Pokémon Scarlatto e Violetto | Recensione (NSW) | Il ritorno ai classici in un disastroso mondo aperto

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Dopo mesi di attesa, teorie, approfondimenti e trailer che ci hanno presentato Pokémon Scarlatto e Violetto in tutte le sue sfaccettature, abbiamo finalmente provato il primo open world dei mostriciattoli tascabili. Game Freak sarà riuscita a creare finalmente un’esperienza Pokémon libera e completa? Scopritelo in questa nostra recensione completa in cui analizzeremo tutti gli aspetti vincenti e i difetti dei nuovi giochi, cercando – nei limiti del possibile – di non spoilerarvi le nuove creature e le sfide che affronterete in questa avventura inedita.

L’illusione della scelta

“Vivi le tue avventure nell’ordine che preferisci”, questo ci è stato ripetuto sin dall’inizio ed effettivamente Pokémon Scarlatto e Violetto lasciano al giocatore una libertà mai vista prima, con la possibilità di fiondarsi subito nelle aree più minacciose di Paldea senza essere interrotti da NPC o cutscene di alcun genere se non per indicarci che nelle vicinanze c’è qualcosa di interessante come un dominante o un covo del Team Star.

C’è però un problema di fondo nel passaggio a questa nuova concezione di mondo aperto nel brand, dato che i livelli del mondo di gioco non scalano con quello del giocatore: si ha dunque la possibilità di andare subito in una città con un Capopalestra fortissimo, salvo poi rendersi conto che è impossibile anche solo pensare di sconfiggerlo coi propri mostriciattoli al livello 20, specie perché il gameplay del gioco non permette a parametri non numerici – come per esempio i riflessi – di entrare all’interno dell’equazione del game design. Oltretutto, anche nel caso in cui si riuscisse, si dovrebbe poi tornare indietro a completare le sfide di livello nettamente inferiore, con la noia che ne conseguirebbe.

Esiste un ordine preciso in cui le sfide dei tre percorsi sono state pensate per essere superate che abbiamo riportato nella nostra guida completa, ma così si perde il concetto stesso di totale libertà che il gioco ha tanto enfatizzato. Certo, abbiamo la possibilità di esplorare e catturare anche Pokémon di livello elevato, ma alla fine l’intera esperienza ne risente, punendoci per non aver seguito il percorso standard.

L’open world però resta una formula vincente per Pokémon e per il futuro del brand che ormai non si potrebbe più distaccare da questa idea aperta e libera di esplorazione.

È possibile raggiungere tutte le città a piedi, ma per l’esplorazione completa dei percorsi sono necessarie tutte le cavalcature di Koraidon/Miraidon

D’altro canto la trama si sviluppa per la prima volta in maniera meno lineare delle solite storie dei giochi Pokémon, unendo tre percorsi narrativi in un’unica avventura con un finale ben definito e molto più maturo rispetto ai precedenti titoli. I temi trattati e la cura riposta nelle cinematiche, che per la prima volta mostrano espressioni del volto più realistiche e complesse, contribuiscono poi a rendere il titolo a tratti emozionante e sicuramente più memorabile. È un peccato che una delle migliori trame dell’era 3D di Pokémon venga portata avanti da una struttura di gameplay un po’ troppo ripetitiva e superficiale.

Il Sentiero Leggendario ci metterà alla prova coi Pokémon Dominanti, creature di dimensioni molto più grandi del solito che una volta sconfitte porteranno avanti la storia di Pepe e delle sue Erbe Mistiche. Queste sfide saranno fondamentali per sbloccare le diverse abilità delle cavalcature Koraidon e Miraidon per sfrecciare attraverso ogni parte di Paldea.

Questi Pokémon sono più potenti, ma nella seconda fase avremo al nostro fianco Pepe a supportarci e spesso l’IA preferirà attaccare lui che noi

Il Viale della Polvere di Stelle altro non è che la storia del “Team Malvagio” di questa regione, un gruppo di bulletti che si ribella alle istituzioni scolastiche, ma lo fa coi suoi ottimi motivi che scoprirete solo sconfiggendo tutti e 5 i capi delle divisioni e i loro cadetti.

Qui viene sfruttata la nuova modalità “manda avanti un Pokémon”, una specie di battaglia automatica che potrete usare anche nell’overworld per farmare strumenti utili alla creazione delle MT – che adesso possono essere craftate presso il Centro Pokémon. Nelle 5 sedi del Team Star dovremo sconfiggere 30 Pokémon con questa modalità, compito abbastanza semplice dati i 10 minuti a disposizione (tempo larghissimo se consideriamo che ne bastano generalmente 2), prima di poter sfidare il Capo in una lotta tradizionale. Quest’ultimo ha dalla sua anche un’esclusiva Starmobile, macchina posseduta dal Pokémon Revavroom, che è più simile a un dominante per potenza e resistenza.

Se i vostri tre Pokémon vanno K.O. durante la sfida, un distributore li curerà senza farvi perdere neanche un secondo…

Infine, il Cammino dei Campioni è la nostra classica esperienza Pokémon, con gli 8 Capipalestra (e la Lega Pokémon) da affrontare, le cui lotte sono però precedute dagli Esami delle Palestre: questi minigiochi, diversi per ogni Palestra, ricalcano le prove del Giro delle Isole di Alola e presentano un livello di difficoltà basso, così come le stesse lotte in Palestra che perdono attrattiva per colpa sia di un’intelligenza artificiale che teracristallizza a prescindere dai Pokémon avversari sia dell’assenza di scaling dei livelli.

Fatta eccezione per i 10 fps e i bug dei Sunflora, la sfida di Los Tazones è stata estremamente semplice, ma molto carina

Approfondiamo la questione nel prossimo paragrafo.

Il fenomeno Teracristal

La nuova meccanica di lotta si presenta visivamente come una cristallizzazione del Pokémon, accompagnata da un bizzarro cappellino che richiama il tipo potenziato.

Il Teracristal permette a ogni Pokémon di incrementare la potenza del proprio tipo primario o di mutare completamente tipo così da modificare le proprie debolezze, senza perdere però le stab originarie. In ambito competitivo si tratta di un’interessante svolta che darà vita a svariati abbinamenti inediti, probabilmente in maniera meno sbilanciata rispetto alla Gigamax che potenziava fin troppo il proprio utilizzatore.

Tuttavia, per il giocatore singolo questa meccanica non porta chissà quale rivoluzione: alcuni Allenatori come i Capipalestra sono scriptati per teracristallizzare il proprio Pokémon finale nel tipo caratterizzante a prescindere dal Pokémon che metteremo in campo, di conseguenza è facile devastare una qualunque Palestra anche con un solo Pokémon superefficace sul quel determinato tipo (aggiungiamo anche che nessun Allenatore del gioco sembra usare cure per ricaricare gli HP dei propri Pokémon).

Ci sono piccole eccezioni, come l’ultimo mostriciattolo di Kissara che teracristallizza sempre nel tipo Elettro, ma almeno ha l’abilità Levitazione che concede l’immunità alle mosse terra superefficaci. Sembra quasi abbiano preferito abbinare il Pokémon al look del Capopalestra più che a una sua reale efficacia all’interno della squadra, ma anche questa può essere una simpatica lezione di Game Freak per farci capire che col giusto teratipo possiamo giocare anche coi nostri Pokémon preferiti.

Il Teracristal è protagonista anche della principale funzione multiplayer del gioco, cioè i Raid Teracristal, accessibili trovando nell’overworld dei grandi cristalli simili alle tane che avevamo in Pokémon Spada e Scudo. In questi particolari eventi, categorizzati per difficoltà con un numero di stelle da una a sette, è possibile affrontare in 4 un Pokémon con un teratipo particolare, diverso dai propri tipi originali: il Pokémon in questione avrà una grande barra della vita, sarà teracristallizzato nel tipo indicato nella scheda di avvio del raid e dovrà essere sconfitto prima dello scadere del tempo. Il livello di strategia necessario è nettamente inferiore a quello dei raid di Pokémon Spada e Scudo dato che qui tutti e 4 i giocatori possono teracristallizzare il proprio mostriciattolo dopo aver scagliato almeno 3 mosse, rendendo questi eventi meno cooperativi di quanto si potesse immaginare. Inoltre, in caso di K.O. il proprio Pokémon viene resuscitato dopo appena 5 secondi (poi 10 e così via con le morti successive) ed è possibile incoraggiare i propri compagni aumentandone le statistiche.

È anche vero che la semplicità e velocità di questi raid snellisce i meccanismi di preparazione per il competitivo, cosa che preoccupava molti giocatori visto che ciascuna specie può potenzialmente avere ognuno dei 18 teratipi disponibili. In soccorso di coloro che stanno cercando un mostriciattolo in particolare giungono i poteri dei panini, l’alimento che caratterizza la regione e che possiamo preparare durante un allegro pic-nic coi nostri Pokémon o acquistare già pronto in una delle tante paninerie dei centri cittadini: questi permettono di ottenere svariati bonus, da una schiusa delle Uova più rapida, a un bonus di cattura, esperienza, ecc.

Tra i tanti è possibile realizzare panini che possono favorire i raid di un certo teratipo o persino incrementare la comparsa di Pokémon cromatici (che qui appaiono nell’overworld con la loro colorazione alternativa, ma senza alcun effetto sonoro o visivo).

Per la prima volta però possiamo anche esplorare il mondo di gioco in tempo reale coi nostri amici. Grazie alla Cerchia è possibile condividere il proprio mondo con un massimo di altri 3 giocatori andando a caccia di creature in compagnia. Certo, non vi è una chat in-game, i segnalini sulla mappa non sono condivisi, gli altri giocatori non si vedono in mini mappa e se uno intraprende una lotta contro un selvatico gli altri non vi possono interagire (cosa che potrebbe causar disguidi tra amici per i Pokémon cromatici o altri spawn rari).

Rimosso il tremendo sistema di sticker di Galar, il multiplayer scorre molto più fluido con un sistema di inviti con codice e richieste rapide di partecipazione a raid, scambi e lotte con gli amici della propria. Inoltre, gli eventi di trama non vengono bloccati in co-op, dunque è possibile anche affrontare Palestre o altre sfide mentre un giocatore scorrazza per la mappa. Nonostante alcuni difetti, almeno sono stati fatti grandi passi avanti sotto questo aspetto.

Un mondo vasto, ma vuoto

L’open world con Pokémon visibili e animati in maniera naturale nel proprio ambiente è una rivoluzione alla quale non si potrà più fare a meno. Dalle terre selvagge di Galar, poi con Leggende Pokémon: Arceus, l’overworld Pokémon ha subito un’evoluzione evidente che ha portato un’esperienza completamente nuova e più realistica per quanto riguarda la cattura dei mostriciattoli.

Pokémon Scarlatto e Violetto riescono nel dare un enorme respiro all’esplorazione che stavolta si sviluppa su aree molto più vaste e ben progettate in altezza: tra dislivelli, laghi e fiumi è interessante scoprire in groppa al proprio leggendario i numerosissimi strumenti, i Gimmighoul nascosti e gli Allenatori (che stavolta non ci interromperanno, ma saremo noi a dover interagire con loro per lottare), sbloccando a poco a poco le cavalcature che aumentano la nostra capacità esplorativa.

Prendetene più che potete, potrebbero servire per scovare un “tesoro”

Purtroppo i grandi percorsi aperti sono privi di punti d’interesse, le torri tanto mostrate nei trailer altro non sono che piattaforme sulle quali salire per trovare ogni tanto un Gimmighoul o una MT e lo stesso vale per qualche rovina generica sparsa per Paldea. Non mancano alcuni segreti, che non sembrano ricevere però una spiegazione completa o una contestualizzazione al momento.

Lo stesso discorso vale per le città che sono vuote e prive di contenuti rilevanti. I negozi sono privi di interni (a eccezione delle paninerie tutte uguali e dei parrucchieri), contenenti solo degli spogli menù e per di più ripetuti anche nella stessa città. Mesapoli sarà anche grande, ma manca di tutti quei dialoghi interessanti con gli NPC, dei negozietti tipici, dei centri commerciali o delle case delle persone da invadere senza permesso.

Se ci chiedessero cosa caratterizza la regione, probabilmente penseremmo solo ai panini realizzabili nel pic-nic, la nuova meccanica di Pokémon Scarlatto e Violetto simile al Pokécampeggio in cui coccolare e nutrire i propri mostriciattoli per ottenere Punti Esperienza, bonus di cattura di determinati tipi o teratipi e persino Uova tramite un sistema di breeding leggermente diverso dal solito.

Un ultimo bagnetto a Sprigatito e poi si va a personalizzare l’apparecchiatura della tavola

Il worldbuilding è affidato principalmente ai libri della biblioteca, alle chiacchiere coi professori in accademia e al cibo della regione che riprende in parte quello della penisola iberica – a parte i gelati alla salsa teriyaki e tanti altri gustosi piatti che però si allontanano tantissimo dalla tradizione locale avvicinandosi più a quella nipponica per qualche strana ragione.

Ci restano però alla fine di tutto enormi quesiti su alcune cose che non sembrano centrare nulla con Paldea e la sua storia che in realtà ci è stata appena accennata: i dialoghi degli NPC sono poveri di informazioni che consentirebbero invece conoscere a fondo la vita a Paldea e la sua cultura a metà tra Spagna, Portogallo, Sud America e… Cina? Solo delle ricerche esterne ci permettono di contestualizzare alcuni aspetti del gioco altrimenti davvero inspiegabili, ma il tutto avrà più senso nelle nostre rubriche future sull’argomento.

Anche a Paldea a quanto pare si mangiano i Pokémon

A scuola di Pokémon

Per quanto i giocatori veterani potrebbero non trovare interesse nel tornare sui banchi di scuola, le accademie di Pokémon Scarlatto e Violetto sono il miglior modo per approcciarsi alla serie e in particolare alle lotte, grazie alle lezioni che è possibile frequentare liberamente durante la propria avventura. Gli insegnanti infatti danno utili consigli spiegando finalmente in maniera chiara alcuni aspetti che non vengono altrimenti mai trattati in Pokémon, come la stab, le statistiche e il cromamuleto. Un nuovo giocatore potrebbe passare ore solo all’interno dell’accademia per scoprire tutti i segreti che il gioco ha lasciato nascosti per anni.

La differenza tra mosse fisiche e speciali finalmente spiegata in chiaro dal gioco stesso

Non essendo obbligatorie per alcun finale, le lezioni sono un extra apprezzabile, nonché un ottimo elemento di contesto che rende coerente l’ambientazione di gioco dato che Paldea si basa proprio sulla formazione degli Allenatori della regione. Considerato che gli interni di gioco sono praticamente inesistenti, è un piacere passare un po’ di tempo all’interno della scuola, in particolare nella ricca biblioteca che ci apre sin dall’inizio del gioco uno squarcio molto ampio sulla lore di questa nuova generazione – esploratela bene, mi raccomando!

Forse dispiace solo che tutta la trama venga relegata principalmente alla biblioteca e alle fasi finali di gioco, lasciando un po’ spogli di avvenimenti i tre percorsi che ci hanno dato l’impressione di essere una serie di sfide povere di informazioni sui nostri compagni di viaggio Pepe, Nemi e Penny, salvo intermezzare la propria avventura con delle visite volontarie all’Accademia dove è possibile interagire e familiarizzare coi professori, scoprendo di più almeno sul loro conto. Il tutto si sistema nella conclusione che, come detto prima, mostra aspetti più maturi e un degno epilogo per questo mediocre titolo.

Un disastro tecnico

Arriviamo alla parte che tutti stavano aspettando.

Se Leggende Pokémon: Arceus non vi è piaciuto per via della sua “grafica di bassa qualità” aspettate di dare un’occhiata al disastro tecnico che Pokémon Scarlatto e Violetto sono.

Modelli che si compenetrano, cali di frame, telecamera impazzita che vede all’interno di palazzi e colline, bug, ombre che scattano, pop in degli elementi anche a distanza ravvicinata, insomma, un vero caos che a quanto pare deriva proprio da una programmazione scadente del gioco.

Almeno i modelli dei Pokémon risultano migliorati, più rotondeggianti e dalle texture ben definite rispetto ai titoli precedenti. Inoltre, nelle grotte sembra essere stato risolto quasi del tutto il fastidioso problema di aliasing che lasciava un bordino bianco intorno a tutti gli elementi.

Oltre agli orrori del sottosuolo, il gioco ci ha sorpresi con dei crash inaspettati

L’esperienza di gioco Pokémon si regge in piedi sulla sua solida struttura di cattura e avvincenti lotte, ma è palese che questo titolo avrebbe avuto bisogno di un altro anno di sviluppo per essere completo e fluido.

La colonna sonora (alla quale ha partecipato anche il talentuoso Toby Fox) come sempre risolleva dal baratro il titolo: le melodie spagnoleggianti, le influenze mediterranee miste a suoni elettronici e le musiche dinamiche che gradevolmente mutano per trasmettere le giuste emozioni in un titolo completamente privo di doppiaggio rendono il gioco più piacevole da sentire anche nell’animo.

Conclusioni

Ci vuole tempo.

La storia che Pokémon Scarlatto e Violetto vogliono raccontare lascia chiaramente aperte le porte ad almeno un DLC in arrivo, ma viste le condizioni dell’opera i fan saranno disposti a investire altro denaro in questa generazione? Certo, potrebbero essere rilasciati degli aggiornamenti gratuiti invece che a pagamento, ma sappiamo bene che non andrà così, anche se alla fine sarebbe l’unico modo per Game Freak di redimersi per aver rilasciato al suo affezionato pubblico un gioco in condizioni tecnicamente pietose e visibilmente depauperato dell’esplorazione delle città tipica di Pokémon da generazioni.

Se il gameplay classico di Pokémon è la vostra passione di certo vi divertirete anche a Paldea, respirando la nuova libertà data da una mappa così grande e aperta, ma non si può giustificare il prezzo pieno di 60€ per un titolo incompleto e così raffazzonato. Una patch correttiva dei difetti tecnici e dei DLC stavolta ricchi di contenuti e leggende su questa inedita regione potrebbero migliorare il destino della nona generazione.

Contro

I livelli degli avversari non scalano col giocatore
Il mondo di gioco manca di personalità e punti d’interesse
Difetti grafici e di prestazioni evidenti
Scarsa varietà di gameplay e difficoltà nonostante i tre percorsi