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Sta tornando Six Days in Fallujah, FPS realistico sulla guerra in iraq

Six Days in Fallujah, FPS militare basato su una delle battaglie più violente e ricche di episodi controversi della II guerra in Iraq (la battaglia di Fallujah, appunto), è stato “resuscitato” da un nuovo sviluppatore e publisher dopo essere stato cancellato oltre un decennio fa.

Six days in Fallujah, Highware games, giochi sulla guerra in Iraq


Prevista per PC e console quest’anno, la nuova versione di Six Days in Fallujah è sviluppata da Highwire Games – uno studio fondato dal lead designer di Halo – e pubblicata da Victura.

L’obiettivo del progetto era quello di ricostruire fedelmente l’episodio bellico, e proprio per questo motivo la produzione intervistò oltre cento testimoni oculari degli eventi fra militari americani, iracheni e civili.

Per far rivivere la battaglia la battaglia, gli sviluppatori di Highwire Games affermano di essere ricorsi a “tecnologie e meccaniche di gioco uniche” progettate per replicare l’incertezza e le tattiche del combattimento in un modo inedito per gli standard del genere.

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Six days in Fallujah: un gioco controverso

La versione originale di Six Days in Fallujah era stata annunciata nel 2009 dallo sviluppatore Atomic Games e dall’editore Konami, ma era stata accolta con critiche da veterani e gruppi pacifisti. Ambientare un videogioco violento in una guerra del mondo reale – in particolare una non solo fresca nella memoria, ma anche vista come ingiusta e sbagliata – venne visto come controverso e provocò l’uscita dal progetto da parte di Konami. Anche se non è mai stato formalmente cancellato da Atomic Games, le notizie su Six Days in Fallujah sono gradualmente svanite.

Negli anni successivi, l’ex CEO di Atomic Games, Peter Tamte, ha fondato Victura, che dal 2016 sta lavorando a una nuova versione di Six Days In Fallujah.

In un comunicato stampa, Tamte ha affermato di tenere molto al progetto per rendere omaggio a quello che ha definito una “generazione che in Iraq ha mostrato sacrificio e coraggio come nessun altro nella storia.” aggiungendo che le testimonianze dei coinvolti starebbero “offrendoci nuovo modo di capire uno degli eventi più importanti del nostro secolo. È il momento di sfidare gli stereotipi superati su ciò che i videogiochi possono essere”.

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Tamte non è una figura di secondo piano, essendo stato il vicepresidente esecutivo di Bungie durante lo sviluppo e il lancio di Halo: Combat Evolved. Il team di sviluppo della nuova versione di Six Days In Fallujah è guidato da Jaime Griesemer, lead developer di Halo e Destiny, mentre la musica è fornita dal compositore originale di Halo, Marty O’Donnell. Inoltre, numerosi sono gli ex membri dello staff di Bungie confluiti in Highwire, tra cui l’ex direttore del design.

Victura ha affermato che ulteriori dettagli sul gioco saranno rilasciati nelle prossime settimane.

FONTE IGN

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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