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Bruce Straley di Naughty Dog ha abbandonato il team per troppo stress

Bruce Straley è una delle personalità più importanti nel panorama videoludico odierno. È stato il game director di The Last of Us e di Uncharted 4 presso Naughty Dog. Proprio ripensando alla sua esperienza sul quarto capitolo della serie di Nathan Drake, Bruce prese una decisione drastica: abbandonare Naughty Dog e prendersi un periodo di riflessione. La decisione fu presa qualche mese fa, dopo quasi 20 anni di carriera nel team americano.

Sviluppare videogiochi può essere più stressante di quanto noi giocatori possiamo immaginare. All’utente arriva il prodotto bello e finito, ma dietro c’è un lavoro appagante sotto molti punti di vista, ma anche massacrante sotto certi altri. Bruce Straley ha finalmente spiegato nel dettaglio i motivi del suo abbandono in un podcast.

Uncharted 4: ritmi di lavoro estenuanti

Bruce Straley ha lavorato insieme a Neil Druckmann nello sviluppo di The last of Us che fu lanciato sul mercato la prima volta nel 2013. Essi si sono affermati come due dei volti di maggior spessore di Naughty Dog. Sempre insieme, hanno guidato lo sviluppo di Uncharted 4, consolidando ulteriormente la loro reputazione di game director. Straley ha però deciso d lasciare lo studio dopo il rilascio del gioco. È lui stesso a spiegarne i motivi.

Straley è stato protagonista di un podcast su Kotaku, in cui ha rivelato che la sua partenza è stata causata dallo stress e dalla pressione che lo sviluppo di Uncharted 4 aveva portato con sé. Perché proprio dopo il quarto capitolo di una delle serie più amate degli ultimi anni?Straley ha spiegato che per prima volta non sentì la passione per i videogiochi e per il suo lavoro durante la creazione di Uncharted 4, ma la pressione e l’obbligo di portarlo a termine.

Credo che ci sia una grossa differenza tra fare qualcosa per te e fare qualcosa per la compagnia. Avevo le mie teorie su Uncharted 1, 2 e The Last of Us – e poi Uncharted 4 è diventato più simile a ‘Come faccio a fare questo per la squadra e per la compagnia?’.

Insomma, Bruce Straley si sentiva obbligato a fare un’opera grandiosa più per un dovere professionale piuttosto che per la propria passione. Quando manca l’ispirazione, spesso possono mancare anche le motivazioni.

Due anni per lavorare a Uncharted 4. Tempi ristretti quindi, che hanno portato Bruce Straley a riconsiderare il suo lavoro. Troppo stress per cnon prendersi una pausa.

Straley e Druckmann, infatti, hanno anche avuto un periodo di tempo relativamente breve per lavorare su Uncharted 4, cosa che ha ulteriormente contribuito a fomentare questo sentimento di frustrazione di Straley. Avevano solo due anni per lavorare sul gioco; invece il loro lavoro su The Last of Us era iniziato nel 2009, quattro anni prima della sua uscita.

Avevamo bisogno far uscire il gioco, e avevamo bisogno che fosse qualcosa di buono, così da non lasciare un brutto segno nel nome di Naughty Dog. Penso che io abbia assunto quel ruolo più per il team che per me personalmente … Due anni per creare quella bestia, che poi è diventato il progetto più difficile [su cui avevo lavorato].

Ha spiegato anche che la pausa di riflessione e l’abbandono del team non dipendono da Naughty Dog, azienda che ha sempre stimato, ma qualcosa è scattato dentro di lui dopo aver completato Uncharted 4.

Straley ha fatto sapere che in futuro continuerà a creare videogiochi, perché gli piace farlo, ma non ha chiarito se in questo momento sia al lavoro su qualcosa. Neil Druckmann, nel frattempo, rimane a Naughty Dog e sta portando avanti lo sviluppo di The Last of Us: Part II.

Questa news fa il paio con quella che abbiamo pubblicato qualche giorno fa riguardo a un altro dipendente di Naughty Dog che ha deciso di lasciare il team per vivere nuove esperienze: Shaun Escayg, il Creative Director de L’eredità Perduta. Potete leggere qui la notizia.

This post was published on 21 Gennaio 2018 12:31

Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne, scopro la passione per il giornalismo quasi per caso. I videogiochi sono il mio più grande amore e così decido di coniugare le due cose. Il giornalismo videoludico diventa la mia forma finale. Per me i videogiochi sono una forma d'arte e guai a dirmi il contrario. Appassionato di tutto ciò da cui sgorga sangue: cinema horror (registi preferiti Argento e Romero), letteratura gialla e dell'orrore (autori preferiti Christie, Poe e Lovecraft) e ovviamente i videogiochi del genere (Silent Hill e Resident Evil sopra ogni cosa). Il mio videogioco preferito di sempre è Fahrenheit che ho finito un numero non precisato di volte, da lì scaturisce la mia ammirazione per tutti i lavori di David Cage. La mia "carriera" videoludica è segnata da un marchio da cui non sono mai riuscito a staccarmi: PlayStation! In circa 20 anni di gaming, ho completato più di 800 titoli.

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