Fa già ridere così. A tornare a far parlare per l’ennesima volta di loot boxes è EA di fronte alla commissione parlamentare del Regno Unito, con alcune frasi piuttosto controverse estratte da un’interrogazione durata oltre due ore (e reperibile qua in versione integrale).

“Non le chiamiamo loot boxes”

Kerry Hopkins, vice presidente degli affari legali e governativi di EA, interrogata sull’eticità delle loot boxes apre la difesa dicendo che EA preferisce il termine “meccaniche di sorpresa“. Secondo Kerry, le loot boxes meccaniche di sorpresa sono paragonabili a quelle di alcuni “giochi sorpresa” che si possono trovare nei negozi di giocattoli. “Le persone apprezzano le sorprese. […] Le sorprese sono qualcosa che è parte dei giocattoli per anni, che si tratti di ovetti Kinder o altro“. In sostanza, per EA un dolciume per bambini dal prezzo irrisorio contenente un giocattolino, è equiparabile ai pacchetti di FIFA Ultimate Point per ottenere giocatori ed altri benefici nelle modalità online della serie di calcio, ed il cui costo può essere anche di decine di euro.

Incalzata sulla sua posizione in merito all’eticità di queste “meccaniche di sorpresa”, Kerry ha risposto (ovviamente) che non ha basi per affermare che esse siano implementate in modo non-etico all’interno dei giochi con un mercato interno per questo tipo di contenuti.

Lotta continua

 

kerry hopkins
Un avvocato che rischia di diventare un meme.

 

EA, sebbene non sia stata né la prima né l’ultima a diffondere le loot boxes nei videogiochi, è probabilmente imputabile come responsabile del coinvolgimento di legge e politica nella faccenda, a seguito del caos mediatico generato dal caso Star Wars Battlefront. In altre parole, ha tirato troppo la corda e si è spezzata, creando un effetto a catena pesantissimo per tutta l’industria (ma ampiamente giustificato). Modalità di gioco come FIFA Ultimate Team portano ad EA guadagni considerevoli, ed è evidente come sorga la necessità di difendere questi profitti.

Tuttavia, cercare di deviare le accuse alle loot boxes di essere una forma di gioco di azzardo paragonandole ad ovetti di cioccolato contententi una sorpresa, è decisamente una forzatura che scade nel ridicolo. Non sappiamo voi, ma a noi non è mai giunta voce di bambini che comprato e scartato decine di ovetti consecutivamente nella speranza di trovare una determinata sorpresa – e anche se questo fosse successo, la quantità limitata di sorprese nelle singole serie di ovetti Kinder renderebbe molto meno dispendioso ottenerle tutte. Lo stesso non si può dire delle loot boxes, che vengono continuamente aggiornate con nuovi contenuti e i cui premi più ambiti hanno pochissime possibilità di essere vinti – un po’ come la lotteria, e da qui ecco il motivo dell’interesse dei governi.

EA ha già perso la battaglia legale sulle loot boxes in Belgio e Paesi Bassi, ed molti altri paesi europei (ma anche gli Stati Uniti) stanno prendendo provvedimenti in materia. Questo trend sta spingendo molti sviluppatori a tentare strade alternative, come l’eliminazione del fattore casualità dalle casse o la loro completa rimozione a favore di meccaniche più tradizionali come l’acquisto diretto di contenuti specifici. Staremo a vedere come la faccenda si evolverà, potete stare certi che non sarà l’ultima volta che parleremo di loot boxes.

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