Twin Mirror – Recensione (PS4)

Dontnod non lesina certo su temi controversi e argomenti spinosi poco o vagamente trattati da altri dev, ma l’azienda francese è spesso vista come una narratrice di storie giovanili, i cui protagonisti sono ragazzi e ragazze che cercano il loro posto nel mondo.

Con Twin Mirror, invece, i toni cupi si acuiscono, gli argomenti rimangono sensibili, tuttavia la percezione che se ne ha è di un titolo maggiormente maturo proprio perché non finalizzato a scoprire le pieghe dell’animo dei più giovani.

Twin Mirror è un thriller psicologico che basa l’esperienza sul confronto con se stessi e la propria mente, prima che con tutti gli altri, con vecchie e nuove meccaniche di gameplay.

Un ritorno doloroso

Basswood, un “buco di città” nel West Virginia, è qui che ritorna dopo due anni di esilio Sam Higgs, giornalista che non si è lasciato molto bene con la popolazione della piccola cittadina. Un suo articolo (di cui non vi sveliamo nulla trattandosi di trama) ha acceso gli animi, costringendolo a lasciare tutto e tutti, deludendo però le persone che più gli volevano bene.

Tra queste c’è Nick, suo migliore amico e collega al Basswood Jungle, il giornale locale. E proprio per lui Sam torna in quella città che sperava di non rivedere più, perché Nick è morto e quel giorno si terrà un funerale e una veglia in suo onore. Sam non è mai stato un tipo socievole, è quello che molti definirebbero un tipo strano, poco incline agli abbracci e alle effusioni, sempre con la testa fra le nuvole.

Ma non può mancare al funerale del suo migliore amico, anche se questo significherà incontrare persone che si sentono deluse e altre che lo odiano. Nick è morto in un incidente stradale dalle dinamiche poco chiare, considerando che la vittima era famosa per essere precisa, zelante al limite del maniacale. Della stessa opinione è Joan, la figlia di Nick, che confessa a Sam di non essere del tutto convinta della spiegazione del referto ufficiale. Secondo lei, Nick è stato ucciso.

A Sam non resta che indagare pur avendo poco in mano e troppo da perdere e ricordare. Ben presto, il giornalista capirà che la faccenda è più grossa di quanto immaginasse, che la morte di Nick non è l’unico mistero da svelare.

Un palazzo di ricordi

Come spesso accade nei giochi Dontnod, gameplay e narrativa si intrecciano rendendo impossibile parlare dell’uno senza fare accenni all’altra. La parte ludica di Twin Mirror si divide in più parti, ma tutte queste sono accomunate dal loro essere indissolubilmente unite al comparto narrativo, dunque ai personaggi e al mondo di gioco.

La prima dinamica di cui vogliamo parlare è quella più basilare, ma comunque molto importante ai fini del sistema di gioco: l’interazione con gli altri personaggi. Sam ha bisogno di scavare a fondo nella vita di Nick e degli altri abitanti di Basswood, pertanto deve fare domande a volte anche scomode, capire la psicologia del suo interlocutore.

L’esigua popolazione della cittadina è composta da persone che, chi più chi meno, si conoscono tra di loro, conoscono bene anche Sam e non sempre avranno una voglia matta di rivangare o di dare una mano a chi ha abbandonato la comunità. Per questo è necessario scegliere con cura le opzioni che appaiono su schermo, pesare le parole per non infastidire chi abbiamo di fronte. In Twin Mirror bisogna capire quale sia il momento giusto per dire ciò che pensiamo per riuscire ad ottenere le risposte che vogliamo.

Una scheda del menu ci mostra anche il carattere, il vissuto e alcuni dettagli di ogni singolo personaggio, con tanto di “memento” da sbloccare, cioè ricordi riconducibili a esso. Ad aiutarci a capire come usare la nostra favella, c’è Lui, una sorta di doppio, un personaggio che vede solo Sam (e il giocatore), diciamo la sua coscienza, una sorta di Zack, l’alter-ego mentale di Francis York Morgan in Deadly Premonition. È diverso dal suo “coinquilino”, più razionale, pragmatico, ma a volte sa essere pedante. Potremo decidere se ascoltare i suoi consigli o fare di testa nostra.

Una struttura, dunque, abbastanza approfondita che purtroppo non ha sempre valore, soprattutto a lungo termine. Molti dialoghi, infatti, non si dimostreranno poi così fondamentali per il prosieguo della storia e per il finale, andando a far perdere peso specifico alla loro importanza ai fini dell’intreccio.

L’atmosfera generale è di sicuro impatto, con chiare ispirazioni a un modello di riferimento assoluto per questo tipo di prodotti: I segreti di Twin Peaks. Il clima che si respira è meno surreale, maggiormente con i piedi per terra, ma dimostra l’intenzione del team di voler offrire un’esperienza più cupa e matura. In qualche sequenza dobbiamo dire che abbiamo percepito le stesse vibes avvertite in Alan Wake, ma senza che Twin Mirror raggiungesse quelle vette.

La seconda dinamica che si presenterà più e più volte è quella dell’investigazione nel mondo reale. Sam è un giornalista, analizza i fatti, ha bisogno di prove, così saremo chiamati in più situazioni a cercare indizi o a sbrogliare una situazione difficile facendo affidamento al nostro spirito d’osservazione. Queste scene non presentano variazioni sul tema rispetto a quelle viste in altri giochi del genere e non mettono mai in vera difficoltà il giocatore che, esplorando con un minimo di attenzione, sarà in grado di trovare tutti gli indizi senza dannarsi più di tanto.

Gli enigmi non sono tantissimi e non si discostano molto dal dover trovare una combinazione tra appunti e disegni sparsi nello scenario.

Il vero fulcro dell’esperienza realizzata da Dontnod è però il palazzo della memoria. Sam si estrania quando ricorda, quando riflette, quando non vuole dare retta al mondo, ma solo a se stesso. In questi momenti, entra nel palazzo della memoria, un luogo che lui conosce molto bene, meglio del mondo reale. È in questo luogo che avvengono le vere indagini che avvicinano Sam alla verità. Il compito del giocatore è ricostruire i fatti scegliendo le deduzioni giuste e mettendo de parte quelle errate. Per farlo, bisogna avvicinarsi a una zona interattiva che rappresenta un evento, rispondere alla domanda in base alle prove e alle conoscenze che abbiamo di quel dato evento e una volta messi insieme i tasselli del puzzle, far partire la ricostruzione che pensiamo sia giusta.

Questa meccanica è il punto forte di Twin Mirror, un modo egregio per rappresentare le differenze che intercorrono tra il modo di pensare di Sam all’interno della sua testa e il suo modo di agire nel mondo reale. Qui davvero narrativa e gameplay si fondono in modo impeccabile, ma dobbiamo purtroppo rimarcare un fatto che, vi anticipiamo, ha grosse ripercussioni sul voto finale: nel palazzo della memoria non è possibile sbagliare!

Quando questa dinamica di gioco fu presentata, molti pensarono alla possibilità di poter fare deduzioni inesatte in modo da far avanzare la storia con modalità diverse. Non è così, nel palazzo della memoria la soluzione è sempre e solo una e non si può mancare perché incrociando deduzioni tra di loro contraddittorie, il gioco lo segnalerà mostrando l’inesattezza della ricostruzione e ci obbligherà a dare sempre la risposta giusta per far andare avanti il gioco.

È un peccato perché un sistema a bivi più vicino a quello di Heavy Rain o Detroit: Become Human ci avrebbe fatto ritenere il palazzo della memoria una delle meccaniche investigative più interessanti di sempre.

La sensazione in fin dei conti è che Dontnod abbia voluto mettere in primo piano la rappresentazione psicologica del personaggio Sam Higgs, puntando meno sulle indagini vere e proprie, come se quest’ultime fossero in realtà uno stratagemma narrativo per convincere il giocare a prestare attenzione alle sezioni “oniriche” con Sam, alcune di esse un po’ filler, cioè riempitivi inseriti per portare la longevità del titolo a un livello accettabile (l’avventura si termina in 5/6 ore). Impressione amplificata anche dal finale un po’ frettoloso che arriva proprio quando la storia stava raggiungendo l’apice dell’interesse.

Aspetti tecnici di Twin Mirror

Dal punto di vista grafico, si nota nettamente il miglioramento rispetto a Life is Strange e a Tell Me Why, con una palette dei colori meno accesa, un livello di dettaglio un po’ più alto e una resa generale più realistica. Nonostante ciò, non possiamo negare che il motore grafico tuttora sappia di vecchio. A testimoniarlo ci sono le espressioni facciali dei personaggi, non sempre in linea con la qualità che un thriller dovrebbe avere da questo punto di vista.

Il doppiaggio inglese (ci sono i sottotitoli in italiano) è di buonissima fattura, mentre segnaliamo caricamenti (su PS4 standard) lunghi anche decine di secondi quando si entra/esce da un locale.

Commento finale

Twin Mirror è un buon titolo, è una bella esperienza nella mente del protagonista, è un thriller di buon livello, porta con sé tante cose fatte con dedizione, tra cui spicca il palazzo della memoria, una meccanica interessante e ben sviluppata, ma con un neo che proprio non riusciamo a non guardare, cioè l’impossibilità di sbagliare, negandoci così la gioia di vedere bivi narrativi à la Quantic Dream scaturiti dai nostri errori. Imperfezioni qua e là non conducono Twin Mirror sulla strada dell’eccellenza, ma il gioco Dontnod rimane un prodotto godibile e consigliato a chi vuole un thriller psicologico piacevole da affrontare.

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