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PlayStation 5: Sony sconsiglia il feedback aptico a coloro che hanno disturbi o lesioni ossee

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Con i primi unboxing di PlayStation 5 alcuni utenti hanno iniziato a postare dettagli sul feedback aptico, una delle caratteristiche più interessanti della nuova console, fra i quali spicca uno stralcio del libretto d’istruzioni che invita il giocatore a disattivare la funzione in caso abbia lesioni ossee alle mani o alle braccia.

Da quel che sappiamo, il feedback aptico è permette un’immersività che Sony ha descritto come capace di restituire sensazioni come quella della sabbia sulla pelle o la tensione di una corda d’arco tirata.

La domanda che possiamo porci a questo punto è quanto in profondità “agisca” questa funzione e quali sensazioni dia, ma a quanto pare tenendo presente l’invito di Sony il feedback aptico mira davvero a restituire un alto livello di coinvolgimento.

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Cosa vi aspettate dal feedback aptico? Credete che possa davvero cambiare in modo sensibile l’esperienza di gioco?

FONTE IGN

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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