Inversion: Recensione


Recensione di Fabiano “Deimos” Zaino

Al lancio dei primi filmati di Inversion, avevo sperato a una bella innovazione per quanto riguarda il gameplay dei TPS presenti sul mercato, che ormai è diventato leggermente stantio. Il nuovo gioco dei Saber Interactive (quelli di Timeshift) non ha però la presunzione di innovare nulla e forse i programmatori, non si erano posti neanche questo standard. Eppure, tutto il gameplay alla base del gioco diverte fin da subito e propone delle meccaniche non fresche o evoluzionistiche ma molto ben strutturate per quello che a prima vista è “il solito TPS”!!! 
    
SOTTOSOPRA
La storia alla base del gioco è riassumibile in pochissime righe con il giocatore che andrà a vestire i panni di David Russel, un poliziotto di quelli alla Bruce Willis in Die Hard, duri e puri. Un giorno, una razza aliena dal nome di Lutadores (saranno mica i cugini dei Luchadores?), invade la Terra e la porta sull’orlo della catastrofe. In tutto il marasma dell’invasione aliena, la figlia di Russel scompare e spetterà a noi ripercorrere le vicende di questo rapimento in quella megalopoli chiamata Vanguard che fa da sfondo a tutto il gioco. Cosi ci si butta a capofitto nell’azione, accompagnati anche dal fedele compagno (volendo, controllabile in co-op) Leo Delgado, un altro duro.


Insomma, la trama è il solito polpettone pesante condito abbastanza male che non regala molte sorprese e qui non vi aspettate nulla di davvero originale dato che alla fine si tratta di un TPS che prende a piene mani da molti altri colleghi presenti sul mercato, Gears of War in primis, diciamolo tranquillamente e senza peli sulla lingua. Inversion si basa prepotentemente sul gameplay classico dei TPS in cui si deve sparare da una copertura all’altra (coperture che vanno in frantumi) come dei forsennati per decimare o ripulire una determinata zona e passare a quella successiva: nulla di nuovo sotto il sole anche per la direzione da testosterone puro che avvolge i personaggi principali. Le vere sezioni notevolmente riuscite sono quelle dove, come dice anche il titolo del gioco, si invertirà la gravita degli schemi e ci ritroveremo a combattere come dei novelli Spiderman. In verità, queste sezioni hanno goduto di una mezza delusione da parte mia e forse ne avranno anche da parte vostra dato che la gravità non è controllabile a piacimento (peccato) ma la si ritrova in pezzi determinati dagli stessi programmatori. Sarebbe stato bello invertire tutto il gioco a piacimento ma forse i limiti tecnici del gioco non lo permettevano…noi ci mettiamo il cuore in pace che tanto le sezioni a gravità inversa sono belle comunque. Il vero punto dolente delle sezioni a gravità invertita o quelle a gravità zero (alla Dead Space per capirci) è che non sembrano spinte per davvero come il potenziale avrebbe voluto, alcune sembrano troppo forzate e altre si risolvono in un batter d’occhio senza grossi problemi. In parole povere, Inversion al dritto o nella versione storta, vive sempre e comunque di una linearità che sarebbe potuta essere stroncata da un level design più aperto e mono bacchettone. Oltre a questo, David avrà dalla sua una sorta di pistola gravitazionale (Half Life insegna) che ci permetterà di muovere, trasportare o lanciare, oggetti man mano sempre più pesanti. Purtroppo, anche in questo caso e con un arma del genere, avendo un level design cosi rigido, non è che potremo giocare con chissà quale fantasia e le mosse da fare saranno più o meno sempre le medesime. La cosa positiva riguarda i nemici che saranno dotati (ovviamente) della medesima pistola che però sembra venga usata anche meglio degli usi che ne può fare il giocatore.

GRAFICA INVERSA
Mai come in questo caso fu titoletto del paragrafo più azzeccato. Inversion vive di alti e bassi a dir poco sconvolgenti, legati purtroppo al filo dell’ormai abusato (a volte male) Unreal Engine. Fra le segnalazioni positive abbiamo un ottimo frame rate, un level design piatto solo dal punto di vista del gameplay ma molto convincente graficamente e qualche bella pensata a livello di concept generale più una buona distruzione a livello ambientale (roba che si sgretola, pezzi di palazzi che possono essere abbattuti etc). Pecca purtroppo tutto il resto con texture non proprio esaltanti, animazioni generali abbastanza legnose e una modellazione che poteva e doveva essere assolutamente rivista sia per gli alieni che per i personaggi principali. Insomma, ci troviamo fra le mani una grafica abbastanza decente condita però da un level design e da dei nemici e delle strutture generali piuttosto anonime. Un vero peccato perchè se i programmatori si spremevano meglio le meningi anziché fare il semplice compitino a casa, poteva venire alla luce qualcosa di assolutamente fuori di testa. Segnalo in ultimo che il gioco è completamente in inglese con solo i sottotitoli nella nostra lingua madre e con musiche e suoni assolutamente anonimi.

QUELLO CHE NE RIMANE…
Inversion è un titolo davvero difficile da catalogare perché non è originale e non ha dalla sua un gameplay nuovo eppure riesce a essere un gioco difficile anche dal primo livello di difficoltà ma soprattutto riesce a dare un bel senso di freschezza (mascherata male, me ne rendo conto) per quanto riguarda le sezioni a gravità inversa che peccano unicamente per colpa di un level design troppo rigido. Eppure si ha per le mani un gioco che anche solo in normale durerà sulle 7 o 8 orette buone per arrivare almeno sulla decina se si sceglie un livello di difficoltà maggiore. Quello che ne rimane è un gioco immediato e divertente, capace di esaltare il giocatore in alcuni scontri davvero notevoli e con una piccola dose di creatività che però si perde enormemente in quel mare asciutto dei TPS attuali. In definitiva, Inversion poteva invertire per davvero l’andamento di questo genere di giochi ma riesce solamente a cappottarsi su se stesso.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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