Anthem è morto e i giocatori chiedono rimborsi col forcone in mano

È ufficiale, e per certi versi è la notizia del giorno: quasi esattamente due anni dopo il suo lancio travagliato, BioWare ha cancellato Anthem annullando qualsiasi progetto per il futuro, inclusa la tanto chiacchierata versione NEXT.

Per i giocatori che sono rimasti pazientemente attaccati al gioco fin dal lancio, la domanda è a questo punto se possono aspettarsi o meno un rimborso per i soldi spesi in quello che definiscono un progetto al limite del truffaldino.

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Un’ipotesi possibile? Difficile dirlo, anche se le richieste partono da alcuni piccoli precedenti.

Poco dopo il deludente lancio del gioco, alcuni giocatori erano riusciti a ottenere un rimborso, in particolare quelli che su PlayStation 4 avevano sperimentato un crash in cui il gioco spegneva la loro console. La stampa ha inoltre registrato il caso di un utente Reddit (LastKryptonian1991) che all’epoca affermò di aver ricevuto un risarcimento completo da Amazon dopo aver dimostrato che BioWare e EA erano colpevoli di “falsa pubblicità e frode” per non aver mantenuto le loro promesse sul gioco.

Venendo all’oggi, tuttavia, nel suo annuncio di mercoledì BioWare non ha fatto alcuna menzione di fornire rimborsi ai giocatori e fra le varie reazioni, com’era prevedibile, è arrivata un’ondata di richieste di refund via Twitter culminata in un’accesa discussione fra coloro che puntano al rimborso e quelli che invece fanno notare come sia molto improbabile che un gioco già “vecchio” possa facilmente essere risarcito.

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Se ci pensiamo, è fuori di dubbio che la situazione del gioco di BioWare sia molto diversa da quella di un Cyberpunk 2077, ultimo rumoroso caso di videogioco al centro delle richieste di rimborso per i suoi contenuti finali al di sotto delle aspettative promesse dal marketing: se in quel caso parliamo di un prodotto soggetto a credibili accuse di “pubblicità fraudolenta”, per Anthem la situazione è quella di un prodotto sì disastroso al lancio, ma forse rimasto sul mercato in “gestazione post-release” (sic) troppo al lungo per poter essere definito “da rimborso”.

Intanto, Dailey e Bioware affermano che Anthem rimarrà giocabile per il prossimo futuro, specificando tuttavia che il gioco continuerà esistere nella sua forma attuale.

Cosa ne pensate? Credete che parlare di “rimborsi per Anthem” a due anni dal lancio, con una storia del genere alle sue spalle, sia davvero irrealistico?

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FONTE Dualshockers

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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