The Walking Dead: Survival Instinct – Recensione


Recensione a cura di Giovanni Ferlazzo:

L’annuncio di The Walking Dead: Survival Instinct è arrivato come un fulmine a ciel sereno. Evidentemente consapevole del successo che ha ottenuto la serie TV tratta dall’omonimo fumetto, e il videogioco di TellTale Games vincitore del premio di “Gioco dell’Anno 2012“, Activision ha deciso di puntare su The Walking Dead con un survival in prima persona dalle idee certamente interessanti. I problemi arrivano subito, quando il giocatore si rende immediatamente conto come delle tante idee messe sul calderone, nessuna viene arrostita a dovere, e c’è solo tanto fumo ad annebbiare la vista e alimentare la delusione dei tanti fan di The Walking Dead.



Survival Instinct è ambientato qualche tempo prima rispetto gli eventi narrati nella serie TV, e permette di scoprire come Daryl e Merle siano riusciti a sopravvivere nelle prime ore dell’invasione dei non-morti. Quello che all’inizio sembra essere uno sparatutto in prima persona classico dove l’obiettivo è solamente quello di abbattere più zombie possibili, con il passare dei minuti si svela velocemente per quello che è realmente: un survival anche abbastanza impegnativo, che richiede tanta dedizione e pazienza per essere goduto appieno. Affrontare gli zombie a viso aperto, specialmente quando sono in grosso numero, non è mai una buona idea e si finisce per essere sopraffatti. Per questo bisogna sempre agire con descrizione, limitando il numero di colpi con arma da fuoco (che attirerebbero orde di zombie da ogni dove) e cercare di distrarre i nemici con ogni mezzo (magari con una bottiglia trovata nelle vicinanze) per completare l’obiettivo della missione. Insomma, Survival Instinct vuole puntare al realismo, dare l’impressione al giocatore di cosa accadrebbe se dovesse trovarsi in una situazione del genere. Per questo il numero di oggetti che sarà possibile portare con sé è fortemente limitato, così come la resistenza dell’alter-ego, capace di resistere soltanto a pochissimi colpi degli avversari. Parliamo inoltre di sopravvivenza, quindi bisogna mettere in conto che il gioco richiederà sempre di andare alla ricerca di munizioni, provviste e soprattutto carburante, fondamentale per muoversi con il proprio mezzo da una città all’altra. Anche i combattimenti cercano di essere realistici, visto che per ogni arma corrisponde un numero di colpi necessario per abbattere il nemico: più possente è l’oggetto contundente che si terrà in mano, meno saranno i colpi inferti allo zombie prima di vederlo cadere. E attenzione, perché andare anche una volta soltanto al vuoto vi esporrebbe al contrattacco, in molti casi letale.
In sostanza, raccontando così Survival Instinct sembra davvero un gioco eccezionale, la manna per tutti gli amanti del genere e di The Walking Dead. Peccato che, già superate le prime missioni, si capisce che il prodotto non ha null’altro da offrire, e quel che c’è è realizzato approssimativamente. Chiudendo un occhio sul comparto tecnico scadente, la struttura di gioco è fortemente limitata e ripetitiva, non solo nelle azioni disponibili per combattere i nemici, ma anche nelle missioni stesse, tanto che nel corso della brevissima avventura finiranno addirittura per ripetersi. L’esplorazione è solo abbozzata, visto che il viaggio da una città e l’altra avviene in modo automatico e non c’è modo di viverlo in prima persona. Solo di tanto in tanto ci saranno delle soste di emergenza per liberare strade bloccate da veicoli (con tutti i rischi del caso) o per esplorare fattorie abbandonate che potrebbero nascondere risorse. Ma anche qui, tutte cose che finiscono per ripetersi in maniera continua.
Commento finale
The Walking Dead: Survival Instinct è una grossa occasione sprecata. Tante buone idee non sono state applicate nella maniera migliore e si ha la costante impressione che il titolo sia arrivato nei negozi con troppa fretta e senza la necessaria cura per approfondire ogni aspetto. È come aver messo nelle mani del giocatore la versione pre-alpha di un titolo ancora lontano dalla conclusione. Solo che qui parliamo di un prodotto già disponibile sul mercato.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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