Inauguriamo il primo appuntamento con Dietro lo Schermo, la rubrica per Master in crisi, con un argomento che aspettavo al varco. Parliamo dei giocatori ovviamente, soprattutto di quelli problematici, che fanno passare i proverbiali cinque minuti anche al Master più paziente e caritatevole, quei membri del gruppo con cui almeno una volta nella vita ogni Master dovrà avere a che fare.

C’è un concetto molto importante che vorrei condividere con voi, che è la base dell’intero ragionamento che faremo in questo primo numero della rubrica. Sebbene sia grandioso giocare di ruolo, faccia estremamente piacere vedere questo rinnovato interesse verso questo mondo, ed in generale è bello poter condividere le proprie passioni con tante persone diverse, che siano vecchi o nuovi amici, c’è una verità di fondo con cui bisogna sempre avere a che fare, e che mai bisogna dimenticare: il gioco di ruolo non è per tutti.

A costo di sembrare elitario o sovranista, voglio spiegarvi cosa intendo. Giocare di ruolo è un’attività ricreativa molto particolare perché tutti hanno la possibilità di farlo, ma non tutti ne hanno le capacità e l’attitudine. Si può voler tentare uno sport ma non avere la prestanza fisica per farlo, prendere in mano un pennello per dipingere ma scoprire di non avere nessuna ispirazione, vena artistica o talento. Allo stesso modo capita, eccome se capita, di sedersi al tavolo da gioco con le miglior intenzioni e scoprire di non essere semplicemente portati. Capire che l’idea di interpretare un nano guerriero, un investigatore a caccia di artefatti alieni, uno space marine con mitragliatrice e motosega, siano cose che semplicemente non si comprendano a pieno.

Dietro lo schermo

Perché giocare di ruolo significa prima di tutto mettersi in gioco, partecipare ad un’avventura collettiva dove tutti e nessuno sono protagonisti, dove il racconto è condiviso e così anche l’esperienza, e dove soprattutto c’è un giocatore che ha le redini del gioco e, di tanto in tanto, gli può capitare di doverle tirare: il Master. Significa anche giocare nel senso più puro, “fare finta che”, e non è una capacità che tutti riescono istintivamente a sviluppare ed espletare.

Il rispetto per tutti, prima di tutto

Prima di cominciare a parlare ai Master mi rivolgo ai giocatori. Se non vi trovate nella descrizione che ho appena fatto, iniziate a farvi un esame di coscienza. Parlate con il Master o gli altri giocatori per capire se c’è qualcosa che non va, o per comunicare loro che c’è qualcosa che non va. Se la risposta è negativa vi chiedo, da Master e collega della persona a cui state dando problemi: fate un passo indietro. Non è una sconfitta, ma in realtà una grande prova di forza nei vostri confronti e di chi spende tempo per creare tutto l’ambaradan con cui vi sta facendo divertire.

Giocatori problematici, quindi, sia fuori che dentro il gioco, e come affrontarli. Non è facile, ve lo anticipo, perché quando ci sono di mezzo le dinamiche personali le variabili si moltiplicano, ma ci proviamo rispondendo alle domande che ci avete fatto.

Ci sono alcune cose molto gravi in questa situazione, che sono purtroppo colpa di tutti e di nessuno. “Ho perso la vena da Master è una cosa che non deve mai succedere, e se capita bisogna assolutamente fermarsi soprattutto quando, come in questo caso, la causa è imputata ad una forte negatività. Perché può succedere di perdere la creatività per tanti motivi, ma questo è uno dei peggiori.

Perché succedono queste cose al tavolo di un gioco di ruolo? Perché semplicemente i giocatori ed il Master non si sono mai parlati, prima di iniziare la campagna o durante. Visto che il giocatore problematico in questione è subentrato in corso d’opera è necessario spiegare come si gioca al tavolo: frequenza, impegno, grado di interpretazione, e così via. Parlando, chiarendo quali sono le cose che il gruppo (Master e giocatori) vuole vedere, sentire e provare al tavolo, queste situazioni difficilmente si creano. Altrettanto grave, ma comprensibile, che i tuoi giocatori non vogliano esporsi, perché questa situazione fa male anche a loro.

Purtroppo c’è una delle variabili a cui accennavo poc’anzi, ovvero le “varie situazioni” per cui il giocatore non può essere cacciato. Immagino sia un amico stretto? Oppure l’unica location per giocare sia casa sua? Non saprei. Di fatto la prima cosa che devi fare tu, amico Master, è fermarti immediatamente. Dì ai tuoi giocatori che devi raccogliere le idee, metti in pausa la campagna. Poi pensa a perché hai perso la vena da Master, se quel gruppo ti stimola ancora, se hai idee, e metti giù tutti i dubbi che hai. Potresti anche scoprire che, semplicemente, era da un po’ che ti eri stancato e la situazione con il giocatore problematico ha aggravato qualcosa che c’era già. Se, al contrario, vuoi continuare la campagna, dovrai per forza affrontare il giocatore.

Prima di tutto parla semplicemente col giocatore problematico, da solo. Spiegagli cosa c’è che non va nel suo comportamento, cosa ti infastidisce del suo modo di fare, ma soprattutto fai leva su una cosa molto importante: il rispetto. A quel tavolo ci sei tu, che come Master ti impegni molto per creare tutto quanto, ma soprattutto ci sono altri giocatori che organizzano i propri impegni, rimandano, e semplicemente “ci sono” per giocare e vogliono fare quello, non passare una serata ad avere a che fare con qualcuno che non vuole palesemente stare lì. Non devi “sopportare” nulla, tu come i tuoi amici giocatori. Perché va bene che è un hobby, ma deve essere piacevole per tutti.

A questo punto, se il giocatore problematico è una persona intelligente si renderà conto e potrà cambiare modo di fare, oppure sarà lui stesso a fare il passo indietro. Nel malaugurato caso voglia continuare a giocare magari promettendoti di comportarsi meglio, per poi invece fare le stesse cose di prima, a quel punto non ti resta che invitarlo gentilmente a passare le sue serate in altro modo. È una semplice questione di rispetto. Come andare al cinema e parlare al telefono a voce alta, no?

Aggiungo: redarguisci in modo garbato i tuoi giocatori al riguardo. Non è possibile che non vogliano essere coinvolti. Se non vogliono risolvere la situazione allora potresti doverti interrogare anche della loro volontà di giocare. A questo proposito, prima di parlare col giocatore problematico consultati anche con loro, senti le loro opinioni al riguardo e fatti consigliare su come trattare il membro del gruppo in questione. Potresti ricevere delle idee interessanti e spunti su come risolvere la cosa. Infine ricorda una cosa. Se, come dici, i giocatori non hanno interesse a schierarsi allora tu hai il diritto ed il dovere di risolvere la situazione, sempre.

Questo è un altro caso di giocatori e Master che non si parlano, nonché un esempio del fatto che il gioco di ruolo non è per tutti. Ma andiamo con ordine.

Un party composto da giocatori con allineamenti così particolari deve essere ben studiato. Perché viaggiano insieme? Sono una squadra? Quali sono i rapporti tra di loro? C’è effettivamente un capo? La situazione che si è generata mi dà l’idea di cinque personaggi creati in solitaria e buttati in una storia. Il background narrativo dell’intero gruppo è molto importante, soprattutto tra personaggi di allineamento Malvagio.

Parentesi: le campagne con personaggi malvagi raramente funzionano, perché ci vuole una certa intelligenza e sensibilità nell’interpretare questo tipo di caratteri e spesso non ci si discosta molto dall’archetipo dei cattivoni cattivi che ammazzano cose e fanno violenze a caso. A meno che non abbiate al tavolo giocatori molto esperti, evitate come la peste questo tipo di campagne.

Tornando a noi, il problema fondamentale è la percezione del giocatore in questione nei confronti del gioco. Ci sta farsi prendere dalla foga e prendersela sul momento per la morte del PG, soprattutto se è colpa di altri. È come arrabbiarsi con il compagno di squadra in un gioco da tavola cooperativo oppure in un videogioco competitivo a team, ma la cosa deve iniziare e finire lì. Nel momento in cui esce dal tavolo è molto grave. Qui il problema inizia ben prima di arrivare al tavolo, e sta proprio nella psicologia del giocatore che non riesce a scindere i suoi compagni di gioco da quelli di avventure all’interno della fiction.

Rispondendo alle tue domande, per quanto riguarda il gioco di squadra e far capire al giocatore la situazione.

Per la prima problematica semplicemente va risolta in game, soprattutto a livello narrativo. A meno che il vostro stile di gioco non sia EUMATE o giù di lì (e non ci sarebbe niente di male, ovviamente), il problema di un personaggio solitario è interessantissimo da affrontare in gioco tra PG che, con un giocatore ricettivo, potrebbe causare un’evoluzione del personaggio molto interessante, un arco narrativo da antieroe per intenderci. Si continuano a menare perché il personaggio malvagio non si redime? Beh, ad un certo punto la campagna dovrà prendere una svolta e, tornando all’inizio, il party dovrà essere costruito in modo coeso per forza di cose. Così il personaggio sarà perfettamente integrato con gli altri.

La seconda domanda, come far comprendere ad un giocatore che quanto viene detto e fatto al PG è diverso da ciò che viene detto e fatto a lui, è difficile da rispondere. Di base dovrebbe essere un concetto talmente basilare per cui è superfluo addurre spiegazioni. Appellandosi al suo buon senso, però, credo sarà facile fargli capire che alla fine di tutto si tratta solamente di un gioco, e qualsiasi cosa succeda riguarda solo le dinamiche fittizie della storia. Se fa fatica a capirlo allora, ancora una volta, forse il gioco di ruolo non fa per lui.

Per questo primo appuntamento è tutto. Continuate a seguirci per altre puntate di Dietro lo Schermo e, nel caso non sappiate come fare per contattarci, vi ripetiamo cosa dovete fare.

Alla prossima, e fate i bravi.

Come funziona Dietro lo Schermo?

Per poter chiedere aiuto a Dietro lo Schermo avrete parecchi modi. Di tanto in tanto pubblicheremo sulla nostra pagina Facebook un post nel quale vi chiederemo di farci delle domande, oppure tramite gli amici di Sesso Droga & D&D. Potete anche inviarci un messaggio privato sui social network, oppure una mail con la vostra richiesta. Infine, sui social network condivideremo gli articoli ed i post con le richieste di domande con l’hashtag #dietroloschermo, seguitelo per non perdervi nessuno degli appuntamenti! Raccolte le domande, ogni due settimane faremo un articolo qui su Player.it per cercare di rispondere al maggior numero di esse.

Ancora una volta, cosa potete chiederci? Tutto.

Avrò a disposizione una redazione ferratissima in molti dei giochi di ruolo che compongono il panorama italiano attuale e non, così da potervi aiutare anche con le questioni tecniche riguardo i regolamenti dei prodotti del momento. Ma non limitatevi solo alle vicissitudini prettamente ludiche, che pur ci interessano e non vediamo l’ora di approfondire con voi, espandete le vostre richieste riguardo tutto ciò che succede Dietro lo Schermo.

Rapporti con i giocatori, idee per avventure (ovviamente non creeremo intere storie per voi, perché sarebbe troppo impegnativo), personaggi e specifiche sessioni, come fare per diffondere il gioco di ruolo tra amici, parenti, cani e gatti, e qualsiasi cosa vi venga in mente.

Aspetto le vostre domande!

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