Resident Evil Operation Raccoon City – Recensione


Da sempre seguace di George A.Romero, ogni volta che mi balza all’orecchio la notizia dell’arrivo di qualcosa che ha a che fare con gli zombie, so che per principio devo averla! Se poi si tratta dello spin-off di Resident Evil, allora vuol dire che stiamo parlando di uno di quei videogiochi che non può non essere nella lista “l’ho finito”. Da appassionata della serie, ovviamente, ho riposto in questo titolo una serie di aspettative che speravo fossero tutte soddisfatte e invece…andiamo a scoprire cosa mi sono trovata per le mani! Purtroppo o per fortuna, a seconda dei punti di vista, Resident Evil non è più quel survival horror che tanto avevamo amato in passato, ma questa volta, con lo spin-off Operation Raccoon City, i ragazzi della Capcom hanno evitato di propinarcelo come tale e l’hanno ideato e sviluppato come uno sparatutto tattico a squadre in terza persona. Questa la novità principale, ma non l’unica. Perchè, udite udite…questa volta saremo noi i cattivi. Dimenticate pure le gesta di Leon, Chris e company, e preparatevi a vestire i panni di un membro di una squadra speciale della Umbrella Corporation,chiamata ad infangare e nascondere ogni coinvolgimento delle Industrie nell’apocalittico scenario di Raccoon City.
QUESTA VOLTA SIAMO I CATTIVI…
Siamo nel 1998 nella celeberrima e amata Raccoon City, dopo la detonazione  bomba T-Virus, nessuno degli abitanti è ruscito a salvarsi. Tutti, dopo una breve ma straziante malattia, sono apparentemente morti e poi risorti nei panni di spaventosissimi e affamati zombie alla ricerca disperata di sangue e carne umana. Lo scenario che vi ho appena descritto, ammettetelo, vi proietta con l’immaginazione in una situazione piuttosto intrigante che fa presagire un’entusiasmante esperienza di gioco ma, non è tutto oro quel che luccica. Come vi accennavo prima, siamo tornati a Raccon City armati di potentissime armi bio-organiche con la nostra squadra, la Umbrella Security Service (USS). Di sei componenti potremo selezionarne quattro all’inizio di ogni missione. Vector, lo specialista della ricognizione, equipaggiato con abilità di occultamento. Lupo appartiene alla classe d’assalto, essenzialmente forte nell’uso delle armi. Four Eyes è lo scienziato del gruppo, capace di programmare armi bio-organiche. Spectre è l’assassino silenzioso, Bertha è il medico e Beltway è l’uomo delle demolizioni. Una scelta, quella del team, studiata per comporre al meglio la squadra in base alle missioni da affrontare, anche se io poco dopo ho realizzato che avrei potuto anche scegliere sulla base dei miei gusti personali. Eh si, i compagni di squadra vi saranno davvero poco d’aiuto, perchè dotati di un’Intelligenza Artificiale che lascia un po’ a desiderare.

Le abilità dei vari personaggi sono utili per avanzare nel gioco ma godranno, presumibilmente, di maggior rilevanza qualora si decida di giocare in modalità cooperativa fino a 4 giocatori contemporaneamente. Il compito della squadra sarà quello di cancellare ogni sorta di attività che possa collegare l’Umbrella con l’olocausto che ha colpito la città, e fare fuori chiunque oserà opporsi a ciò. Avremo a che fare quindi con  svariati agenti di Polizia cittadini, la squadra speciale Spec Ops e addirittura alcuni tra i più celebri protagonisti delle precedenti saghe, dovremo dare la caccia all’amato Leon e decidere se ucciderlo o meno. Presente anche gran parte del bestiario a cui questa serie ci ha abituati nel tempo: Licker, Hunter, cani mutati e alcuni boss storici , tra i quali anche l’indimenticato Nemesis. In tutto questo, ovviamente, non mancheranno loro: decine e decine di zombies in ogni angolo di strada più assetati di sangue che mai.
ATLETICI SI, MA NON TROPPO…

L’arsenale della USS è apparso molto ampio e con la possibilità di applicare vari accessori alle armi per migliorarne alcuni parametri come stabilità e precisione,la presenza di una nutrita scelta di armi e soprattutto di munizioni, allontanerà definitivamente situazioni che in passato avevamo amato e che ci avevano tenuti incollati alla sedia,quelle di dover affrontare orde di nemici con un numero ristretto di munizioni. Le meccaniche di gioco hanno, finalmente, portato qualche innovazione. La legnosità dei personaggi si è abbassata notevolmente e sarà, addirittura, possibile correre e sparare contemporaneamente. Tanto banale quanto impossibile in passato negli altri titoli della saga. Non sarà possibile, però, scavalcare muretti, casse e qualunque altra cosa utilizzata come copertura. Unica soluzione,  aggirare l’ostacolo!  Ci ritroveremo, quindi, in un sistema di gioco decisamente più action, frenetico e immediato, nel quale gli scontri a fuoco risultano piacevoli, coinvolgenti ma non troppo impegnativi, tanto che il settaggio della mira automatica vi renderà il tutto davvero troppo troppo semplice.

Sarà, invece, entusiasmante usare zombies come scudi umani o per distrarre le squadre avversarie. Occhio però a non essere morsi! Il sistema di sanguinamento è stato studiato davvero ad hoc, una volta feriti da uno zombie l’odore del nostro sangue attirerà orde di zombie affamati, inoltre, dato l’immediato contagio sarà bene andare alla ricerca dell’antitodo per evitare di diventare una delle comparse di The Walking Dead.  Cosi come per i componenti del nostro team, anche i nemici non sono dotati di grande Intelligenza. L’obiettivo degli sviluppatori sembra essere solo quello di metterci in evidente inferiorità numerica e sembrano riuscire nel loro intento. Viene da chiedersi se questa pecca nell’IA è studiata appositamente per rendere più credibili gli zombie, non troppo intelligenti e reattivi, o se è un altro dei dettagli chiaramente trascurato.

“TU IS MEGL CHE UAN…”

Nonostante una campagna single-player sia discretamente ben fatta e di media durata – 4 ore  per sette capitoli – il titolo sembra essere pensato prevalentemente per un’esperienza di gioco co-op, sia offline che online.  Il multiplayer è un comparto che risulta decisamente più ispirato e curato e ci garantisce anche piacevoli sessioni di gioco con i nostri amici.Ai classici round di Death match si alternano modalità multiplyer piuttosto interessanti, come ad esmpio la modalità Biohazard, una sorta di Ruba Bandiera in cui due squadre devono recuperare cinque campioni di virus e portarli (uno per volta) alla base. Interessante, inoltre, è la modalità Heroes che verrà sicuramente apprezzata da tutti i fan di vecchia data poiché permetterà di competere, in sfide quattro contro quattro, nei panni dei più grandi protagonisti dei capitoli storici della seria: Leon S. Kennedy, Jill Valentine, Hunk, Ada Wong e Claire Redfield. Ricapitolando il multiplayer, nettamente migliore della campagna principale anche solo per l’assenza dell’IA, allunga notevolmente le ore di divertimento che Raccoon City può offrirci.  Questa, però, non può essere l’unica speranza di salvezza per un titolo che porta il peso di un nome come Resident Evil.

Il comparto grafico nell’insieme risulta piacevole; personaggi curati in ogni dettaglio con quella sana dose di splatter,che secondo me non guasta mai. Ci ritroveremo zombie che nonostante arti mozzati e sangue zampillante non esiteranno ad attaccarci. Ambientazioni ben curate con piccoli problemi di texture e luci nelle situazioni più buie. Discreto il comparto audio, con un campionamento sonoro delle armi non molto variegato ma ben fatto, da segnalare un buon doppiaggio in Italiano che tanto mancava alla serie.

PER CONCLUDERE…

…la mia difficoltà più grande è stata capire se stavo giocando ad un TPS o ad un survival horror. Che confusione! Se siete pronti a buttarvi in una frenetica avventura videoludica fatta di zombies e altre creature siete i benvenuti. Sebbene, vi ritroverete in una squadra, senza la possibilità di interagire con i vostri compagni dotati di scarsa intelligenza artificiale, alle prese con sparatorie e combattimenti corpo a corpo di facile risoluzione. Se siete fan di Resident Evil sappiate già, che questo titolo ha poco a che vedere con il passato. E’ un prodotto completamente nuovo pensato anche per attrarre le nuove generazioni di giocatori, che porta un’eredità e un nome molto pesante, vi consigliamo di dimenticare gli antichi fasti a cui eravamo abituati e sperare che le cose cambino in Resident Evil 6.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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