Brothers in Arms diventa una serie TV

Brothers in Arms, Gearbox Software

Rilasciato da Gearbox Software a partire lontano 2005, la serie di Brothers in Arms ha segnato l’FPS tattico attraverso un titolo dal gameplay intuitivo (ma un po’ ripetitivo) e una ricostruzione fedele di varie battaglie della Seconda Guerra Mondiale, ma oggi sembra un gioco quasi “dimenticato dalla storia” rispetto a classici come Call of Duty e Medal of Honor. Ecco perché la notizia di oggi sembra un fulmine a ciel sereno: Gearbox Software adatterà infatti BiA in una serie televisiva, curata dallo showrunner Scott Rosenbaum (produttore esecutivo di Chuck).

Brothers in Arms, Gearbox Software

Secondo The Hollywood Reporter, il progetto verterà sulla missione di salvataggio di un colonnello statunitense finito nelle mani dei soldati tedeschi, seguirà le vicende sia dal punto di vista americano che da quello germanico e sembra essere stata concepita come una “espansione” degli eventi raccontati nella serie videoludica.

Il serial è attualmente in pre-produzione, con la ricerca di un regista e di una distribuzione televisiva.

Se ci pensiamo bene, un destino singolare e ironico per una serie di videogiochi nata per omaggiare un altro serial televisivo, Band of Brothers, nato a sua volta come spin-off di Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg. Che favorisca un possibile reboot o ripresa della saga videoludica?

Ricordiamo infine che Brothers in Arms non sarà il primo gioco Gearbox a giungere sul grande schermo: Eli Roth, visionario regista di Cabin Fever e Hoster, è stato infatti ingaggiato per una trasposizione cinematografica di Borderlands.

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FONTE IGN

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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