Il mondo di Kohei Horikoshi è sicuramente un mondo fascinoso: l’80% delle persone che ci vivono hanno dei poteri, ci sono scuole per supeeroi e sopratutto ci sono anche i supercattivi che hanno i soliti obbiettivi da cattivoni. My Hero Academia: All’s Justice è, plausibilmente, uno degli ultimi videogiochi legati al brand visto che si pone l’obbiettivo ben preciso di rendere giocabile la parte finale del manga, andando a raccontare di cutscene in scontro il “Final War Arc. Quest’arco narrativo, inquadrato in poi quella che è stata la stagione conclusiva dell’anime, porta al massimo l’asticella dell’epicità vedendo l’epico scontro finale tra le forze del bene e capitanate dal nostro Midoriya e i Villain, capitanati da Shigaraki e All For One.
La ricetta è praticamente quella di sempre: un picchiaduro tridimensionale sviluppato da Byking che si pone l’obbiettivo di essere il titolo più ambizioso sul brand, portando con sé tutta una serie di novità di gameplay e contenuti extra che possono arricchire l’esperienza.
Dicevamo: All’s Justice riprende pari pari l’ultima stagione dell’anime di MHA e l’ultimo arco del manga, permettendoci di rivivere in prima persona l’epica guerra finale tra Hero e Villain con tutti gli scontri del caso. Questo viene mostrato all’interno di una modalità storia ricca di scontri e incontri che alterna cutscenes a combattimenti, alternando i punti di vista dei vari schieramenti e offrendo al giocatore la possibilità di giocare entrambi i lati del conflitto, così da poter rivivere momenti iconici ma anche di “crearne di nuovi” sfruttando l’interattività propria del medium videoludico.
Tutto questo viene presentato attraverso l’utilizzo di cinematiche (alle volte anche niente male) realizzate con il motore di gioco, a cui poi si affianca una recitazione di buon livello (specie in giapponese); bisogna dire che comunque, complice il ritmo abbastanza serrato del gioco, si rischiano di perdere alcune sfumature narrative e di senso, motivo per cui All’s Justice è senza dubbio un opera da consigliare soltanto a chi conosce a menadito il brand, più che ai neofiti.
Il contenuto più interessante del prodotto però non è la modalità storia: la modalità Team Up, ovvero una modalità avventura tutta originale ambientata all’interno di una città virtuale liberamente esplorabile con un sistema free-roaming e abilità di movimento per i vari personaggi che sceglieremo. Nella modalità team-up il giocatore dovrà costruire un team di tre personaggi per esplorare la città, affrontare scontri contro nemici virtuali e anche scoprire tutta una serie di segmenti narrativi originali, così da sconfessare chiunque pensasse che il nuovo gioco a tema MHA fosse semplicemente pieno di fanservice.
Ecco, il fanservice trova decisamente più spazio all’interno della modalità Heros’ Diary: una raccolta di combattimenti e cutscene di piccoli episodi originali che vanno ad arricchire il substrato narrativo e caratteriale di buona parte degli studenti della classe 1-A; ogni personaggio infatti ha tre episodi personalizzati con scene inedite e combattimenti da completare in cui vengono approfondite interazioni e relazioni tra i personaggi. Di fatto parliamo di veri e propri contenuti filler, sebbene con una qualità in grado di soddisfare gli appassionati visto che lo staff del manga ha curato parte della narrativa impiegata nella modalità. Altra modalità dedicata a tutti gli appassionati di fanservice: l’Archives Battle Mode, ovvero una specie di archivio dove poter rigiocare gli scontri iconici tratti dall’anime e dal manga; niente per cui strapparsi i capelli onestamente, specie se avete giocato uno dei precedenti capitoli della saga.
Conclude il pacchetto contenutistico il comparto di modalità tipiche dei picchiaduro: la modalità versus per combattimenti sia offline che nella modalità online competitive, una modalità allenamento con il quale poter provare i vari personaggi e le loro combinazioni e la modalità customizzazione, con il quale poter arricchire visivamente la propria esperienza grazie a un sistema di personalizzazione che riguarda parte dell’interfaccia. Piccola nota a margine: l’esplorazione della città nella modalità Team Up è ciò che permette al giocatore di trovare quello che serve per personalizzare l’HUD, scelta che incentiva l’esplorazione e, sopratutto, il diventare pratici con le abilità di parkour devi vari personaggi.
Arriviamo al succo di MHA: All’s Justice: il gameplay. L’idea centrale è quella del precedente capitolo di cui abbiamo già parlato nell’apposita recensione: un arena fighter tridimensionale con battaglie 3v3 piuttosto spettacolari, in cui poter cambiare eroe al volo per poter effettuare combo, realizzare assist e togliere più di metà barra vita dell’avversario attraverso la corretta pressione dei tasti. Una meccanica che può assomigliare a quanto fatto dalla saga di Naruto Ultimate Ninja Storm che, però, risulta essere in fin dei conti molto caotica per la quantità di effetti particellari ed effetti a schermo; provate a fare una combo con tre personaggi utilizzando di volta in voltai quirk e fateci sapere se riuscite a leggere correttamente la situazione. La telecamera, di certo, non aiuta visto che nei momenti più concitati e specie quando ci si trova in spazi ristretti finisce per non dare il giusto risalto alle nostre azioni.
Peccato perché di base il sistema di combattimento è spettacolare e anche galvanizzante: nella sua modalità “auto” permette di giocatori di eseguire combo tramite le semplici pressioni di tasti, dando modo anche ai giocatori più casual di divertirsi. L’idea centrale è che ogni personaggio abbia delle caratteristiche uniche legate al suo quirk e queste possano essere ulteriormente amplificate dalla modalità Rising; Midoriya, ad esempio, oltre a poter utilizzare la sua Blackwhip può muoversi molto più rapidamente, Ochako in modalità Rising può aumentare il numero di oggetti di cui annulla la gravità per potenziare i suoi attacchi, Tsuyu Asui può muoversi ancora più velocemente in forma di rana e così via; le meccaniche messe sul piatto sono talmente tante che negli scontri 3v3 più concitati fidatevi che ricordavi cosa fa chi può diventare problematico.
Il fatto che il roster del gioco sia poi il più vasto dell’intera storia del franchise, con praticamente tutta la classe 1-A, i principali Pro Hero e i Villain più odiati, tutti giocabili fin dal lancio al quale poi si aggiungono delle versioni “speciali” dei personaggi più importanti per inquadrare il loro power level durante gli ultimi momenti della storia, sottolinea quanto questo sia un gioco che cerca di essere “definitivo” quantomeno da un punto di vista contenutistico. Ottimo è il lavoro fatto per quanto riguarda le animazioni, che sono tantissime visto che il moveset degli eroi è praticamente unico per ogni singolo personaggio; meno buono il lavoro fatto col bilanciamento, che complice un roster più ampio che mai. Il bello è che non sembrano essere stati risolti alcuni problemi dei personaggi presenti nei vecchi capitoli, con Endeavor e Shoto su tutti: siamo sicuri che nel corso dei prossimi mesi vedremo i reddit a tema popolarsi più che mai di improperi.
Arriviamo ora al comparto tecnico e artistico, quello dove All’s Justice si prende qualche strigliata di troppo. Il gioco di base convince grazie a una grafica in cel-shading, scelta quasi obbligata per un prodotto che vede come genitore un anime molto colorato e dinamico. Personaggi e ambientazioni sono molto fedeli al materiale originale, con colori sgargianti e linee nette; come abbiamo anche già detto, le animazioni sono particolarmente dettagliate e pertanto rendono giustizia al lavoro di caratterizzazione dei personaggi; molto buono il graphic design che determina lo stile dell’interfaccia utente e, più in generale, il lavoro di user experience: il gioco è molto intuitivo in praticamente tutte le sue componenti visive.
Peccato per la fluidità del gioco, che su PS5 base sembra boccheggiare molto più spesso del previsto durante l’esplorazione del mondo open world e durante l’utilizzo dell’hub centrale del gioco, modalità che di fatto deve essere il cardine dell’esperienza per tutti quei giocatori che hanno già completato la modalità storia; plausibilmente è qualcosa che si potrà risolvere nel giro di una singola patch, visto che non parliamo di una situazione ingiocabile o altro, però è strano vedere che il gioco riesca sempre a mantenersi sui 60 FPS per poi crollare una volta che si aprono le mappe di gioco.
My Hero Academia: All’s Justice è, nel bene e nel male, il gioco che tutti i fan del manga di Horikoshi si aspettavano e un buon titolo tratto dal manga/anime, a dispetto di quanto accaduto con l’altra produzione di Byking dedicata a Jujutsu Kaisen. Non sarà un gioco molto bilanciato né un picchiaduro eccelso ma è, senza dubbio alcuno, forse una sincera lettera d’amore al mondo costruito nel corso degli anni da Kohei Horikoshi.
VOTO: 7.5
This post was published on 4 Febbraio 2026 16:00
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