Remake si, remaster no: questa la strategia futura di Take Two

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Che remaster e remake siano diventati una parte importante dell’industria del videogioco non è una novità, e il fatto che uno dei titoli di lancio di PS5 sia stato Demon’s Souls Remake ne è la prova, ma per alcuni grandi attori del settore le due operazioni non sono assolutamente equivalenti. È il caso di Strauss Zelnick, CEO di quel colosso chiamato Take-Two Interactive, che ha affermato di preferire nettamente i veri e propri remake alle più “semplici” (parole sue) remaster.

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Zelnik, intervistato, afferma che le remaster sono certo una parte importante della strategia di Take-Two, ma non la più significativa.

Queste le sue parole:

“Non sono sicuro che ci sarà una parte più grande della strategia. La rimasterizzazione è sempre stata una parte della strategia. Abbiamo fatto diversamente dalla concorrenza – non ci limitiamo a fare il porting dei titoli, ma ci prendiamo il tempo per fare il miglior lavoro possibile per rendere il titolo diverso per la nuova versione, per la nuova tecnologia su cui lo stiamo lanciando. Quindi, miglioriamo la tecnologia, aggiorniamo la grafica e miglioriamo le prestazioni. Ed è per questo che penso che i nostri titoli rimasterizzati in genere funzionino così bene”.

Gli ultimi giochi in questo filone che l’azienda ha rilasciato sono stati Mafia: Definitive Edition, che era più di un remake completo in grado di potenziare alcuni aspetti del gioco originale, e Mafia 2: Definitive Edition, che era una rimasterizzazione più tradizionale.

Nel primo caso la critica specialistica ha rilevato come in realtà la struttura di gioco sia rimasta quasi inalterata e abbia subito pochissime variazioni, tuttavia il rifacimento a livello tecnico è stato più che lodato e descritto come chiave di volta di una bella rielaborazione contemporanea di un classico del passato.

Del resto però i remake, dal già citato Demon’s Souls al discusso Final Fantasy VII Remake, non sono certo mancati negli ultimi mesi: secondo voi sono operazioni migliori di semplici remaster? È più giusto mettere mano pesantemente al gioco per attualizzarlo o mantenere la forma originaria in virtù di un certo “conservatorismo videoludico”?

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Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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