Watch Dogs – Recensione


Recensione a cura di Claudio Consoli

L’attesa è stata davvero lunga. L’annuncio di Watch_Dogs risale ormai all’E3 2012, e siamo ormai alle porte dell’edizione 2014 dello stesso evento. Un lasso di tempo scandito da ritardi e rinvii, che ci consegnano finalmente tra le mani uno tra i prodotti più chiacchierati della nuova generazione di console, e non solo. 

Tutto interconnesso… anche troppo 

Maggiore è l’evoluzione dei sistemi informatici nel mondo, maggiore l’interconnessione dei dati, e quindi le agevolazioni alla vita dei singoli cittadini. Viviamo un’era nella quale, almeno in teoria, i dati ci precedono, stipati in database che classificano le nostre necessità, i nostri problemi, le nostre speranze. Servizi sempre più funzionali in cambio di perdita di privacy: cosa succederebbe se qualcuno, posto in posizioni di potere, o tecnologicamente in grado di inserirsi in questi database, li sfruttasse per controllare le nostre vite e colpirci nei nostri punti deboli? Sempre che non stia già effettivamente accadendo, ovvio. Watch Dogs cerca di trattare il tema in maniera originale: una città poco distante da un futuro possibile, dove a quartieri ancora degradati si alternano aree estremamente informatizzate, piene di telecamere concentrate su qualsiasi passante. Smart City nelle quali ogni ponte, cancello, garage, semaforo e molto altro, sono gestiti elettronicamente. E non parliamo di fantascienza, attenzione. In questo contesto il protagonista, Aiden Pearce, cerca vendetta per l’uccisione della nipote, dotato della migliore arma possibile: la sue capacità di hacker, in una città che diventa un giocattolo nelle mani di qualcuno capace di piegarne i sistemi a proprio piacimento. I punti chiave della trama di Watch Dogs vengono svelati nel giro di poche missioni. Bruciandosi carte che sarebbero dovute restare girate più a lungo, il titolo mette in chiaro fin troppo rapidamente l’identità di comprimari attorno ai quali si sarebbe potuta creare una narrazione più interessante. In generale, il filo conduttore di tutta l’avventura risulta piuttosto debole, privo di grossi colpi di scena. Non approfondiremo volutamente sulla trama, per non compromettere quel minimo di interesse che potrebbe offrire, ma possiamo garantirvi che c’è ben poco, a livello di storyline, capace di sorprendere nel titolo Ubisoft.

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Libertà d’azione 

Il gameplay di Watch Dogs prometteva d’essere qualcosa in grado di rivoluzionare l’ambito dei Free Roaming. Quando il prodotto era ancora lontano dal suo rilascio, ci siamo chiesti più volte quali innovazioni avrebbe potuto portare questo titolo, ad un genere che negli ultimi anni sta già sperimentando formule sempre più interessanti e valide, sia sul versante narrativo, che in merito alla libertà d’azione e a meccaniche di gameplay specifiche. La nostra paura è stata si da subito che tutto ciò che riguardasse l’hacking, si dimostrasse in realtà una funzione limitata all’attivazione d’interruttori contestuali dalla distanza o poco di più, e speravamo di vedere qualcosa che andasse oltre. Gioco alla mano, la risposta è che Watch Dogs si presenta come un free roaming piuttosto classico, con missioni da svolgere spostandosi con macchine, moto o treni verso il luogo di svolgimento in una Chicago ben trasposta, nel quale la principale funzione dell’hacking è effettivamente l’attivazione d’interruttori ed apparecchiature dalla distanza, senza particolari trovate di gameplay se non l’inquadrare l’interazione e tener premuto un tasto. Certo le funzioni di hacking non si militano ad inquadrare un cancello o una porta e ad aprirli dalla distanza: il sistema in dotazione al protagonista gli consente infatti di profilare qualsiasi passante, e di scoprirne così alcune caratteristiche della personalità. In alcuni casi, hackerando i terminali di specifici pedoni è possibile sbloccare dei crediti da riscattare passando da un bancomat, ottenendo soldi facili. In altri casi, spiare le comunicazioni di NPC randomici, permette di venire a conoscenza di possibili crimini, avendo così il tempo di anticiparli, guadagnando punti moralità, gli stessi che si perdono, invece, coinvolgendo civili in sparatorie o investendoli. Agendo su una telecamera, è possibile “entrare” nella stessa osservandone il punto di vista. Questa si rivela la funzione principale e l’arma più potente nelle mani di Aiden. Prendendo il controllo di un’inquadratura e osservando l’area circostante, è spesso possibile trovare altre telecamere, nelle quali spostarsi ulteriormente. Inanellata una serie di viaggi virtuali da telecamera a telecamera, magari sfruttando quelle portatili in possesso di alcune guardie e creando diversivi utili a farle spostare dove vogliamo, ci si ritrova davanti a terminali da attivare per prendere il controllo di un’antenna utile a potenziare le proprie possibilità di hacking, o per irrompere in database dai quali attingere dati. Specifici nemici portano addosso gadget tecnologici che si rivelano più utili al protagonista che a loro stessi. Una telecamera, appunto, ma anche una granata elettronica o una radio, possono essere attivati dalla distanza per uccidere o creare diversivi. L’utilizzo bilanciato di tutte queste tecniche permette di risolvere le situazioni più complesse, talvolta senza neanche avere la necessità di entrare fisicamente in un luogo ad alta sicurezza, a patto di avere la pazienza di avere spirito d’osservazione e un po’ di pazienza nello studiare i movimenti delle guardie, che abbiamo trovato divertente far innervosire facendo suonare cellulari ed antifurti per depistarli. Ai giocatori più irruenti non viene vietato comunque un approccio più diretto: il buon Pearce può infatti far affidamento su un arsenale di armi vario e bilanciato, che va da pistole con silenziatore a lanciagranate o fucili da cecchino senza dimenticare i fucili d’assalto. Sparsi per le aree di gioco è altresì possibile trovare componenti che, una volta mescolati, danno vita a gadget tecnologici come granate esplosive, esche sonore per attirare gli avversari, o device in grado di disturbare le comunicazioni, al fine di bloccare chiamate di rinforzi o per depistare inseguitori. Tutta attrezzatura utile per raggiungere gli stessi scopo di cui sopra, limitando l’uso dell’hacking alle necessarie interazioni e sparando a qualunque cosa si muova. Come interpretare il personaggio sta al giocatore, il che è un bene in un titolo di questo genere. Se dalle nostre parole avete intuito una soddisfazione parziale, ci avete visto giusto. Non che la meccanica di hacking sia considerabile del tutto deludente, ma c’erano tutte le premesse per creare qualcosa di molto più profondo, interattivo e naturale, piuttosto che limitare questa peculiarità ad un’interazione con elementi predefiniti dello scenario. Un’intera città virtualizzata avrebbe potuto offrire ben più possibilità, in termini di interazioni, rispetto a quelle effettivamente integrate nel gioco, che si limitano invece a poche categorie predefinite. Premere un singolo tasto magico per hackerare qualsiasi cosa, fatto salvo per i terminali più complessi per i quali è necessaria la risoluzione di semplici puzzle, ci è parsa una soluzione troppo semplicistica, che prescinde totalmente dalle caratteristiche delle nuove console – e questo dipende certamente da uno sviluppo multipiattaforma che non tiene conto delle specifiche possibilità dei sistemi ai quali si rivolge- e da idee che tentino d’essere realmente innovative.

A spasso per la città

L’incedere della trama è ben definito da passaggi chiave della storia, intervallati da missioni secondarie e attività opzionali. Al giocatore viene dato modo di svagarsi con decine di opzioni come veri e propri giochi in realtà aumentata, a trip digitali o giochi fisici come gli scacchi presenti in quantità in tutta la mappa esplorabile. I giochi in realtà aumentata si comportano proprio come stiamo imparando, in questi anni nel mondo “reale”, a veder succedere con smartphone e console dotate di questa funzione: osservando la città si trovano interazioni virtuali come ostacoli da saltare o nemici cui sparare, a seconda del mini game attivato. Diversamente, i trip digitali alterano totalmente la realtà, portando il protagonista in scenari onirici digitalizzati, nei quali la follia è ancora maggiore: in uno di questi ci si trova alla guida di una supercar infernale, allo scopo di investire quanti più pedoni possibile, e a bordo della quale le normali interazioni con la città si trasformano in esplosioni e trappole per gli sventurati passanti. Non tutto è strettamente al virtuale, in ogni caso. La città offre infatti anche negozi ed attività presso le quali perdere del tempo in spensieratezza. Si dimostrano poco interessanti bar e edicole, praticamente superflui, mentre offrono sicuramente più motivo d’interesse armerie e negozi di vestiti, nei quali acquistare nuove bocche da fuoco, o capi di vestiario differenti. In quest’ultimo caso, il modello del personaggio resta sempre perlopiù lo stesso, con variazioni che si limitano al cambio di texture o a piccoli elementi. Non ci sarebbe dispiaciuto poter alterare del tutto l’aspetto del personaggio, come in altri free roaming maggiormente personalizzabili. La grande quantità d’implementazioni diversificate e distaccate dalla trama principale, dimostra la buona volontà di Ubisoft, ben conscia di quanto gli extra siano importanti per la longevità di un Free Roaming, e già scottati dalla monotonia del primo, criticato capitolo di Assassin’s Creed.

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Multiplayer integrato 

Tra i pregi della produzione Ubisoft Montreal c’è sicuramente la scelta saggia di integrare meccaniche multiplayer alla regolare avventura in singolo giocatore. Immaginate di star portando a termine una attività secondaria, quando di colpo il vostro terminale inizia a segnalare una tentata intrusione. Immediatamente diventa necessario lasciar perdere la missione in corso, e dedicarsi alla ricerca del fixer, ovvero il giocatore che sta cercando di ottenere dati a vostre spese. La ricerca passa dalla profilazione dei vari passanti: ogni qual volta gruppi di questi vengono analizzati, si riduce il campo di ricerca, sempre più vicino al nemico. Quest’ultimo sul proprio schermo vede il modello 3D del personaggio utilizzato con le usuali fattezze di Pearce, mentre nella vostra partita appare con sembianze generiche: è pertanto con comportamenti non sospetti e simulando atteggiamenti da NPC che tenterà di nascondersi nella folla, allo scopo di terminare il download dei dati prima della fuga. Qualora in vece ci si dimostri abbastanza abili da verificarne l’identità, diventa essenziale uccidere il nemico, mentre quest’ultimo tenta la fuga. Al termine dello scontro, a prescindere che questo si concluda con la cattura del fixer o con la sua fuga, vengono attribuiti punti esperienza ad entrambi i giocatori, ripartiti in base alla quantità di dati raccolti e alla qualità dell’operato, con i quali sbloccare nuove abilità per il proprio personaggio. A questa funzione si affiancano alcune piccole chicche come un emulo del celebre social network Four Square, grazie al quale fare check-in presso specifiche attività della Chicago virtuale condividendo la propria posizione online, ma anche modalità più specifiche e tipiche del mondo multiplayer, quali corse tra automobili o una divertente modalità guardia e ladri. Quest’ultima viene peraltro rinforzata dalla compatibilità con l’apposita APP gratuita per smartphone, con la quale si aggiunge una divertente dimensione al gioco: mentre un giocatore tenta la fuga in-game, sulla propria console, l’avversario segue l’azione da telefono o tablet, osservando una mappa virtuale tramite la quale attivare a piacimento le interazioni presenti in città, come semafori o dissuasori, il tutto seguendo il nemico tramite la gestione di un elicottero, con tanto di cecchino, da guidare con un solo dito. Idea valida e divertente, ma anche in questo caso, ci si è fermato un passo prima del traguardo: sarebbe stato estremamente interessante poter sostituire in toto il terminale presente su schermo, con una simulazione dello stesso sul proprio smartphone tramite APP, usandolo per tutte le attività di hacking presenti in single player, e sono solo limitatamente ad una singola modalità.

Next Gen, quasi

Sul versante tecnico, il titolo Ubisoft non riesce ad offrire quanto promesso dai clamorosi video e screenshots presentati in fase di campagna marketing. Se la versione PC, su sistemi di fascia alta, riesce a regalare immagini ad altissime risoluzioni, le versioni Next Gen non possono vantare nemmeno il full hd, limitandosi infatti a 900p su PS4 e 792p su Xbox One. La dimensione della città è ben lungi dai fasti del maestoso Grand Theft Auto V, e anche al confronto sui dettagli qualitativi, il titolo a tema spionaggio non si dimostra all’altezza, ne’ sulla qualità o nella varietà della città in se’, ne’ nel comparto illuminazione, e tantomeno sulla guidabilità dei mezzi. Questa si rivela da subito rigida, poco reattiva e molto poco realistica, soprattutto sul piano della fisica e dei danni da impatto, entrambi elementi piuttosto approssimati. Meglio le animazioni dei personaggi, mentre fisicità, textures ed espressioni facciali non reggono il confronto con produzioni di nuova generazione come il recente inFamous. L’intelligenza artificiale si attesta su livelli medio-bassi, senza infamia ne’ lode. Le guardie risultano facilmente aggirabili, grazie alle possibilità di hacking offerte al protagonista ed alle armi in dotazione, ma soprattutto a causa di routine che evitano loro di controllare proprio le aree più scontate per nascondersi. Creare un diversivo molto distante dal punto nel quale necessitiamo di interagire indisturbati, finisce per far spostare praticamente tutte le sentinelle, lasciando completamente scoperto il punto nel quale dobbiamo agire. Il consiglio, per una sfida che effettivamente richieda movimenti tattici e utilizzo intelligente dell’hacking, è di iniziare l’avventura aumentando il livello di difficoltà.

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Conclusioni

Watch Dogs è un free roaming valido e ricco di spunti interessanti. La possibilità di sfruttare le tecnologie presenti in città a proprio vantaggio è un’idea interessante per il genere d’appartenenza, ma la sua realizzazione è perlopiù limitata ad interazioni predefinite, da svolgersi con la pressione di un singolo tasto, e che lasciano poco spazio alla creatività. Manca l’idea geniale. Tante attività secondarie e missioni principali abbastanza divertenti terranno incollati molti giocatori allo schermo, certamente più di quanto non faccia una trama senza mordente.


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Articolo a cura di Redazione Player.it

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