Sony ha una strategia per massimizzare le entrate dai suoi giochi con il crossplay

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L’inizio della battaglia giudiziaria tra Epic Games e Apple ha visto la fuoriuscita di una serie di documenti che riguardano non solo queste due società ma anche molte altre. L’ultimo documento a trapelare è quello di Sony Interactive Entertainment, che spiega la politica di condivisione delle entrate da giochi multipiattaforma di PlayStation.

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Secondo le informazioni riportate in questi documenti, se la base di giocatori PS4 di un gioco scende troppo in basso in proporzione alle entrate che genera in un mese, Sony ha diritto a un risarcimento dallo sviluppatore/editore che ha firmato l’accordo.
Ogni mese, gli sviluppatori sono tenuti a fornire informazioni per rispettare i requisiti dei dati stabiliti da Sony, che includono le entrate totali di un gioco nel corso del mese e i ricavi su PlayStation Network.

Questi dati vengono poi utilizzati per calcolare la percentuale di entrate registrate tramite PSN, conosciuta come PSN Revenue Share. Forniscono anche la percentuale di giocatori del gioco che lo giocano su PS4, chiamata PS4 Gameplay Share. Se dividendo la PSN Revenue Share per la PS4 Gameplay Share si ottiene una cifra inferiore a 0,85, il partner “pagherà a SIE una royalty per compensare la riduzione delle entrate” per quel mese.


Ogni divisione Sony – America, Europa, Giappone e Asia – riceve i propri rapporti mensili dallo sviluppatore/editore. Se è necessario pagare una royalty, questa deve essere pagata entro 30 giorni. La buona notizia è che i pagamenti iniziano solo se il gioco fa più di 500.000 dollari su PlayStation Network in un periodo di 12 mesi. La cattiva notizia è che alcuni dei più grandi sviluppatori ed editori probabilmente supereranno questa soglia entro poche settimane dall’uscita di un gioco.

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La politica è stata elaborata prima che il cross-play prendesse piede e aveva lo scopo di scoraggiare gli sviluppatori dall’implementare il cross-play. La ragione non scritta dietro questa politica è che se un giocatore spendeva i suoi soldi in microtransazioni su un’altra console, ma poi passava la maggior parte del suo tempo su PlayStation, Sony avrebbe perso su quelle entrate.

Naturalmente, il cross-play è ormai una pratica comune e gli sviluppatori ritengono che valga la pena di sostenere il costo per avere una base di giocatori più forte. Non si sa nemmeno se altre piattaforme abbiano politiche simili.

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FONTE PlayStation LifeStyle

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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