ScourgeBringer | Recensione (Nintendo Switch)

Attacca, attacca, attacca, scatta, attacco pesante, scatto, salto a muro, doppio salto, attacco pesante, attacco a distanza, attacco pesante, scatto, doppio salto, doppio salto.
Muoio.

Ricomincio: cambio stanza, attacca, attacca, attacca, salto, scatto, salto a muro, scatto, scatto, rimbalzo i proiettili avversari, attacco a distanza finché non mi finisco i proiettili, scatto, muoio.

Utilizzando le risorse accumulate nelle ultime due run sblocco qualche punto salute in più, un moltiplicatore che mi permette di accumulare più valuta ed una nuova abilità che mi permette di schiantarmi a terra con più forza.
Ricomincio la mia tredicesima partita a ScourgeBringer nel giro di mezz’ora.

Di morte in morte.

ScourgeBringer

Flying Oak Games ci si era messa d’impegno, dopo Neurovoider, nella realizzazione di un nuovo videogioco. Nonostante il coronavirus di mezzo, alla fine, ScourgeBringer ha travalicato i confini del pc ed è approdata in una forma semi-definitiva anche su Nintendo Switch, console perfetta per fruire del gameplay indiavolato del titolo.

Partiamo dalla cosa che per prima si incontra ma che, nell’equazione finale, assume la minore importanza: la narrativa.

ScourgeBringer è ambientato in un mondo portato all’apocalisse da un evento molto specifico: la comparsa di un monolite alieno all’interno del cielo. Quest’ultimo, portatore di distruzione, ha completamente cambiato il pianeta per come gli abitanti lo conoscevano. A provare a rivoltare la situazione troveremo la protagonista Khyra, spadaccina prediletta di un clan che si recherà all’interno dell’enorme struttura con l’intento di scoprire i misteri che essa protegge, riuscendo dove innumerevoli altri hanno fallito.

ScourgeBringer

Nel corso della sua esplorazione Khyra si troverà ad interfacciarsi con superstiti delle recedenti spedizioni umane, con mercanti sanguigni, con artefatti misteriosi e con una pletora di creature diverse, tutte caratterizzate da un pacifismo tutt’altro che presente. Di mostro in mostro la nostra povera protagonista si ritroverà più e più volte a perire a causa dell’ostilità palese dell’ambiente, finendo sempre in piedi in un ciclo infinito di miglioramento personale grazie al pagamento di pegni a base di emoglobina.

ScourgeBringer parte da qui: in un ciclo infinito di nascite e rinascite troviamo le meccaniche del roguelite. Di morte in morte come giocatori avremo la possibilità di potenziare in modo definitivo la nostra protagonista attraverso uno skill tree.
Le risorse necessarie per ottenere tali potenziamenti saranno legate all’abbattimento di boss e mini boss, sparsi all’interno delle stanze procedurali in cui si divide il titolo.

Scourgebringer presenta mappe casuali con stanze di differenti tipologie: stanze vuote, stanze con avversari, negozi che chiedono una determinata risorsa, negozi che ne chiedono un’altra, misteriosi altari per potenziamenti e così via. Tutto quello che c’è scritto sul libro del buon roguelite è stato appuntato e mescolato dagli sviluppatori per creare questo titolo.

Velocità.

ScourgeBringer

Come sviluppa il suo gameplay il nostro Scourgebringer?
Il titolo è un action game ipercinetico. La nostra eroina ha dalla sua uno scatto aereo, un doppio salto, un’arma a distanza (modificabile ottenendo potenziamenti durante il corso della nostra partita) ed una spada, quest’ultima capace di un attacco leggero e di uno pesante. Il bello è che questo numero limitato di strumenti permetterà al giocatore di mescolare le carte continuamente grazie ad una impressionante fluidità nell’azione.

In ScourgeBringer è possibile eseguire scatti per volare da una parte all’altra della mappa di gioco, saltare interi nemici per occuparsene con le armi a distanza mentre si maciulla un avversario e fare mille altre cose, tutte senza cooldown lunghi o senza stop. È possibile usare l’attacco pesante per rimbalzare i colpi avversari o anche solo per deviarli, mentre con gli scatti sarà possibile anche evitare le superfici pericolose con grande agilità. La conformazione delle stanze riprende in modo zuccheroso gli stilemi di certi platform mentre la varietà dei nemici e dei loro comportamenti ci costringerà a stare perennemente sull’attenti, stando attenti ai punti esclamativi che segnalano la preparazione di un attacco.

ScourgeBringer

Il titolo possiede diversi mondi di gioco, accessibili in modo progressivo dopo aver eliminato il boss di ogni piano dopo aver pianto la corrispondente valle di lacrime. Nonostante qualche asset riciclato ed un level design che poteva osare di più, specie nelle dimensioni dei livelli, ScourgeBringer mette sempre il giusto quantitativo di pepe all’interno del suo contenuto grazie ad un livello di sfida altino ma sempre invitante, complice anche la totale velocità dell’azione. I più attenti ai numeri saranno felice di sapere che, ad ogni morte, corrisponderà una schermata riassuntiva in cui saranno mostrato i colpi assestati, le ferite subite, i punteggi, i bonus, il nemico che ci ha strappato il respiro e così via; tutto ciò confluirà poi all’interno di un enciclopedia che funge da vademecum per chiunque voglia approfondire il mondo di gioco nella sua complessità.

Cosa vuol dire alieno?

ScourgeBringer

Passiamo all’ultimo parametro: com’è ScourgeBringer agli occhi di chi gioca?
Il titolo su Nintendo Switch è di una fluidità titanica, complice anche il semplice stile grafico scelto ed il nullo numero di poligoni a schermo. I ragazzi di Flying Oak si sono impegnati per mettere insieme insieme un comparto artistico fatto da colori contrastanti, con forti chiariscuri ed un mood generale impostato sulla fantascienza moderna.

Le location che il monolito genererà per noi soffrono un po’ dalla carenza di asset, con molti riutilizzi quà e la ma danno comunque una bella impressione, finendo per essere lo sfondo perfetto per tutti i movimenti del caso che dovremo fare per ripulire i nemici da schermo. Più interessante la colonna sonora, con Joonas Turner (Già sentito in Downwell, Broforce e Nuclear Throne) a suonare i chip della propria mobo con potenza spaccatutto.

ScourgeBringer è un gioco “difficile”, vogliamo sottolinearlo.
Il titolo di Flying Oak non perdona e richiede al giocatore riflessi sopraffini, mischiandoli anche ad una certa capacità mnemonica. Per poterne godere a pieno c’è bisogno di non perdersi troppo d’animo.

Scourgebringer è un roguelite incredibile cinetico e dinamico, figlio di ispirazioni che provengono dal mondo indipendente, dotato di un’estetica potente e di una colonna sonora agile al punto giusto, tra chitarroni sintetici e bei sentimenti. Le atmosfere del titolo rimangono attaccate al giocatore come miele mentre le dita si prodigano in acrobazie nel tentativo di evitare il mostruoso quantitativo di avversari a schermo. Un gioco delizioso, non per tutti, ma sicuramente delizioso.

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