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Giochi da Tavolo

Kartomantik, la recensione del card game in cui metteremo in gioco l’anima

Quando si pensa a un card game è facile far correre il pensiero a Magic, Pokémon, One Piece o Lorcana, con questi quattro nomi che hanno dominato e stanno dominando il settore negli ultimi anni grazie a sempre nuove espansioni. Un flusso continuo di nuove carte, versioni speciali, collaborazioni ed edizioni limitate, pensate per tenere acceso l’interesse dei giocatori nel corso del tempo.

Un qualcosa che ha però fatto perdere, come raccontato dai creatori di Kartomantik, un po’ quella gioia nell’aprire un pacchetto, con l’attenzione che è riposta solo alla carta rara e non più alla “semplice” comune, che meriterebbe invece il giusto rispetto. Non vi è, insomma, forse più la gioia per la singola carta, ma solo una sorta di caccia al tesoro, che ha annebbiato tutti i sentimenti che inondavano i card game diversi anni fa.

Per dare il giusto valore a ogni carta e provare a riaccendere l’amore per il genere, William e David Genchi insieme a Michele Marchetti hanno dato vita proprio a Kartomantik, card game non collezionabile che si basa su un’idea ben precisa: dare dignità a ogni singola carta e mettere in primo piano il valore della scoperta.

Dominare i sentimenti

Il manuale di Kartomantik si apre con un breve ma ben fatto fumetto che racconta l’ambientazione alla base del tutto. Il setting è quello di un mondo in rovina, nato sul cadavere di una divinità morta suicida i cui abitanti ne hanno depredato i resti. Brandelli divini capaci di dare grossi poteri a chi se ne appropria, ma che hanno anche dato il via a un filone di discriminazione e oppressione verso tutti coloro sprovvisti di tali poteri. Nel mondo di Kartomantik si mette a nudo la propria anima e ci si scontra attraverso i propri sentimenti e le loro manifestazioni, in delle battaglie tanto letali quanto intime, dove i cartomanti mettono in gioco sé stessi.

Alla base del sistema di gioco vi sono infatti gli umori, per un totale di sette differenti tipologie, che possono più o meno essere accumunati ai diversi mana di Magic. Ognuno di essi, oltre a rappresentare le caratteristiche personali del cartomante, è infatti contraddistinto da uno stile di gioco differente ed è in grado di far approcciare le partite a Kartomantik con strategie uniche. L’umore vitreo, rappresentato dal blu, è ad esempio basato sul controllo, mentre il sanguigno, ossia il rosso, si concentra più sull’intensità degli scontri e sulla forza.

Dominare i sentimenti – Player.it

Oltre che dagli umori, le varie carte del gioco si distinguono poi in due tipologie: le manifestazioni, ossia per intenderci le creature, e le volontà, che possono invece essere classificate come stregonerie e possono essere sia istantanee che persistenti.

La peculiarità di Kartomantik è che non si suddivide in turni asincroni, in cui un giocatore fa le sue mosse prima di cedere la mano all’altro, ma si sviluppa anzi in turni condivisi. All’inizio di ognuno di essi, infatti, i cartomanti pescano simultaneamente e giocano nel medesimo momento, senza momenti dedicati a uno dei due sfidanti.

Una partita si mantiene su questo leitmotiv fino a quando uno dei due sfidanti esaurisce il proprio mazzo o, alternativamente, non ha a disposizione una manifestazione da schierare durante il turno. Soddisfatta una di queste due condizioni, si sommano i punti ottenuti, rappresentati dal valore complessivo delle manifestazioni sconfitte fino a quel punto, e si decreta un vincitore.

Dominare i sentimenti – Player.it

A rendere il tutto più interessante, oltre agli svariati effetti delle carte che sono in grado di stravolgere se ben usati gli esiti di un turno, sono poi altre meccaniche, come ad esempio i tributi. Alcune manifestazioni, infatti, necessitano dei sacrifici per essere giocate, donando una vena strategica aggiuntiva al gioco.

300 carte, innumerevoli combinazioni

Con Kartomantik sono forniti 6 mazzi differenti, ognuno di essi basato su un umore e contraddistinto da carte relative ad esso. È possibile sia utilizzare direttamente tali mazzi che mischiarli insieme, per dare vita a strategie sempre nuove e mettere a nudo la propria anima in un modo sempre diverso.

Il tutto arricchito da delle illustrazioni davvero ben fatte e che rappresentano il vero fiore all’occhiello dell’esperienza. Come potete osservare nelle immagini a corredo di questa recensione, infatti, lo stile particolarmente cruento di Kartomantik è davvero di impatto e si sposa benissimo con quello che è il setting alla base del tutto.

Ci sentiamo solo di fare un appunto sulle carte con le abilità più lunghe, dato che i loro testi finiscono per essere un po’ difficili da leggere. Si tratta però di un piccolo dettaglio, sul quale ci sentiamo di sorvolare senza troppi problemi vista la grande qualità del resto.

300 carte, innumerevoli combinazioni – Player.it

Kartomantik è disponibile nella sua versione italiana, che comprende come accennato in precedenza sei differenti mazzi e il manuale con tanto di fumetto introduttivo, a 38 euro. Un prezzo che risulta più che giustificato dalla presenza di ben 300 carte, ma potrebbe risultare un po’ troppo alto soprattutto per la confezione. Il card game è infatti venduto in una semplice busta di plastica e non è contenuto all’interno di una scatola in cartone che avrebbe aumentato di molto quella che è la presentazione del tutto.

Un piccolo appunto che ci siamo sentiti di fare e che non deve però distogliere l’attenzione sul buon lavoro fatto dal gioco, che riesce a divertire e intrattenere con delle meccaniche intriganti e un setting interessante. Il fatto che sia poi un’edizione limitata a 600 copie rende il tutto ancor più esclusivo, accendendo ulteriormente i riflettori sull’opera di William Genchi, David Genchi e Michele Marchetti.

Kartomantik è un card game che rimette ogni singola carta, e non solo le più rare, al centro dell’attenzione, regalandoci un titolo dall’atmosfera gotica in grado di sorprendere. Un’operazione interessante e di valore, che merita sicuramente la giusta attenzione, anche e non solo per le bellissime illustrazioni che contornano ognuna delle trecento carte presenti.

This post was published on 4 Gennaio 2026 18:30

Simone Alvaro "Guybrush89" Segatori

Ritrovato in tenera età su una spiaggia pixelata le sue prime parole sono state "Voglio fare il pirata!" In mancanza di un vero galeone è partito all'arrembaggio del mare della rete depredando le conoscenze di ogni isola su cui è approdato: Ha scritto per Games, VGN, Adventure's Planet, Badgames, FlopTV, Cinefilia Ritrovata, Ridble e creato qualche video per la ciurma di Game Series Network. Nel mentre la taglia sulla sua testa è aumentata e dopo che l'Università di Viterbo lo ha ritenuto un pericoloso "Capitano della Comunicazione", l'Alma Mater Studiorum di Bologna lo ha classificato come "Minaccia Pirata esperta di Cinema, Televisione e Produzione Multimediale". Per circa un anno è quindi rimasto nascosto nella Cineteca di Bologna, gestendo dall'ombra l'Archivio Videoludico e organizzando anche un ritrovo piratesco conosciuto come Svilupparty. Dopo qualche tempo passato in mare tra cinema, fumetti, serie tv, libri, aspirapolvere e videogiochi, senza mai una vera casa, mette l'ancora alla fonda nella baia videoludica di Player.it, dove passa le giornate in compagnia di scimmie, balene e altri animali. Va spesso ad ubriacarsi nella taverna di Tom's Hardware, inoltre va all'arrembaggio di libri e fumetti su Frasix, di gadget e serie TV su Nospoiler e Cinematographe e svolge ricerche su antichi manufatti per conto di Ivipro. Il richiamo dell'oceano però lo trascina continuamente tra le onde e anche se non sa dove lo porterà il vento quello che conta davvero è il viaggio.

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