Pokemon Go – Rivoluzione o Strumento del Demonio?


Articolo a cura di Samuele Zaboi


Tutto è iniziato qui.


Sin dal trailer di annuncio, Pokémon Go ha scosso l’animo dei videogiocatori, che hanno visto nell’applicazione sviluppata da Niantic un sogno diventare realtà. La possibilità di essere un VERO allenatore Pokémon e partire all’avventura, per catturare, armati solo di smartphone, le famosi creature realizzate da Satoshi Tajiri.
Dopo l’annuncio, avvenuto nel lontanissimo mese di settembre dello scorso anno, i mesi sono volati e da luglio Pokémon Go è finalmente stato rilasciato in tutto il mondo, approdando nei vari paesi in diversi momenti e in differenti step. Niantic, ne siamo certi, si aspettava il successo di Pokémon Go ma forse non in queste promozioni. In pochissimi istanti, sin dai primissimi download, Pokemon Go è diventato un fenomeno globale, forse senza precedenti, soprattutto per quanto riguarda il mercato videoludico. Amato, criticato, bistrattato e accusato da più parti. Il fenomeno Pokémon Go continuerà a far discutere nel corso delle prossime settimane, ne siamo certi, ma perché tutto questo clamore?

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Pokémon Go, anche se non è il primo prodotto del suo genere (basti pensare a Ingress, sempre di Niantic, ndr), è per certi aspetti rivoluzionario, in grado di abbattere quella barriera dei videogiochi e unire il mondo “dell’intrattenimento” con la realtà, con il mondo reale, con gli alberi, i parchi e le case vicino a noi. Questa sua semplicità, commutata alla presenza dei Pokémon, fenomeno che ha cambiato la vita di bambini, ragazzi e genitori negli anni ’90, ha attirato una massa di pubblico che si espande ben al di là dei videogiocatori. Persone che mai prima d’ora avevano preso in mano un videogioco, o qualcosa di simile, ora si ritrovano a passeggiare per le strade della propria città a caccia di Pokémon o spendono alcuni minuti della loro vita per ricercare su internet guide, consigli e trucchi per Pokémon Go. Questo perché, come spesso accade in ogni campo, una cosa diventa rapidamente di moda, specialmente in un’era caratterizzata dalla presenza dei social nella vita quotidiana di ciascuno di noi, dove una foto diventa virale in pochissimi istanti. E una cosa di moda, come accade nel 99% dei casi, viene automaticamente criticata, solo per contrastare il suo successo e la sua popolarità, spesso solo per partito preso.
Questo è in parte quello che è accaduto, e sta accadendo, con Pokémon Go. Definito anche come strumento del demonio, il prodotto firmato Niantic ha suscitato amore e odio. Quest’ultimo sentimento, sia in prima analisi che in uno studio più approfondito, pare però nascere da molto lontano, da radici molto profonde e da un ambiente diverso da quello di videogioco. Le critiche più aspre sembrano giungere da persone che non hanno mai avuto tra le loro mani un videogioco e che hanno visto questa industria sempre di cattivo occhio (qualcuno ha detto le critiche a GTA?, ndr) e che hanno fiutato il sangue di preda, screditando un prodotto famoso solo per ottenere notorietà e celebrità. Non vi è dubbio, va detto, che alcune caratteristiche di Pokémon Go meritano una revisione (già parzialmente ricorrette con il recente aggiornamento, dove appiaiono avvisi per la sicurezza di gioco). Il trovarsi collocato un Pokéstop o una palestra presso la propria abitazione, lo ammettiamo, non deve essere il massimo, con giocatori che, naturalmente, si aggirano attorno alla vostra proprietà.
Questo è il sottile confine che va cavalcato con la giusta intelligenza. Il fatto che una persona giochi a Pokémon Go stando al volante (MAI!), che violi la proprietà privata altrui, che si ferisca giocando, cadendo in uno stagno o compiendo manovre azzardate, non è certo colpa del titolo Niantic ma di chi ci gioca.
Questa leggera, ma neanche tanto, differenza è ciò che deve essere preso in considerazione in maniera costante, quando si sentono notizie “attira clic” su Pokémon Go. Già, perché il mondo pare aver riscoperto i Pokémon e ora tutti ne parlano, non solo i siti specializzati, ma anche testate giornalistiche, sportivi o canali televisivi. Parlare di Pokémon Go fa bene, quasi a tutti: attira clic, attira lettori, fa discutere. Chi legge però deve avere l’acume di tenere in considerazione le premesse presentate nelle righe precedenti perché la differenza, come sempre, non la fa il gioco ma chi ci gioca e, soprattutto, la sua intelligenza.
Pokémon Go è per tanti giocatori un sogno diventato realtà, un desiderio che finalmente si realizza. La responsabilità del gioco, che questa volta esce dalle mura di casa, è un requisito fondamentale per divertirsi con il lavoro svolto da Niantic. E chi osserva e si assume la responsabilità di giudicare, tenga presente che sono le persone a determinare le azioni perché, fino a prova contraria, abbiamo ancora la possibilità di pensare e di agire con la nostra coscienza nel rispetto proprio e altrui.
Detto questo, buona caccia Poké-Allenatori!

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