5 videogiochi sul folklore di un popolo

videogiochi con folklore e cultura popolare

Il videogioco è uno strumento straordinariamente adatto alla scoperta della cultura di un popolo grazie alla sua versatilità. Tutti gli elementi che possono aiutare la comprensione del folklore di popoli antichi possono, infatti, essere racchiusi in un videogioco, medium che raggruppa arte visiva, musica, narrativa miscelando tutto e offrendo al giocatore un modo divertente e facilmente assimilabile di apprendere il patrimonio culturale di comunità spesso del tutto sconosciute.

In questo articolo, vediamo brevemente cinque videogiochi creati appositamente per far conoscere a più persone possibili le storie incredibili di popoli reali.

Raji: An Ancient Epic

È il Raksha Bandhan, giorno in cui si festeggia il legame tra fratelli e sorelle, quello che intercorre tra Raji e Golu, i due giovani protagonisti. Golu viene rapito durante l’attacco dei demoni di Lord Mahabalasura, mistico tramutatosi in signore dei demoni che vuole infliggere una dura lezione agli esseri umani e agli dei. La piccola ma determinata Raji inizia così un epico viaggio in cui verrà aiutata dalle divinità indù, le quali, attraverso le loro benedizioni, le permetteranno di combattere le mostruose creature, facendole dono anche di armi con poteri elementali come la lancia Trishula e l’arco Sharanga. Durante l’avventura, possiamo ammirare bellissimi dipinti in stile Pahari che rappresentano miti e leggende, come la nascita di Durga, la dea della guerra. An Ancient Epic presta il fianco, fronte gameplay, a qualche critica, ma artisticamente è un vero spettacolo, in grado di trasportare il giocatore nella mitologia indiana con grande attenzione ai particolari.

Never Alone

Il popolo Iñupiaq è nativo dell’Alaska, i suoi villaggi si estendono da nord-est del mare di Bering alla parte più settentrionale del confine tra Canada e Stati Uniti. È una comunità molto antica la cui religione principale è l’Animismo, cioè la credenza che ogni singolo luogo, oggetto, animale possieda uno spirito vitale, un’essenza spirituale. Proprio su questo concetto si basa Never Alone, videogioco in cui il giocatore guida un bambino Iñupiaq per terre innevate e gelide in un’avventura che vuole raccontare il forte legame territoriale di un popolo, le sue tradizioni, i suoi miti, attraverso una storia di amicizia, quella tra il bambino protagonista e una volpe artica. Il titolo di E-Line Media e Upper One Games è inoltre corredato da brevi documentari volti a spiegare la ricchezza culturale degli Iñupiat.

Detention

Non possiamo non citare almeno un folk horror, uno dei sottogeneri più affascinanti perché legati alla cultura popolare, intrisa spesso e volentieri di miti davvero spaventosi. Detention è un horror bidimensionale sviluppato dallo studio taiwanese Red Candle Games, ambientato durante la legge marziale degli anni ’60, periodo storico conosciuto anche come Terrore Bianco, durante il quale i dissidenti politici venivano messi a tacere con la violenza. L’elemento storico si intreccia alla mitologia taiwanese e cinese, infatti i protagonisti si ritrovano intrappolati nella loro scuola, la Greenwood High School, infestata dai Wangliang, spiriti maligni del folklore cinese che assumono svariate forme. Detention è uno degli indie horror più interessanti in circolazione, grazie a un’atmosfera in grado anche di rievocare un mostro sacro come Silent Hill.

The Mooseman

The Mooseman è un titolo molto particolare che porta il giocatore a confrontarsi con la cultura dei popoli dei monti Urali e dell’Europa orientale e settentrionale. I racconti che ci vengono narrati durante l’avventura hanno origini ugro-finniche, cioè di quella parte del vecchio continente che comprende Russia, Finlandia, Estonia, Norvegia, Svezia, Ungheria e Romania. Il videogioco pubblicato da Morteshka racchiude le credenze popolari di vari gruppi etnici, dai Ciudi, popolazione che si sviluppò intorno al mar Baltico, ai Komi, gruppo etnico della Russia stanziato nell’omonima repubblica, a ovest degli Urali. Il giocatore assume il ruolo proprio del Mooseman, una sorta di stregone in grado di vedere cose nascoste agli altri esseri umani e di attraversare i diversi strati dell’esistenza, ad esempio il Mondo Inferiore, dove risiedono gli spiriti dei morti.

Okami

Non sono pochi i giochi ambientati in Giappone, si passa dall’estremo realismo nella rappresentazione della vita quotidiana di Shenmue alla narrazione romanzata della criminalità organizzata giapponese di Yakuza, passando per l’esposizione pseudo-storica di Ghost of Tsushima. Ma opere maestose, che si sono relazionate con la mitologia e il folklore giapponese, come Okami sono merce rara. Il titolo di Clover Studio è uno zelda-like che attinge a piene mani dalla cultura popolare del Sol Levante, in cui il giocatore controlla Amaterasu, la dea del sole, nelle sembianze di un lupo bianco, per ridare luce e splendore a terre contaminate dalla malvagità del demone a otto teste Orochi. La meccanica principale ci vede impegnati a dipingere con il Pennello Celestiale il nostro percorso, come su una tela incompleta. Disegnare un ponte ci fa attraversare un ripido fiume, abbozzare una luna o il sole ci permette di passare istantaneamente dal giorno alla notte e viceversa, tratteggiare un fendente colpisce a morte i nostri nemici. Un gioiello di rara bellezza nella sesta generazione di console, ancora splendente nella sua riedizione in HD.

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Articolo a cura di Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne, scopro la passione per il giornalismo quasi per caso. I videogiochi sono il mio più grande amore e così decido di coniugare le due cose. Il giornalismo videoludico diventa la mia forma finale.

Per me i videogiochi sono una forma d'arte e guai a dirmi il contrario.

Appassionato di tutto ciò da cui sgorga sangue: cinema horror (registi preferiti Argento e Romero), letteratura gialla e dell'orrore (autori preferiti Christie, Poe e Lovecraft) e ovviamente i videogiochi del genere (Silent Hill e Resident Evil sopra ogni cosa).

Il mio videogioco preferito di sempre è Fahrenheit che ho finito un numero non precisato di volte, da lì scaturisce la mia ammirazione per tutti i lavori di David Cage.

La mia "carriera" videoludica è segnata da un marchio da cui non sono mai riuscito a staccarmi: PlayStation! In circa 20 anni di gaming, ho completato più di 600 titoli.

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