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Kickstarter non è più il posto ideale per i progetti videoludici

Kickstarter, dal 2009 ad oggi, ha contribuito a plasmare moltissimo il mondo dell’intrattenimento e della tecnologia. Attraverso le campagne di crowdfunding sono stati messi in commercio una serie davvero smisurata di prodotti. Quelli più noti, perché riferiti tendenzialmente ad un pubblico più settoriale, sono i videogiochi.

Oltre a campagne che probabilmente non vedranno mai la fine come quella di Star Citizen (oltre 2 milioni di dollari) e Shenmue 3, ci sono stati tanti altri progetti più o meno di successo al botteghino come Mighty No. 9, Torment: Tides of Numenera (protagonista di una scabrosa vicenda sul doppiaggio promesso ma non mantenuto) e Pillars of Eternity, tra i tantissimi progetti che riempirebbero un articolo intero solo nel citarli.

Insieme ai videogiochi, nel corso del tempo è andato a crescere anche il numero di giochi “analogici” che hanno tentato la fortuna su Kickstarter. Tra i titoli più finanziati di sempre sulla piattaforma troviamo prodotti come Exploding Kittens, Rising Sun, Dark Souls: The Board Game, Zombicide: Green Horde (solo uno dei tanti prodotti della linea), Massive Darkness e Kingdom Death: Monster.

Proprio quest’ultimo è, attualmente, il gioco (sia da tavolo che digitale) più apprezzato di sempre su Kickstarter.

Uno degli asset dell’ambientazione di Kingdom Death.

Kingdom Death: Monster è un gioco di miniature dal design grottesco e disturbante. Con qualcosa come oltre 12 milioni di dollari raccolti, il progetto è al momento il più finanziato della storia del portale nella categoria “games”. Il che è ulteriormente stupefacente se pensiamo alla natura del gioco in sé.

Nel tutorial di apprendimento, infatti, i giocatori devono sezionare un leone per raccoglierne i testicoli e portarli con sé come trofeo. Nel manuale del gioco c’è un personaggio totalmente nudo, ad eccezione di alcune cinte messe qua e là a coprire il necessario.

La morbosità deve aver pagato, perché il progetto ha raccolto oltre 5 milioni solo nel primo weekend. Non è neanche la prima volta che Kingdom Death appare su Kickstarter. Nel 2013 ci fu un’altra campagna per la prima versione del gioco, che raccolse oltre due milioni di dollari.

Anche questa versione era ovviamente scabrosa, con contenuti volutamente disturbanti. Nonostante ciò, le copie vennero vendute come il pane. E questa è una grande notizia, perché Kickstarter rappresenta ancora la terra promessa per chiunque voglia fare un progetto senza compromessi di sorta. Il che non è poco, in un’epoca in cui publisher ed editori mettono più o meno giustamente le mani su tutto.

I dati di Kickstarter.

In tutto ciò, un ulteriore dato viene fuori dallo scorso anno: Kickstarter funziona meglio per i giochi da tavolo che per i videogiochi.

I numeri arrivano dalle analisi fornite dallo staff del portale stesso. Nello scorso anno, i progetti nella categoria “games” sono aumentati del 30 percento rispetto al passato, ma questo è dovuto quasi del tutto ai giochi da tavolo.

Ci sono stati infatti quasi 400 progetti di giochi da tavolo andati a buon fine in più rispetto al 2016. I guadagni sono quantificati per oltre 36 milioni di dollari, con un aumento del 36%. La media dei fondi accumulati nel 2017 è di 65.418 dollari rispetto ai 59.181 del 2016. I videogiochi, invece, hanno guadagnato in totale quasi 17 milioni. La campagna media di successo è stata quantificata su 48.184 dollari rispetto ai 45.360 dell’anno precedente. Il picco per la categoria è stato il 2015, con un guadagno medio di 110.962 dollari.

Grazie alla suddetta libertà creativa, questi dati è probabile che vengano confermati da qui in avanti. Se infatti è stato possibile produrre giochi come il già citato Kingdom Death, ma anche Exploding Kittens e Cards Against Humanity in passato, tale libertà è impossibile da portare a termine nel mercato videoludico, dove vigono delle regole “morali” molto più strette.

Valentino Cinefra

Scrive di giochini elettronici su VideoGamer Italia e SpazioGames.it, per il quale tiene una rubrica editoriale periodica. Nel tempo libero non fa niente per non sembrare un avido consumatore ed analista di argomenti di cultura pop e nerd.

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