Sid Meier’s Starships – Recensione


Articolo a cura di Marco Mancini


Pochi mesi dopo l’uscita dello spin-off della saga di Civilization, intitolato Beyond Earth, ci siamo ritrovati per le mani un altro spin-off. Si chiama Sid Meier’s Starships, una sorta di DLC stand alone (cioè non ha bisogno del gioco originale per poter funzionare) di Beyond Earth, che realizza finalmente il sogno dichiarato del mitico Sid Meier di realizzare un videogioco nel quale si danno battaglia delle astronavi. Nei suoi titoli infatti siamo abituati a civilizzare un mondo, cercando di allargare il nostro territorio e battere sul tempo gli avversari in campo scientifico e culturale. In Starships, anche se la base del gameplay resta la stessa di Civilization, la maggior parte del tempo la passeremo invece a combattere.

Un Civilization fuori dagli schemi

Anche il più appassionato fan della saga che ha trascorso centinaia di ore su ogni singola uscita di Civilization, nei primi minuti dopo aver avviato Sid Meier’s Starships si ritroverà confuso e spiazzato. Appartentemente infatti il gioco viene stravolto, o quasi. Trascorsa la prima ora/2 ore al massimo però, il cerchio si chiude, il meccanismo si comprende e tutto diventa più semplice. Dimenticatevi i vecchi Civilization, Beyond Earth compreso. Se si escludono infatti la conquista dei territori e i movimenti a turni, per il resto è tutto completamente diverso.

Scopo del gioco è conquistare l’universo, non più soltanto un semplice mondo. Per farlo dovremo viaggiare con le nostre navi da un pianeta all’altro, conquistandolo. All’inizio partiamo da un pianeta, la nostra base (come se fosse la capitale), e dobbiamo correre in soccorso degli altri pianeti a noi vicini, ognuno alle prese con dei guai. Ci sarà infatti chi dovrà difendersi dai pirati dello spazio, chi da un’intelligenza artificiale che ha preso il sopravvento e si è rivoltata contro gli esseri umani, chi dagli alieni, ci saranno in tutto una decina di tipologie di missioni diverse. Quel che conta è che ogni volta ci sarà da combattere. E qui c’è la vera novità di quest’uscita.

Dopo aver completato il nostro spostamento, la battaglia non avverrà in maniera automatica come nel resto della saga, ma verremo catapultati in una sezione limitata dello spazio che farà da teatro allo scontro tra le nostre navi e quelle nemiche. Ci ritroveremo così a muovere le astronavi tra asteroidi e buchi neri, tentando di colpire i nemici ed evitare di essere colpiti. Le battaglie saranno a turni, cioè ogni astronave ha diritto ad un certo numero di caselle di movimento e può sparare solo una volta. A disposizione avremo armi a lungo o corto raggio, oppure i caccia, piccoli velivoli che si staccano dall’astronave principale, più veloci e molto pericolosi, ma anche molto fragili. Man mano che si vincono le battaglie, ogni pianeta ci darà il giusto premio che può essere cibo, denaro, metalli o scienza. Ottenendo il sostegno di un pianeta al 100% (si può ottenere in due o tre turni), questo deciderà di unirsi al nostro impero.

Meccanismi vecchi e nuovi

Le condizioni di vittoria si riducono solo a 4. Avremo la classica vittoria per dominazione (eliminando tutti gli altri avversari), quella per popolazione (ottenendo il controllo di almeno il 61% della popolazione della galassia), per Meraviglie (basta costruire 6 meraviglie per vincere la partita), o per scienza (arrivando a quota 6 scoperte di ogni tipologia). Probabilmente questo è uno dei principali punti deboli del gioco. Ad esclusione della vittoria per scienza, le altre si possono raggiungere molto in fretta. Una volta imparata la tattica sul campo, e rinforzate a dovere le nostre navi, sarà facilissimo avere la meglio sulle avversarie. Non c’è bisogno di conquistare tutte le città, basta attaccare semplicemente le basi, o capitali, per vincere la partita. Ancora più semplici sono la vittoria per Meraviglie e per popolazione. La prima si ottiene con un gran numero di metalli, ottenibili in una decina di turni, perché le Meraviglie non ci mettono tanti turni per essere costruite: basta avere i materiali per realizzarle e vengono ottenute con un clic. Così se si hanno tanti metalli in pochi clic si ottengono una Meraviglia dopo l’altra senza aspettare i turni. Anche quella per popolazione è molto rapida: basta avere tanto cibo a disposizione. Portando a termine le missioni che danno cibo come premio si possono fondare una città dopo l’altra con pochi clic, raggiungendo così il 61% abbastanza in fretta.


Buona invece la scelta dei leader. All’inizio della partita ne abbiamo a disposizione 8 (più o meno gli stessi presenti in Beyond Earth), ognuno con i suoi bonus “personali”. È inoltre possibile ottenere un ulteriore bonus scegliendo l’affinità (Armonia, Supremazia e Purezza). Ma qui le differenze sono davvero poche, solo estetiche o poco più.

Conclusioni

Dopo averci giocato per alcune ore, ed averlo finito 3 volte, si capisce che Sid Meier’s Starships non eccelle esattamente in longevità. La rigiocabilità è garantita, durando una partita non più di 2-3 ore, ma essendoci diverse strade da percorrere, si verrà spinti immediatamente a ricominciare una nuova partita dopo aver terminato la prima. Il problema è che, una volta apprese le novità di questo capitolo, si perde molta dell’attrattività che caratterizza il franchise. Mentre tutti i capitoli di Civilization sono molto longevi e tutti da scoprire, Starships ha ben poco da scoprire, c’è solo tanto agonismo ma poca strategia. Il commercio e la diplomazia sono praticamente inesistenti.

Per fortuna è venduto come se fosse un vero e proprio DLC, anche dal punto di vista del prezzo. I 15 euro di listino sono ben spesi, nessuno si scandalizzerebbe se un normale DLC durasse così poco, almeno 2K ha avuto la compiacenza di non vendercelo a prezzo pieno, mostrando pieno rispetto per i fans più fedeli della saga. La sensazione che abbiamo avuto ad un certo punto è che Starships fosse più che altro un esperimento. Mai infatti nella saga di Civilization si erano alternati al classico movimento a turni un vero e proprio combattimento sul campo di battaglia, e così ci viene da pensare che gli sviluppatori abbiano voluto sperimentarlo qui per poi introdurre questa novità, che sarebbe epica, in un eventuale Civilization VI. Se così fosse, sarebbe davvero un gran colpo, da fans di vecchia data ce lo auguriamo per poter giocare, tra qualche anno, ad un Civilization veramente nuovo, e non ad un semplice aggiornamento dei vecchi capitoli.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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