Japan Studio chiude i battenti: per Jim Ryan sarebbe troppo giapponese

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Ieri sera, mentre i giocatori si concentravano sullo State of Play di febbraio, dal Giappone arrivava una notizia che porterà senza dubbio sconcerto: PlayStation sarebbe in procinto di chiudere Sony Japan Studio,  rinomato studio di sviluppo dell’azienda responsabile di titoli del calibro di Knack, Puppeteer, Patapon, Ape Escape e Gravity Rush, e la maggioranza dei suoi dipendenti sarebbe già andata ad altro incarico.

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Secondo le fonti, il team dovrebbe chiudere ufficialmente i battenti entro il 1° aprile e tutti i membri di Japan Studios saranno trasferiti ad altri team di sviluppo come ASOBI Team (Astro), che era parte integrante del gruppo di produzione.

Varie le ragioni ventilate, ma sembra che Japan Studio e PlayStation siano entrate in contrasto per due motivi in particolare: gli introiti di Japan Studio, che negli ultimi anni sarebbero al di sotto delle aspettative, e il fatto che, mentre Japan Studio sarebbe portata a lavorare a progetti pensati principalmente per un pubblico giapponese, forti sarebbero state le pressioni di PlayStation per imporre una produzione dall’appeal internazionale (vedi kolossal più “occidentali” come God of War).

Problemi che tuttavia si inserirebbero in un clima già teso.

Lo scorso anno Bloomberg raccontava infatti che Japan Studio era di fatto stata messa in disparte nella pianificazione del lancio della PlayStation 5, con la dirigenza americana ormai al completo controllo della situazione.

A quel punto, Sony avrebbe cominciato un’opera di profonda ristrutturazione dello studio, con spostamenti di risorse, contratti tagliati e via dicendo. A questa situazione erano seguite le prime defezioni, come quella del papà di Silent Hill Keiichiro Toyama, il tutto alla fine del 2020.

Quanto alle nuove politiche “globaliste” di Sony, che sarebbero in parte alla radice del problema, in alcune recenti interviste sull’argomento lo stesso Jim Ryan aveva affermato di voler incoraggiare una linea editoriale più “occidentale” per i neonati SIE Worldwide Studios, di fatto ridimensionando progetti che guardassero più a produzioni per palati più “locali”.

Japan Studio è il più vecchio degli studi first-party di Sony, responsabile di alcuni progetti centrali come Gravity Rush, Ape Escape ma anche quelli del Team Ico (Ico, Shadow of the Colossus, The Last Guardian), ed è attivo fin dal 1993.

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FONTE VGC

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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