Aspettando il Dune di Denis Villeneuve: cinque giochi tratti dai classici della fantascienza

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La nuova versione cinematografica di Dune, capolavoro della letteratura sci-fi del secondo ‘900 partorito dalla mente di Frank Hebert, è in arrivo nelle sale cinematografiche italiane domani, 16 settembre. Si annuncia come uno dei film più interessanti di un’annata purtroppo abbastanza travagliata, grazie al soggetto e alla firma della regia, Denis Villeneuve (Blade Runner 2049), un’opera che avevamo già celebrato con uno speciale sul passato videoludico della saga degli Atreides e degli Harkonnen.

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Oggi, per festeggiare l’arrivo del film nelle sale, elenchiamo cinque grandi videogiochi che hanno portato su console e PC altri cinque grandi brand fantascientifici, regalandoci spesso delle perle.

Pronti?

Iniziamo!

The Thing

La Cosa, diretto da John Carpenter nel 1986, è davvero un scifi-horror che non ha bisogno di troppe presentazioni: mettendo in scena la claustrofobica vicenda di un gruppo di scienziati intrappolato in una base antartica assieme a una creatura aliena in grado di prendere le sembianze di altri esseri organici, il film si impose come uno dei migliori del genere, grazie anche all’ottima prova di Kurt Russell.

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Quel che pochi sanno è che nel 2002 questo capolavoro del genere ebbe un sequel, e non un sequel cinematografico: l’angosciante storia dell’Avamposto antartico continuò infatti in un gioco action in terza persona, sviluppato da Computer Artworks e uscito per PlayStation 2, Xbox e Windows.

La storia di questo “secondo episodio” prende le mosse quasi dal termine del primo; una volta persi i contatti con l’avamposto, un gruppo di soldati e ricercatori arriva sul posto e si mette alla ricerca di eventuali sopravvissuti, incappando tuttavia nella minaccia aliena.

Ne scaturisce quello che all’epoca fu un solidissimo action con elementi survival horror, e una delle operazioni transmediali più belle della sua generazione, che forse, a distanza di quasi vent’anni, meriterebbe una riscoperta e, perché no, un remake.

The Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay

Quella di Riddick, antieroe creato dal regista e sceneggiatore David Twohy (fra gli altri, Waterworld) e interpretato da Vin Diesel, è una delle saghe scifi più sorprendenti degli ultimi vent’anni, in grado di rielaborare e svecchiare molti elementi seminati dal genere dagli anni ’80 a oggi, a cominciare da quelli di Alien.

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A renderla speciale è infatti il suo focus su un personaggio negativo, lo spietato criminale Richard B. Riddick, che di episodio in episodio di ritrova invischiato in una serie di disavventure in grado di far venire fuori il suo spiccato senso dell’onore e il suo pragmatismo, avvicinandolo allo Jena Pliskeen di John Carpenter.

Particolarità del brand è però anche il fatto di essere stato fra i primi a disporre di un episodio pensato esclusivamente come videoludico: Escape from Butcher Bay (che ha poi avuto un remake, Assault on Dark Athena).

Nel gioco interpretiamo ovviamente Riddick, che deve vedersela con la fuga da una prigione di massima sicurezza, Butcher Bay, impresa citata negli altri episodi della serie.

Il risultato dell’operazione è quello che è stato definito come uno dei migliori esempi di giochi tratti da un film, un FPS immersivo e ben scritto che ha segnato indelebilmente la storia del genere e che speriamo possa avere presto nuovi episodi.

Alien: Isolation

Varie sono le volte che Alien: Isolation è finito sulle pagine di Player.it, e tantissime quelle in cui ha ricevuto gli onori della critica.

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I motivi sono chiari anche dopo una breve run: di fatto Isolation è un ottimo horror in prima persona, in grado di costruire una storia ricca di momenti memorabili e di sequenze realmente tese. Questo, unito alla sua capacità di ricostruire le atmosfere del primo film della serie (1979), ne fa un piccolo gioiello.

Vero e proprio spin-off della saga, Isolation ci mette nei panni di Amanda Ripley, figlia dell’eroina della seri canonica Ellen impegnata nella ricerca della madre.

Questa porterà lei e un gruppo di ricercatori sulla colonia orbitale Sevastopol per recuperare la scatola nera della Nostromo, nave sulla quale si svolgono gli eventi del primo film.

Il risultato è in grado restituire il mood visivo di un classico, incluso l’effetto visivo da pellicola anni ’70.

Qui un nostro speciale sul rapporto fra la saga di Alien e i videogiochi.

S.T.A.L.K.E.R.: Shadow of Chernobyl

Per effetto degli “eterni ritorni” di alcune saghe, quella di S.T.A.L.K.E.R., FPS survival ispirato a uno dei capolavori di Andrej Tarkovskj, è destinata a tornare alla ribalta molto presto, su Xbox e Microsoft Windows, con l’atteo S.T.A.L.K.E.R. 2.

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Tuttavia, la serie è molto più anziana, e affonda le radici in un primo gioco del 2007, Shadow of Chernobyl, sviluppato da GSC.

Come costruire un videogioco partendo da un kolossal ricco di riferimenti filosofici ed esistenzialismo sovietico, simbolo della fantascienza impegnata anni ’80?
Semplice: spogliando il core del racconto di tutti i suoi contenuti più pesanti per costruire un prodotto sì omaggio alla decadente bellezza di Tarkovskj, ma anche fruibile da tutti con un approccio da gioco “mainstream”.

In cambio, il gioco ci permette l’ebrezza di immergerci in un setting tanto inquietante quanto genuinamente affascinante.

Blade Runner (1997)

Può un videogioco tratto da un capolavoro del cinema permettergli un “level-up”, aggiungendo a esso nuovi livelli di approfondimento narrativo? Beh, forse è davvero il caso di Blade Runner, trasposizione firmata nel 1997 da Westwood Studios che, pur mettendo al centro dell’opera una sorta di side-quest del film base, giocava con il canovaccio del film permettendoci di portarlo a termine con finali differenti, creando un’opera in grado di far riflettere su quello che era uno dei temi fondamentali del film di Scott, ovvero la sottile differenza fra essere artificiale e organico. 

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Già questo basta a fare di Blade Runner uno dei più importanti giochi mai tratti da un film, ma sarebbe riduttivo dei suoi meriti. Per la sua epoca, Blade Runner di Westwood Studios era uno dei più ambiziosi e sofisticati prodotti sulla piazza, in grado di ricostruire i set del film con grande cura e dettaglio e di avvicinarsi incredibilmente alle atmosfere del film tanto nella scrittura quanto nelle modalità di racconto, grazie anche alla suggestiva voce narrante (ereditata dal film).

Un gioco che ogni appassionato di cinema di fantascienza dovrebbe giocare almeno una volta nella vita e che in teoria, presto, dovrebbe vedere la luce in una Enhanced Edition a più di vent’anni dall’originale.


Bene, questi sono secondo noi cinque bei esempi di giochi che nel corso dei decenni sono stati in grado di omaggiare il cinema di fantascienza “che conta”. Il film di Dune, al momento, non sembra contare di una trasposizione videoludica dedicata, ma mai dire mai.

Intanto diteci: avete giocato tutti i giochi proposti? E cosa ne pensate?

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Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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