Grid Force: Mask of the Goddess – Anteprima (PC)

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Se c’è un titolo davvero carino e interessante nel groviglio di titoli indie che popolano la celebre piattaforma videoludica di Valve, Steam, c’è sicuramente uno che ha catturato la mia attenzione per via del suo stile colorato e fumettistico. Vi parlo di Grid Force: Mask of the Goddess, un titolo sviluppato dai ragazzi di Playtra e che mostra il sesso debole (in realtà non lo è per niente) affrontarsi in rocambolesche battaglie.

Il sesso debole non è mai stato così forte

Grid Force: Mask of the Goddess parla di una ragazza la cui entità è a lei sconosciuta, poiché si risveglia fluttuando nello spazio senza riuscire più a ricordare la sua vita prima di quel momento. La ragazza viene risucchiata in un mondo estraneo dal nostro; la Terra così come la conosciamo è sparita, e ha preso il suo posto un mondo fantastico in cui dominano le cosiddette Machinae, delle entità metà umane, metà macchine.
Queste Machinae hanno una particolarità, sono tutte di sesso femminile.

La nostra protagonista è l’ennesima ragazza che discende da quel mondo nuovo. Al suo risveglio, la giovane sente delle voci differenti all’interno della sua mente che, spaventata e confusa, cerca di zittire. Le voci scelgono il suo nome. Numero 42, è la prima opzione, con plausibili riferimenti a Douglas Adams, oppure Donna. É questo il suo nome, ribatte Clea, la regina del Tempio del Sogno in cui Donna viene accolta. Clea è la madre di Donna e la sua “padrona”, la ragazza senza memoria era la sua migliore guerriera.

Donna viene nuovamente ingaggiata, a seguito della sua perdita di memoria, per trarre in salvo le sorelle di Clea, delle creature divine come lei che sono impazzite o corrotte da Machinae. A Donna si aggiungono altre tre guerriere che andranno a comporre il suo party che la aiuteranno nell’esplorare e cercare indizi per le varie zone del nuovo mondo. Ognuna delle protagoniste ha uno stile di combattimento variegato con differenti approcci, Pan ad esempio copia le tecniche dei nemici grazie al suo “Mimic“, mentre altri personaggi come la giapponese Koniko sono veloci e sferrano fendenti rapidissimi.

La prima missione per la giovane e le sue comprimarie è sull’isola Tohora. Sull’isola, le giovani donne scorgono una nuova minaccia e sta al videogiocatore decidere quale approccio adottare. La cosa davvero bella in Grid Force è proprio il fatto che ogni decisione del videogiocatore ha un peso a livello di trama. Possiamo decidere che entrerà a far parte del nostro party di combattimento, scoprire nuovi segreti, quali sono le origini della nostra protagonista e cosa le ha causato l’amnesia e cosa davvero fondamentale, sta a noi decidere chi vivrà e chi no.

Il mondo dipende da noi: salvare o uccidere?

Personalmente, modellando la storia secondo la mia personalità, ho seguito l’esplorazione su Tohora con un approccio investigativo, non tirandomi indietro di fronte a nuovi protagonisti, affrontando nuove battaglie e negoziando, cercando di salvare più dee possibili dalle grinfie delle Mascherae antagoniste.

Secondo una scelta cruciale, che mi ha ricordato un po’ Bioshock, è possibile lasciar morire o salvare le ragazze che andranno successivamente – una volta tratte in salvo – ad aggiungersi al roster dei personaggi. In Grid Force è possibile reclutare più di 35 personaggi differenti, questa scelta da sicuramente vigore ad un titolo simile e da un calcio alla ripetitività poiché, come detto prima, ogni personaggio ha uno stile di combattimento differente.

Tattica, azione e gioco di ruolo in un colpo solo

Parlando del gameplay, il campo di battaglia si divide in una griglia che ricorda un po’ un campo da tennis, da un lato abbiamo le nostre eroine, dall’altro le nemiche oppure i mostri che incontreremo nei vari livelli.

In questo campo di battaglia a griglia possiamo muoverci ed attaccare con attacchi normali o potenti; questi ultimi si possono utilizzare solo con i punti magici, chiamati mana.

É possibile difendersi dagli attacchi nemici e se si preme il tasto dedicato alla parata al giusto tempismo, sarà possibile riflettere gli attacchi stessi; è quindi utile saper padroneggiare sin da subito il Reflect che può essere un ottimo alleato nei combattimenti e una valida alternativa agli attacchi offensivi.

Inoltre sarà possibile indossare delle maschere speciali prese dalle Machinae sconfitte e che sono a loro volta una fonte unica di potere in battaglia.
Per i potenziamenti, Grid Force prende in prestito delle meccaniche tipiche degli RPG, con dei punti – collezionati a fine battaglie – da distribuire tra sei diversi sigilli: salute, difesa, etere, potenza, velocità e fortuna.

Insomma, il divertimento in Grid Force: Mask of the Goddess è assicurato. Per non parlare della direzione artistica davvero lodevole con degli intermezzi realizzati in stile fumettistico. Gli intermezzi disegnati a mano sono di pregevole fattura e ben chiari, in sottofondo una piacevole colonna sonora che richiama brani pop/techno anni Novanta.

Malgrado la fase beta, il videogioco non soffre di particolari problemi, a parte un bug durante una battaglia in cui un personaggio – quello di Bird – non riusciva più a muoversi; ciò mi ha costretto a rilanciare il gioco dall’ultimo salvataggio disponibile.

In ogni caso, a parte incertezze tecniche che mi auguro il team risolva al più presto, Grid Force è una piccola perla nel sottobosco degli indie games su Steam (prossimamente arriverà anche su console) che merita di essere provata, anche in coppia vista la modalità PVP presente. Lo stile di gioco su griglia è senza dubbio interessante e che mi ha un po’ risvegliato echi lontani dei vecchi JRPG a griglie. Se qualcuno ha pensato a Megaman Battle Network, beh, ha pensato alla cosa giusta.

Grid Force: Mask of the Goddess è un titolo che ha completamente stuzzicato la mia curiosità e che in redazione non vediamo l’ora di poter saggiare con mano, magari senza incertezze teniche di qualsiasi natura.
Il gioco sarà pubblicato in maniera definitiva durante l’estate 2021 e sarà disponibile su PC e console.

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Articolo a cura di Pia Colucci

Barese born & raised, sono nata a pane e videogiochi. Il mio battesimo è stata l'Amiga 500 di mia sorella, con l'arrivo di Playstation non ho mai più lasciato il joypad.

Sono una psicologa e mi occupo di divulgazione in materia di psicologia, videogiochi e digital media. Non ho molte passioni a parte i gatti rossi, le birre e il Giappone.

I miei videogiochi preferiti? Sicuramente troppi, ma spero sempre in un remake di Xenogears. Lo ribadisco almeno una volta all'anno e su qualsiasi mia bio presente in rete.

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