Battlefield Hardline – Recensione


Recensione a cura di Giulia Ambrosini

Dopo un quarto capitolo poco esaltante, il brand di Battlefield si concede una pausa dai ritmi serrati della guerra al terrorismo globale e sposta il focus su una produzione alternativa incentrata sulla lotta quotidiana ai criminali fra le assolate strade di Miami. Altri temi e altri protagonisti dunque per una campagna dallo stile poliziesco che funge da premessa ad alcune importanti novità nelle meccaniche della serie. Battlefield Hardline è uno Spin-Off realizzato da Visceral Games, che ha dato inizio ai lavori circa un anno prima dell’uscita di Dead Space 3, ossia nel 2012. Forte della collaborazione di attori di un certo calibro, tra cui Benito Martinez, Nicholas Gonzalez e Kelly Hu, Hardline cerca di immergerci in una storia pregna di investigazioni, omicidi, corruzione e azione spettacolare senza tuttavia riuscire nel suo intento, ossia quello di offrire una campagna di un certo peso che possa controbilanciare efficacemente il comparto multigiocatore.


A CACCIA DI CRIMINALI CON PISTOLA E DISTINTIVO
Nelle prime fasi di gioco abbiamo preso dimestichezza con alcune fondamentali meccaniche, su cui si baserà pesantemente la campagna quasi nella sua interezza. In Hardline la componente stealth assume infatti un’importanza di rilievo, affiancata alla possibilità di neutralizzare gli avversari arrestandoli dopo aver mostrato loro il distintivo. Naturalmente l’effetto sorpresa dura solo pochi istanti e sarà necessario eseguire rapidamente l’arresto prima che il livello di allerta dei criminali salga oltre la soglia massima e questi decidano di rispondere aprendo il fuoco. Non si tratta però di un sistema particolarmente complesso e la semplicità con cui può essere attivato rende di fatto la campagna piuttosto povera di sparatorie adrenaliniche. Muovendosi silenziosamente nell’area di gioco e lanciando ad esempio dei bossoli per distrarre i nemici, è possibile arrestare o stordire tutti i criminali senza sparare nemmeno un colpo. L’indagine “pulita” viene inoltre premiata dall’accumulo di punti per ogni arresto di rilievo nel corso di indagini secondarie, che si traduce poi nella possibilità di sbloccare potenziamenti per il nostro equipaggiamento; una specie di controsenso poiché il suo utilizzo è fortemente osteggiato dalla natura stealth del gameplay. Assistiamo poi all’introduzione di un particolare scanner utile per esaminare la scena del crimine, raccogliere prove e identificare bersagli grazie alla possibilità di ascoltare le conversazioni dei soggetti osservati mediante un microfono direzionabile (un tantino irrealistico ma comunque funzionale).


LARGO ALLO STEALTH
L’introduzione di queste novità purtroppo più che garantire una buona varietà in termini di meccaniche, finisce per affievolire ulteriormente il ritmo d’azione già altalenante, tra sequenze narrative poco avvincenti per via una sceneggiatura piuttosto banale che ci accompagna missione dopo missione, e alcune sequenze in auto che anziché essere adrenaliniche si presentano come delle corse a ostacoli su binari. La ripetitività si fa sentire già dopo pochi capitoli e la storia non riesce ad immedesimarci pienamente nel nuovo protagonista, il poliziotto Nick Mendoza del cui passato ci interessa poco e niente. La campagna va necessariamente fruita nell’ottica di un’esperienza di gioco diversa rispetto ai Battlefield canonici, o degli ormai celebri Spin Off intitolati Bad Company. In Hardline il giocatore non potrà dilettarsi in scontri a fuoco dove tutto viene letteralmente raso al suolo. L’azione è decisamente più ponderata e forse talvolta un po’ troppo limitata rispetto a quanto avrebbe potuto offrire in termini di gameplay. Una nota negativa va inoltre all’intelligenza artificiale dei nemici, che a costo di sorprenderci in negativo ancora una volta, si dimostra estremamente lineare. L’aumento di difficoltà infatti è proporzionale solo alla facilità con cui i proiettili ci uccidono, mentre i nemici non adottano strategie più complesse di attacco ma si limitano a cercare una copertura o a correre da una parte all’altra.


EQUILIBRI DA DEFINIRE PER IL MULTIGIOCATORE
Visceral Games ha indubbiamente puntato su un’offerta mista, visto che la campagna in circa sei ore non riesce a garantire una buona rigiocabilità né tantomeno una qualità complessiva in linea con i presupposti iniziali. Fortunatamente Battlefield Hardline conta un comparto multigiocatore piuttosto solido, basato su alcune modalità classiche come Death Match a Team, e alcune inedite e più stimolanti come Soldi Sporchi e Salvataggio. Nella prima due squadre si sfidano nel furto o nel recupero di un suntuoso bottino in denaro, tra sparatorie e inseguimenti. Nella seconda le dinamiche delle partite sono incentrate sul salvataggio di alcuni ostaggi sotto il controllo dei criminali, che potranno muoversi liberamente nella mappa di gioco e improntare la strategia migliore per neutralizzare i poliziotti. Entrambe le modalità si basano su meccaniche peculiari e interessanti, dove tuttavia la libertà d’azione a volte si scontra con la struttura di alcune mappe meno riuscite di altre. In generale la qualità dei contenuti nel comparto multigiocatore presenta livelli differenti, proprio per la volontà della software house di introdurre features distintive per questo nuovo capitolo, pur mantenendo una linea di continuità con il passato della serie, e ciò a nostro avviso ha riservato alcune difficoltà nella realizzazione. Abbiamo ad esempio mappe a più ampio respiro come in passato, dove però gli obiettivi delle nuove modalità ci spingono a servirci dei veicoli per raggiungere rapidamente la posizione salvo poi venire uccisi in pochissimi istanti per via del vecchio combat system tendente allo sparatutto simulativo. Nemmeno il gunplay fine a sé stesso ci ha pienamente colpiti, nonostante la presenza di una grande quantità di potenziamenti sbloccabili con l’avanzamento di esperienza. Il sistema di mira ci ha lasciati più di una volta dubbiosi per la poca precisione e, oltre allo squilibrio percepibile in alcuni scontri con giocatori con connessioni veloci, qualche difficoltà è derivata anche dall’hit box dei nemici. Nonostante questi difetti non trascurabili comunque, Hardline ci ha saputo divertire soprattutto con le nuove modalità, sulle mappe che meglio si adattavano allo scopo e in compagnia di alleati collaborativi.


UNA NUOVA PROVA PER IL FROSTBYTE
La nostra prova si è basata sulla versione PC del gioco, con impostazioni settate su Alto e i filtri attivati per l’anti-aliasing e l’occlusione ambientale. Il framerate si attestava sui 60 frame per secondo stabili e una qualità grafica generale leggermente migliore in termini di textures rispetto alle edizioni console, che vantano rispettivamente di una risoluzione di 720p su Xbox One e 900p su PS4. Da un punto di vista artistico Battlefield offre una discreta varietà di ambientazioni, tutte più o meno realizzate con una certa cura ma con un’eccessiva staticità (dimenticate infatti le colossali distruzioni delle arene di gioco, marchio dei primi capitoli della serie). La nuova edizione del Frostbyte continua infatti a dimostrarsi carente sotto questo punto di vista, mentre invece garantisce una realizzazione tecnica degli ambienti migliore e una modellazione poligonale più ricca per i personaggi.


CONCLUSIONE
Battlefield Hardline non riesce purtroppo nell’intento di stabilire delle nuove meccaniche che possano evolversi per una eventuale serie in stile poliziesco. Le novità introdotte nel sistema di gioco non reggono in modo ottimale l’azione e non riescono a renderlo uno Spin Off memorabile. Il titolo possiede anche delle qualità positive che lo rendono appetibile soprattutto per il multigiocatore, mentre la campagna, nonostante alcuni spunti interessanti e alcune sequenze convincenti, continua a rimanere un contenuto di secondaria importanza con una qualità discreta.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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