tutte le parti.

Ovviamente a seconda del fratello che sceglieremo, avremo molta più possibilità di fuoco, grazie anche alla possibilità di impugnare una doppia arma (sia pistole che fucili). In ultimo segnalo una nota degli schemi che proprio non mi sarei aspettato ma che rende ancora più affascinante il titolo: molti degli schemi che andremo ad affrontare nascondono una natura da sandbox, quindi avremo modo di inoltrarci in una zona molta vasta e potremo scegliere come portare a termine la missione.

Affascinante se pensiamo che molti livelli li potremo coprire solamente grazie al fido cavallo.  

L’esplorazione viene accentuata anche dalla possibilità di scoprire nuove armi, casse di denaro oppure oggetti rari da collezionare – senza contare alcune situazioni bizzarre come fra saltare in aria delle galline con la dinamite, oppure massacrare un determinato numero di indiani in sella al destriero.

DILIGENZA DILIGENTE

Se andiamo a vedere le statistiche dei giochi più usati come benchmark delle schede video, sono tre i titoli che si leggono più frequentemente: Crysis (forse la perfezione assoluta a livello tecnico), Prey e ovviamente il primo Call of Juarez che grazie al motore grafico chiamato Chrome Engine, era capace di muovere una montagna di poligoni, pur mantenendo una pulizia dell’immagine e un frame rate abbastanza costante anche alle grandi risoluzioni e con gli effetti speciali attivati al massimo.

 

Per realizzare Bound in Blood, i ragazzi polacchi della Techland, hanno sviluppato la quarta versione del loro motore grafico, programma che consente di gestire scene da mozzare il fiato e che è in grado di correre anche con i puledri più veloci (per rimanere in tema). Il Chrome 4 (aspetto anche di vederlo all’opera con il prossimo gioco targato Techland, “Dead Island”) si rivela dunque uno dei motori grafici più potenti in circolazione, capace di implementare uno splendido HDR (high definition radiosity) a ben 64bit di potenza grafica ma non solo, tutti gli effetti meteorologici e particellari sono spinti al massimo della pulizia grafica e della fisica cosi da far risultare fumo e esplosioni una bellezza grafica davvero efficace e dinamica. Se tutto ciò non bastasse, segnalo anche un ottimo uso delle ombre e delle luci dinamiche, capaci di rendere le scene delle città o degli spazi aperti, davvero ottimi. Ogni cosa che si vede a schermo è animata alla perfezione, in parole povere, Bound in Blood è un gioco solido e di estremo impatto.

Per chiudere, segnalo anche una buona se non ottima modellazione dei personaggi (non accenno neanche agli schemi perché sono eccellenti) e una millimetrica realizzazione per quanto riguarda i dettagli riguardanti uomini, mezzi o edifici: saloon, colline, foreste, canyon, villaggi messicani o indiani, il tutto è fortemente realizzato come Dio comanda. L’unico neo che mi sento di portare alla luce, forse è solo quello legato alle movenze dei personaggi, alcuni risultano troppo legnosi o poco naturali – soprattutto nelle movenze dei cavalli e nelle morti dei nemici, il rag-doll non risulta troppo preciso e spesso capita di vedere dei corpi a terra messi in maniera del tutto innaturale.

 

Sul piano audio, bisogna ulteriormente stringere le mani agli artisti che si sono occupati sia delle musiche che dei suoni generali. Tutta la colonna sonora ricorda chiaramente le musiche di Ennio Morricone e gli effetti sonori di esplosioni, cavalli o suoni vari, sono stati campionati benissimo.

Il gioco è interamente in italiano ma le voci generali dei personaggi non mi hanno convinto tantissimo, risultando delle volte con una recitazione altalenante e non troppo in linea con il labiale dei due fratelli o dei personaggi di contorno. Forse qualche ora di registrazione in più avrebbe sicuramente giovato al contesto narrativo generale.

VENDICATORI SI NASCE

Bound in Blood è il gioco che non ti aspetti, quello che una volta installato sul computer, difficilmente verrà rimosso alla sua conclusione, anche per via di una modalità della storia veramente appassionante e ben sceneggiata – senza contare i dialoghi molto maturi. Oltre ai 15 capitoli del titolo si aggiunge anche una componente di un certo rilievo a livello multiplayer e grazie alla forza del motore grafico, questa componente viene ulteriormente accentuata da scontri epici nel selvaggio west.

La qualità dell’intelligenza artificiale (non sempre ai massimi livelli ma ben programmata) o dell’audio generale rende il gioco veramente consigliato a tutti gli amanti degli spaghetti western ma non solo, perché Bound in Blood rimane pur sempre un FPS di altissimo livello.

 

Votazione finale: 91/100

 

Requisiti consigliati

CPU core 2 duo da 3GHz

RAM 3GB

SCHEDA VIDEO da 512MB

HD 5GB 

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