The Sinking City è scomparso dagli store: che diavolo è successo?

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Può un videogioco abbastanza conosciuto, per di più con un anno di storia editoriale alle spalle e in grado di raccogliere discrete critiche, sparire dagli store digitali nel giro di poche settimane in modo quantomeno misterioso?

Ebbene, questo 2020 ci ha insegnato che si può, grazie a un caso di cui molto si sta parlando in queste ore. Ricordate The Sinking City, l’investigativo open-world dalle atmosfere lovecraftiane dell’ucraina Frogawares uscito a giugno 2019? Ecco, se avevate in programma di comprarlo su PlayStation 4, Xbox One o PC, sappiate che non è più disponibile, e i motivi sono inquietanti quanto uno dei migliori racconti di Lovecraft.

L’azione di Frogwares

Tutto è partito quasi in sordina alla fine di giugno, quando già alcune testate anche italiane davano notizia della rimozione di The Sinking City, una serie di report simili a un’incessante pioggia culminata poi in un vero e proprio tifone nella giornata di ieri, quando la stessa Frogwares ha diffuso un comunicato sull’accaduto.

Nelle due pagine di documento stampa, lo sviluppatore conferma e ufficializza il ritiro di The Sinking City da tutti gli store tranne che da Nintendo e Origin a causa di un fatto eclatante: da quel che si evince infatti BigBen/Nacon, publisher del gioco, sarebbe molto indietro con i pagamenti delle royalties delle copie vendute.

Al momento, l’ammontare del debito sarebbe di circa un milione di dollari e, cosa quasi inedita fino a ieri, ad aprile lo sviluppatore sarebbe riuscito a ottenere la rescissione del contratto di pubblicazione con il publisher.

Tuttavia, sembra che Nacon non abbia neanche segnalato il fatto in termini di promozione, mantenendo a tutti gli effetti la sua immagine accostata a quella del gioco.

Basterebbe anche soltanto questo fatto a spiegare la clamorosa azione di Frogwares, ma più si scava più sembra che questo sia il classico caso di scoperchiamento di un vaso di Pandora pieno di retroscena a dir poco tristi.

Una lunga guerra

Per chi non lo conoscesse, The Sinking City (qui la nostra recensione) è un interessante ibrido fra avventura investigativa, action e open-world in cui il giocatore viene calato nei panni di Charles Reed, un detective privato impegnato in un’indagine su alcuni suoi incubi ricorrenti nella cittadina maledetta di Oakmont, Massachussets, nei ruggenti anni ’20. Un gioco affascinante e ricco di chicche, come la profondità di alcune features investigative (ne abbiamo parlato in questo speciale)

Un prodotto dalle atmosfere lovecraftiane annunciato nel 2016 e arrivato sugli store dopo vari rinvii e difficoltà di produzione, nonché dopo vari plausi da parte della stampa a uno studio che, partendo da alcuni giochi investigativi di Sherlock Holmes, ha deciso di cimentarsi in un titolo sperimentale e ambizioso.

Fin dalla sua uscita The Sinking City ha raccolto giudizi contrastanti, c’è chi si è scagliato contro le sue mancanze e chi al contrario lo reputa fra i migliori giochi lovecraftiani di sempre, ma mai ci saremmo immaginati che già nel mezzo della sua fase di lancio (quest’ultimo avvenuto il 27 giugno 2019), la guerra fra sviluppatore e publisher fosse già a un punto di non ritorno.

Stando a quanto riportato dal comunicato stampa e da altre fonti, già in quei giorni Nacon avrebbe comunicato a Frogwares che non avrebbe ricevuto alcuna retribuzione dalle vendite a causa dei ritardi del developer nella consegna del gioco (fatto che è avvenuto, ricordiamolo, dopo svariati ritardi nei pagamenti). Un fatto che andava palesemente contro i termini dell’accordo di distribuzione, basato sul sistema delle pietre miliari: a ogni obiettivo raggiunto durante la produzione, un tot di pagamento.

Inoltre, Nacon avrebbe portato avanti una campagna di pressioni verso Frogwares, chiedendo allo sviluppatore che gli venisse consegnato il codice sorgente di The Sinking City, in modo da poter di fatto mettere completamente nelle proprie mani il prodotto finito, un’opzione che Frogwares avrebbe rifiutato per ovvie ragioni.

Altro fatto strano è che, nel frattempo, la stessa Nacon fosse al lavoro con un competitor di Frogwares per un altro titolo di stampo lovecraftiano.

Infine, secondo Frogwares, Nacon avrebbe consegnato loro report dei dati di vendita “incompleti e privi di redditi“, avrebbe utilizzato il marchio di The Sinking City e Sherlock Holmes senza l’autorizzazione di Frogwares e avrebbe persino messo in cantiere un rpg cartaceo ispirato al gioco senza consultare lo sviluppatore e rilasciato una copia pirata/non autorizzata del gioco per PC.

Risultato: nell’agosto 2019, a neanche un paio di mesi dall’uscita del gioco, ecco arrivare una causa di Frogwares verso Nacon, vinta dalla prima ma sostanzialmente ignorata dalla seconda nei mesi successivi.

Una lunga sequela di azioni incrociate che ha portato all’oggi, con la diffusione della storia sui social da parte di Frogwares.

Una di quelle storie che non vorresti mai sentire ma che, siamo certi, farà parlare di sé nei prossimi mesi.

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FONTE Comunicato stampa

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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