Warhorse Studios: “I videogame di oggi sono troppo facili”

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Se c’è un gioco che è stato capace, negli ultimi tempi, di spaccare la critica, quel gioco è senza dubbio Kingdom Come Deliverance. Il gioco di ruolo medievale è riuscito ad ottenere l’amore incondizionato di una foltissima schiera di giocatori e, contemporaneamente, il fastidio di altrettanti gamer a causa dei suoi bug e delle sue meccaniche di gioco tanto stratificate quanto volutamente complesse. D’altra parte, voler realizzare un’esperienza di gioco realistica passa anche per questi aspetti. Proprio a questo proposito, Warhorse Studios, lo sviluppatore ceco del videogame del momento, ha voluto dire la sua. Secondo il developer, non sarebbe Kingdom Come Deliverance ad essere troppo complicato, ma gli altri suoi “colleghi” ad essere troppo semplici e troppo poco punitivi.

Warhorse Studios: Kingdom Come Deliverance non è un tripla A

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Chiunque abbia avuto l’occasione di giocare a Kingdom Come Deliverance, sa benissimo quanto l’esperienza di gioco offerta sia un’arma a doppio taglio. Se da una parte il gioco rappresenta la migliore e più fedele ricostruzione del Medioevo mai realizzata in un videogame, dall’altra le sue meccaniche hanno fatto infuriare diversi giocatori. Da un sistema di salvataggio “alla vecchia maniera” ad un sistema di scassinamento e borseggiamento molto punitivo, fino ad arrivare ad un combattimento con la spada non facile da padroneggiare. Se a tutto questo ci aggiungessimo anche dei bug non sempre di poco conto, possiamo facilmente capire le lamentele che girano attorno al gioco targato Warhorse Studios. Tuttavia, lo studio ceco ha voluto esprimersi sul livello di sfida del suo videogame, affermando come esso prenda le distanze da altri titoli più blasonati.

In un lungo intervento sul blog ufficiale di Kingdom Come Deliverance, Martin Klima, Produttore Esecutivo di Warhorse Studios, ha affermato che il gioco è decisamente molto più punitivo di altri RPG in circolazione, anche a causa della scelta di inseguire il realismo. Inoltre, secondo Klima, Kingdom Come Deliverance non può essere etichettato come un tripla A, e non è in competizione con titoli come Assassin’s Creed: Origins e La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra.

“Non vedo KCD in competizione con videogame del calibro di Assassin’s Creed o Shadow of War. Semplicemente non dobbiamo creare un gioco come quelli. In ogni caso, neanche considero KCD un gioco indie. La tendenza che vedo nei “veri” giochi AAA, come quelli che ho citato in precedenza, sono alla ricerca di giocatori più casuali e distratti; sono giochi che in effetti stanno “giocando se stessi”. Quindi, hai tutti quei marker diversi, suggerimenti teorici e suggerimenti pratici che non ti faranno mai pensare a cosa dovrai fare dopo.

Tutto questo non è completamente sbagliato. Posso capire perché le aziende facciano giochi di questo genere e perché utilizzino questo approccio, c’è una richiesta per tutto questo.

D’altra parte, però, vediamo una tendenza per i giochi indie che sono sia più originali che più punitivi, ma a causa dei budget limitati devono andare per un formato che è in qualche modo più semplice sviluppare; ad esempio, molti di loro sono platform 2D, magari con scrolling dall’alto verso il basso.

Più hardcore, più esigente, più feroce – ma con la grafica e la produzione del gioco AAA.

Però ammetto che vorrei avere più tempo per rifinire il gioco prima del rilascio, questo è ciò che un gioco AAA merita.”

Dichiarazioni che faranno discutere

kingdom come deliverance difficile
Un’esperienza di gioco bella e spigolosa.

Inutile dire che queste affermazioni rilasciate da uno dei pezzi grossi di Warhorse Studios sono destinate a far discutere. Voi cosa ne pensate? Siete d’accordo sul fatto che molti giochi tripla A siano effettivamente troppo semplici e, tutto sommato, simili tra loro? Rispondeteci nei commenti.

Restate sintonizzati per ulteriori news in merito. Se volete approfondire il gioco, leggete la nostra recensione di Kingdom Come Deliverance. Se invece siete alla caccia del platino di gioco, date uno sguardo alla nostra guidai ai trofei di Kingdom Come Deliverance.

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Articolo a cura di Claudio Albero

Nasce a Torre del Greco, una piccola metropoli alle falde del Vesuvio, nei favolosi anni ’80, che già però non avevano più niente di favoloso. Provano ad educarlo con Beatles e musica classica sin dalla più tenera età, ma lui, di tutta risposta, si appassiona all’ heavy metal ed ai videogame , spendendo un piccolo patrimonio in sala giochi, quando queste due parole erano ancora slegate dalle slot machine.

Dopo aver mosso i primi passi su Sega Master System II con Alex Kidd, il Super Mario con le orecchie a sventola, si innamora dei platform, degli action/adventure e degli RPG, con particolare attenzione alla saga di Final Fantasy.

Inguaribile sognatore con le radici saldamente ancorate nel passato, scopre la sua passione per la scrittura quasi per caso, in uno dei tanti pomeriggi passati tra i corridoi della Facoltà di Giurisprudenza di Napoli, dove si laureerà giusto qualche anno dopo, con una tesi in Diritto d’Autore basata sull’opera multimediale.

Dopo aver scritto di attualità e musica su Lacooltura.it , Road TV Italia e Federico TV , approda sui lidi di Player.it , in cui comincia sin da subito ad apprendere e fare domande, guadagnandosi rapidamente il titolo di “ redattore rompiscatole del mese ”. Nonostante sia legatissimo alla grande famiglia di Player, non sono rare alcune sue incursioni su portali come Gameplay Café e Spazio Rock .

Musica, videogame, concerti, boardgame, modellismo, fumetti, cinema e serie tv: tanti hobby diversi tra loro, ma collegati da un fil rouge che li unisce tutti: il divertimento . È proprio questo che cerca in un videogame, è proprio questo sentimento che muove le sue dita, ed è sempre il divertimento la sensazione che cerca di infondere nei suoi articoli.

Al di fuori del mondo del gaming, indossa giacca e cravatta per mimetizzarsi nel mondo degli avvocati, esercitando la professione forense, con lo scopo di conoscere a fondo le “ regole del gioco ”, nonché di minacciare di far causa a chiunque al minimo pretesto.

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